venerdì 27 settembre 2013

Long Wei #4 - L'inferno


Quarto capitolo, incorniciato da una cover oggettivamente bellissima, della miniserie che ti ha risolto i dubbi su quale sia stata la miglior sorpresa del 2013, ma stavolta con un leggero intoppo nella trama. Piccoli incidenti di percorso, frutto della sempre apprezzabilissima abbondanza di idee e che non vanno in alcun modo a modificare il tuo parere entusiasta sulla serie nel suo complesso. Ma spieghiamoci meglio. 

Buona la prima (parte) 
C'è che per tutta la prima parte (diciamo fino alla liberazione dallo scantinato) la storia funziona alla grande. Ottimo lo spunto da cui si dipana la trama, eccellente (come sempre) il ritmo e molto piacevoli alcune trovare narrative, quali la figura del giornalista d'inchiesta, l'introduzione del punto di vista del serial killer e ad effetto un paio di trovate da film horror (ma senza alcun eccesso). A questo va aggiunto che la coppia formata dal protagonista e Vincenzo funziona sempre molto bene, specie quando a prendere l'iniziativa è quest'ultimo. A tal proposito ci tengo a sottolineare l'abilità degli autori nel raccontare quella che è una storia di indagine senza ricorrere ai classici luoghi comuni (o meglio mescolandoli in modo originale) del genere. 
E questa è la prima ottima parte. 
Poi arriva la seconda. Che di per se non è male, ma fa un po' a cazzotti con quanto letto fino a quel punto. Paradossalmente infatti quello che stona in un racconto, che fino a quel punto era stato dominato dalle atmosfere cupe con quel pizzico di mistero che rendeva tutto più appetibile, è ciò che finora aveva rappresentato il punto di forza della serie, ossia l'azione sfrenata. 
Perchè se è vero che lo scontro finale ha il suo senso lo stesso forse non si può dire per quello avvenuto immediatamente dopo la fuga dei "nostri" dalla loro prigionia. In sostanza tutta questa azione frenetica finisce per togliere spazio al cattivo di giornata che alla fine risulta stereotipato e privo di spessore, quasi una macchietta. Chiaro che su questa serie ti aspetti molta azione, ma stavolta forse ne bastava un po' meno, anche se magari la stessa risulta divertente. 


Disegni 
Quello di Francesco Mortarino è un lavoro che può piacere o meno, ma certo non può essere tacciato di banalità. Intendete il tutto come un complimento. Personaggi iper-espressivi, talvolta quasi caricaturali e ipertrofici, tagli d'immagine presi dal cinema d'azione duro e puro, scene d'azione cariche d'adrenalina e spesso spiazzanti e il continuo gioco al limite con le proporzioni. In verità, per dire, ci piace.  

Insomma
Buona la prima parte. Presa separatamente è buona anche la seconda, solo che poi non si sposano tra loro come dovrebbero. Una lettura ugualmente piacevole.