sabato 28 settembre 2013

Dylan Dog #325 - Una nuova vita. (Si, ci siamo!)


Lunga premessa....se volete potete saltarla, ma anche no!
Sono quasi emozionato. Un po' ché è la prima volta che scrivi una "recensione" di Dylan Dog, ma sopratutto perchè sei tornato a comperare un albo dell'indagatore dell'incubo dopo anni.

Correva l'anno 2008 e dopo aver letto "L'incendiario" (DD #261) avevi deciso che ne avevi abbastanza. Stanco di leggere una sfilza di numeri tutti uguali (a prescindere dal fatto che i singoli episodi fossero pure scritti bene, sia chiaro!) e una serie che sembrava avviata verso la ripetitività. Da allora hai preso giusto qualche Speciale e l'annuale Color Fest. Basta, per il resto buio assoluto fino a ieri. E poi invece ti è arrivato Roberto Recchioni. Che diciamocelo, è uno a cui non mancano ne il talento ne il coraggio. Sei stato un fan di John Doe e di Detective Dante, ma sopratutto è stato lo sceneggiatore del solo albo dei Dylan Dog che hai acquistato nei "5 anni di buio" ossia il ben noto (per i fans) Mater MDorbi (per la nota: nell'elegante versione edita da Bao Publishing). Una storia, quella, che ha un pregio: ti rimane impressa nella memoria, pagina dopo pagina, dialogo dopo dialogo. 

Ok, veniamo ad oggi. 
Parliamo però di "Una nuova vita" e veniamo al sodo. Volete sapere com'è e in materia ne avete già un'opinione. Partiamo dall'ovvio e diciamo che è tanto una bella storia, quanto una storia che non cambia di una virgola il mondo dell'indagatore dell'incubo. Che tra l'altro è esattamente quello che dice lo stesso Recchioni in apertura. E questo lo diciamo per i babbei (scusate, ma ci vuole) che hanno ben pensato di insultare tanto il curatore della serie quanto l'autore della storia (Ambrosini). "Riveduto e corretto" in teoria significa solo questo e non "innovativo, rivoluzionario e trascendentale". Tenuto a mente questo potete valutare la storia. 
Che è una gran bella storia, mai banale, carica di mistero e che alla fine presenta sia una soluzione tutt'altro che scontata sia un finale aperto che lascia dei dubbi al lettore. Ma dubbi affascinanti, non certo di quelli fastidiosi. Se a questo aggiungete anche l'ottimo ritmo, una buona dose di dialoghi brillanti e un uso funzionale dei comprimari, allora forse potete concedervi di dire che è una buona storia. E un ottimo punto di partenza per quello che ci attende nei prossimi 12 mesi in attesa della portata principale. 


Ah, ma i disegni? 
Si, odi parlare dei disegni. Non hai la cultura ne la preparazione tecnica per farlo. Quindi alla fine ti limiti ai tuoi gusti personali e speri che vada bene lo stesso. L'idea è che Ambrosini abbia rimesso mano ad alcune tavole che infatti risultano più affrettate e ogni tanto solo abbozzate. La cosa incide sul prodotto finale anche se lo stesso risulta comunque gradevole. 

Insomma, per chiudere
Una bella storia che ti ha fatto tornare la voglia di leggere Dylan Dog.
Per le novità ci sarà tempo, per adesso abbiamo la cosa che conta di più: la qualità.