giovedì 10 ottobre 2013

Gravity - La recensione. Quel complesso che non hai più!


Osannato dalla critica, devastante ai botteghini (61 milioni sono negli Usa dopo 3 giorni) Gravity è un film che meriterebbe un discorso lunghissimo. Che tu non farai sopratutto per una mancanza di mezzi culturali e quindi parlerai da semplice spettatore.

Uno e uno solo
Gravity è un film unico, con un solo genitore lontano nel tempo, quasi un creatore divino, da cui prende ispirazione negli aspetti esteriori ma difendendo l'assoluta originalità della propria anima.
Un film che quasi non ha storia (due astronauti alla deriva nello spazio che devono riconquistare la terra...e fine) eppure un film che per una appassionato di fantascienza (o di pura e semplice scienza astronomica vista la concretezza della pellicola) risulta indimenticabile e di bellezza tale da provocare una crisi epilettica di fronte ad alcune sequenze visivamente inarrivabili per il cinema fracassone e spesso vuoto di oggi.




Io c'ero, lassù, nel vuoto.... 
Nel 1968 usciva nelle sale di tutto il mondo "2001: Odissea nello spazio", il più grande film di fantascienza della storia, uno dei più grandi capolavori della storia del cinema e il frutto di due menti superiori (Kubrick e Clarke). Nel 1986 nascevi tu che hai sempre provato un'invidia profonda per quella generazione fortunata che era stata portata nell'immensità del cosmo ad osservare la Terra e le stelle da prospettive uniche, che aveva provato un'emozione a metà tra il fascino e la paura. 
Ecco. Da ieri non soffri più tale complesso. Perché Alfonso Cuaròn ti ha regalato l'opportunità di fare quel viaggio che avevi sempre sognato. 


Ho visto cose... 
Hai visto l'aurora sorgere dal buio profondo dell'immensità cosmica, hai visto lo splendore dell'aurora boreale come mai avevi sognato di poter fare, hai provato il profondo senso di inquietudine del vuoto e la meraviglia che quella grande palla blu ti lascia dentro. Sei stato lassù e hai visto. E questo non te lo toglierà mai nessuno. 


Nel mezzo suona una canzone 
Nel mezzo della meraviglia che ti prende al cuore c'è il resto. Un'odissea, una metafora della vita, la maturazione (c'è spazio perfino per quello!) di un personaggio e una lezione di vita profondamente valida, senza moralismi e per questo ancora più bella. Non c'è una sola sequenza, una sola immagine, che non diventi azione e che non sia del tutto fondamentale per lo sviluppo della trama e che non trasmetta qualcosa allo spettatore. 
In effetti è vero: quasi non c'è storia, ma solo perchè ci sono tante cose migliori tra le quali un'anima.

Un film che potete amare oppure odiare (a ognuno il suo). Ma un film unico, che supera i limiti del mezzo tecnico con cui è stato realizzato. 





P.S.: E si, con questa pellicola si perdonano a Sandra Bullock le tante stronzate a cui ha preso parte in passato...