martedì 22 gennaio 2013

Cloud Atlas. Un film che fatichi a valutare.


Con un ritardo colossale (a cui sta seguendo medesimo ritardo per Django...) ti sei piazzato in un cinema a vederti tre ore di film che a dire il vero non ti era ben chiaro cosa fosse in concreto.
E alla fine non sai neppure dire se sia un bellissimo film o una delusione (1). E adesso vi spiego perché.


Prima opinione: quella dell'entusiasta
Il soggetto in questione dice che è un bellissimo film. Le sei storie prese singolarmente funzionano e affascinano. Rimembranze di Moby Dick (1849); sapiente e perfetto uso del mezzo del romanzo epistolare in un racconto in cui dominano le emozioni dell'amore e dell'odio (1936); una piacevole storia di giornalismo investigativo e di spionaggio industriale (1973); comicità pura e molto ben riuscita (2012); fascinazioni futuristiche e l'incubo di una utopia nazista ed eugenista (2144); e la più classica delle storie post-apocalittiche con elementi da Terra Morente (106 anni dopo la caduta).
Tanta roba, tutta ben realizzata e tutta molto interessante. Talmente interessante che le 3 ore alla fine scorrono via veloci e nel completo coinvolgimento dello spettatore. E poi certe soluzione visive sono clamorose e le prestazioni di alcuni attori sono da ricordare (Hugo Weawing ad esempio...).

Seconda opinione: quella molto meno entusiasta
Si un bel film con sei belle storie. Ma in che modo, di grazia, si intrecciano? Alcuni legami sono evidenti ma superflui (1849 e 1936), altri sono pure evidenti, ma non lasciano il segno (1936 e 1973) o ancora sono semplicemente pretestuosi (2012 e 2144) e alla fine solo uno (2144 e 106 anni dopo la Caduta) è davvero logico e funzionale alla trama. Per il resto si tratta di meri pretesti, quando non di pura presunzione, per narrare storie tra loro molto differenti. Storie che di fatto non riescono a non dare l'impressione di essere lontanissime tra loro. 
Non è chiarissimo neppure il messaggio di fondo. Si vuole dimostrare la connessione tra vite passate, presenti e future. E come detto non ci si riesce appieno. Velatamente c'è anche il concetto della memorie che  resta immutata di vita in vita a livello inconscio. E questa parte riesce appena abbozzata. Ma in generale hai trovato pesante il continuo tentativo, a suon di monologhi, di convincerti che ogni vita è relazionata alle altre. Si, ok, bravi, ma non siete riusciti a dimostrarlo.... 

Una via di mezzo: la tua opinione
In medio stat virtus. Quindi cerchiamo di essere razionali.
In se e per se è anche un bel film. Non riesce ad intrecciare davvero sei belle storie e alla fine, pur coinvolgendo lo spettatore da l'idea di essere paradossalmente troppo breve per poter arrivare la dove si voleva all'inizio. Forse se fosse stata una miniserie televisiva staremo parlando di una perla. Perchè alla fine il problema è solo questo: che nel tentativo (riuscito) di raccontare tante belle vicende ci si è dimenticati di raccontarne una sola che le raccogliesse tutte. 
Quindi: non puoi dire che non sia un bel film. Ci sono troppe buone idee, troppo impegno e troppe trovate di alto livello per negarne i meriti. Ma non puoi neanche dire che sia un film bellissimo. Ci sono troppe cose lasciate li a metà e troppa confusione di fondo per passarci sopra. 




(1) i botteghini invece ci dicono che è un flop pazzesco. A fronte di 100 milioni circa spesi per la produzione ne sono entrati solo 71 (in Italia al 20 gennaio eravamo fermi a 2,8 milioni....). Per darvi un'idea Django solo in Italia ha incassato 3.5 milioni in due giorni e Jack Reacher, uscito circa gli stessi giorni è a 3.2 milioni...