giovedì 29 novembre 2012

La leggenda del vento. Ancora la Torre Nera.

 
No, ma si. Cioè: no, non c'era bisogno di un'ottavo volume di quella che è e rimane una delle saghe più belle della storia del tutto-mondo (se non la capite affari vostri..), ma dopo aver letto il libro posso dire che si, il libro mi è piaciuto e ha il suo perchè. Quindi diciamo che riesce a far contenti sia Stephen King (che incassa l'ennesimo buggiolione di dollari)...
 
                                         
e te lo immagini sempre così...
 
.....sia i fanatici della serie che si trovano in mano un buon libro che va ad infilarsi saggiamente nella matassa della saga composta da altri 7 libri e mezzo milione di albi diseganti da dio. E per dio intendo dio



E si diceva del libro.

Il libro va ad inserirsi tra "La sfera del buio" (il mio preferito) e "I lupi del Calla" (che ti piaceva per le atmosfere prese dal più classico dei film di Leone). E il bello è che ci si infila senza alcuna forzatura.

Ma di che si parla?
Di come il ka-tet resti bloccato a causa di una tempesta talemente violenta da  non poter essere affrontata senza morire (sempre ricordado che il mondo del pistolero è un incubo spaventoso). E qui Roland racconta di un tempo in cui, nelle medisime condizione narrò una storia ad un bambino per fargli passare il tempo incastrandola dentro un'altra avventura da lui realmente vissuta.
La prima storia riguarda la giovinezza di Roland (al pari de "La sfera del buio", delle serie a fumetti e del racconto "Le piccole sorelle di Eluria") e prende il nome dal suo protagonista: lo Skin-Man. La seconda è la fiaba narrata nel mezzo e che da il nome al libro: La leggenda del vento.
Per i dettagli e per sapere cosa sia uno Skin-Man leggetevi il libro....e vabbè: lo Skin-Man è un metamorfo, ossia un umano che può assumere qualunque forma animale.


Della prima hai poco da dire. Funge da espediente per narrare la seconda. Non che sia male. Ma capisci subito che ha un ruolo secondario e infatti alla fine si conclude in fretta e furia e non ti lascia dentro grandi emozioni, se non il piacere di ritrovare alcuni personaggi.
La seconda è una fiaba classica che lascia il segno. Specie per quel crescendo e per un finale perfetto.
Nel complesso le due trame si incastrano con i tempi ed i modi giusti e la lettura è sempre di qualità. E danno un qualcosa in più ad una saga che pensavi fosse già completa, ma che a quanto pare lascia spazio per nuove improvvisate di qualità (e la cosa mi piace!).

Tutte belle cose che con i libri di Stephen King non succedeva da un pezzo (credo dai tempi di Cell...).

Insomma. Leggetelo e godetevelo che merita.