lunedì 16 settembre 2013

Le Storie #12 - La pazienza del destino

Una delle cose che adori di più, ma davvero, è leggere una storia che alla fine non sai esattamente come valutare. Certo, puoi sempre dire se ti sia piaciuta o meno (non soffri di strane sindromi dissociative), ma andando più nel concerto ti trovi in difficoltà. E adori questa situazione perchè di regola significa che l'autore, anzi nel caso di specie l'autrice visto che si tratta di Paola Barbato, ha dato vita a qualcosa di peculiare e non banale. E questo già di per se è una nota di merito a prescindere dal tuo personale, uh, "sollazzo".

Quel bastardo li, quello al tavolo
Perché, diciamocelo, fino a 30 pagine dalla fine la sola vera ragione di interesse di questa storia è rappresentata dall'ineffabile Douglas Monroe. Uno talmente stronzo che alla fine ti diventa simpatico a pelle e finisci per fare il tifo per lui. Che, per intenderci, non è una cosa da poco se parli di un anti-eroe protagonista di un racconto noir. Il problema, fino a quel punto di cui si è detto poche righe sopra, è rappresentato semmai dal resto. Personaggi che appaiono piuttosto stereotipati, quasi banali e situazioni poco chiare e che danno  l'impressione di dover fare il giro largo per scansare a fatica alcune voragini delle sceneggiatura. Sembrano. 
Perché quando stai per dire che questa storia è un incidente di percorso di una collana finora eccellente, ecco che ti arriva lo scappellotto "che così impari ad avere il buon gusto di aspettare la fine prima di giudicare". 
E allora bastano poche pagine, di gran qualità, per prendere la tua opinione precoce e gettarla nel tritarifiuti. Tutto acquista un senso, la trama diventa chiara, elegante e per certi versi anche raffinata, ogni vignetta diventa perfettamente funzionale e i personaggi acquistano spessore e iniziano a brillare di luce propria.

Disegni 
Il lavoro di Giovanni Freghieri è molto più semplice da valutare. Un lavoro di qualità come sempre, anche se, volendo essere assurdamente puntigliosi, diremo che, data anche la natura della storia, i suoi ottimi disegni non rappresentano un valore aggiunto. Anche perchè, tanto per essere sinceri, non è quello a cui servivano.
E però c'è da dire che il suo tratto si sposa benissimo con le atmosfere e lo stile degli anni '50 (o fine anni '40 visti i riferimenti all'esordio cinematografico di una ben nota attrice...).

Quindi
Una storia che all'inizio sembra bruttina e che alla fine invece si rivela molto gradevole, ricca di colpi di scena (riusciti tra l'altro) e di svolte impreviste e con una struttura narrativa che valorizza il prodotto finale e permette di superare i limiti di un soggetto che altrimenti sarebbe stato scarsamente originale. Grande merito a Paola Barbato. 
Da leggere, eccome!

Valutazione (non da un senso di spocchia il termine "valutazione"? Boh!)
Soggetto: 6.5
Sceneggiatura: 7.5
Disegni: 7


Della stessa autrice
Le Storie #1 - Il boia di Parigi