mercoledì 11 settembre 2013

Dragonero #1-4 - Il sangue del drago. Recensione della prima saga di Dragonero


E allora eccoci qua dopo ben quattro mesi a parlare della prima saga completa della nuova serie regolare della Bonelli (a cui si rinnovano tutti i migliori auguri, ovviamente!).
Una recensione difficile perchè si parte dal presupposto che questa avventura di Ian Aranill sia la prima, ma in verità al tempo stesso che non lo sia. E quindi scriverai una recensione in entrambi i sensi, tanto per essere preciso. 

Per chi non ha letto il romanzo a fumetti del 2007
"Il sangue del drago" (chiamiamo così questa prima saga) è una discreta prima storia che riesce nello scopo di introdurre il lettore in un mondo completamente nuovo di cui si può già percepire la profondità e una certa coerenza di fondo (a livello di culture e di geografia) e fornisce tutta una serie di spunti che sarà poi interessante andare a scoprire in futuro (come ad esempio l'ambiguo utilizzo della tecnologia tecnocrate).
Certo va detto che per ora i personaggi rimangono solo abbozzati e così di Ian veniamo solo a sapere che dispone di complessi poteri che ancora non capisce a fondo, di Sera ci viene detto che è la classica elfa dei boschi e Gmor è il classico armadio dal cuore gentile (che ricorda un altro personaggio di Vietti, ossia Branko). Senza particolari spunti possiamo dire che per ora i protagonisti rimangono all'interno dei classici binari del genere senza particolari spinte innovative. 



Per chi aveva letto il romanzo a fumetti del 2007 
"Il sangue del drago" porta il lettore a scoprire altri luoghi remoti dell'Impero (e al di fuori dello stesso) e sposta l'attenzione su altri aspetti del mondo di Dragonero che per ovvie ragioni non apparivano nella saga di 6 anni fa (ammazza come passa il tempo!) ampliando di parecchio lo scenario d'azione e in certo senso andando a completare la "presentazione" dell'ambientazione. 
Una discreto secondo episodio che manca però del respiro epico di "Dragonero" (il romanzo appunto) e che di fatto nulla aggiunge alla caratterizzazione dei personaggi. Ian rimane grosso modo quello di prima e la curiosità covata negli anni per i suoi nuovi poteri è di fatto frustrata e le risposte sono da attendere a data da destinarsi (e certo gli autori non potevano giocarsi tutte le loro carte alla prima avventura, vi pare?), mentre i comprimari rimangono abbozzati e non aggiungono molto alla storia. 


In sostanza. I motivi del no...... 
Al di la del difficile lavoro portato avanti da Vietti ed Enoch va osservato che la storia, generalmente gradevole e spesso anche divertente grazie alle numerose scene d'azione presenti in ogni albo, è minata da alcuni elementi che stonano particolarmente. 
1) Non è ad esempio chiaro dove si voglia arrivare con tutta la storia della rivalità tra Ian e Khail (che di fatto non produce effetti e sembra non avere strascichi);
2) Sembra decisamente troppo insistito il discorso sulla tecnologia tecnocrate che viene ripetuto più volte in ogni albo con dialoghi ridondanti;
3) Le caratterizzazioni di Atrea e di Xara sono piuttosto incoerenti. Passi la "possessione" dell' elfa, che però viene infilata nella storia in modo piuttosto confuso e senza alcun approfondimento, ma Xara, inizialmente presentata come un'arrivista avida di potere, alla fine risulta mossa da ragioni incomprensibili che non sembrano supportate neppure dalla pazzia. 
4) L'albo finale sembra essere stato chiuso anzitempo, privando il lettore di un vero scontro finale tra i nostri e i cattivi (vedi il duello tra Xara e Myrva).

...e quelli del si
Il mondo di Dragonero è un mondo che trasmette un certo fascino e presenta aspetti peculiari che se debitamente sfruttati daranno grandi soddisfazioni ai lettori. Inoltre la presenza di una tecnologia decisamente affine al genere steampunk e l'uso privo di compromessi della magia sono punti a favore della serie. 
Da ricordare infine un paio di trovate narrative oggettivamente notevoli (ad esempio la famiglia degli Impuri) e l'ottima interazione tra i personaggi (che risultano quindi molto omogenei).


Disegni 
Va da se che nel valutare la prova di Giuseppe Matteoni bisogna tener conto della mole immensa di lavoro svolta. 
Diremo quindi che ad un primo albo oggettivamente ottimo seguono una serie di alti e bassi dal nelle tante tavole successive. Così, se il livello rimane alto per tutte le tavole dedicate al racconto di Ian (quello collocato temporalmente 6 anni prima), lo stesso non si può dire del resto del secondo albo e delle prime pagine del terzo, dove le fisionomie diventano meno dettagliate e i paesaggi meno accurati. Al tempo stesso però dalla metà de "Gli Impuri" fino al finale il livello torna ad alzarsi in modo considerevole grazie ad alcuni spaccati paesaggistici di grande impatto (e agli interni della fortezza della Nera Signora) e a tutta una serie di scene d'azione rese molto bene.
Da pagina 44 dell'ultimo albo i disegni sono invece di Luca Malisan che contribuisce in maniera assolutamente positiva (ma lo vedremo poi all'opera tra qualche mese). 

Valutazione
Soggetto: 6.5
Sceneggiatura: 6.5
Disegni: 7 (tenuto conto della quantità di tavole)