giovedì 14 giugno 2012

Shanghai Devil. A metà del guado ci siamo. Eccome se ci siamo!

Di Shanghai Devil avevo parlato solo quando si era trattato di annunciarne l'uscita. Poi più nulla. Motivo: trattasi di miniserie che narra di fatto una sola vicenda per cui tanto valeva parlarne alla fine. Solo che 18 mesi sono tanti. E allora ne parliamo adesso, che siamo arrivati a metà della serie.

Come è stata finora questa mini?
Direi molto piacevole. Una lettura gradevole e a tratti davvero appassionante. Il piccolo neo sta in quel "a tratti". E mi spiego. Manfredi fa il solito lavoro monumentale e inserisce eventi di fantasia nella storia con la "s" maiuscola con una naturalezza davvero rara nel panorama fumettistico. Inserire eventi avventurosi senza dover alterare alcun elemento di realtà è cosa assai complessa. Ovviamente non è una sorpresa che a lui riesca alla grande. Resto infatti dell'idea che Magico Vento fosse stata la più bella serie pubblicata in Italia dai tempi di Ken Parker (e dico poco...). Quindi era difficile pensare a qualcosa di meno.
Semplicemente l'unica ragione per cui il mio entusiasmo non è alle stelle è dovuto ad una serie di fatti del tutto naturali. Intanto la lunga serie di albi di introduzione (quattro)  che sebbene molto piacevoli alla fine hanno ritardato l'inizio della storia vera e propria. Però va detto: non è un difetto, anzi! E dico subito che sui 18 albi tale difetto certamente sparirà. Ricordiamo che stiamo parlando a metà del percorso. 
I punti di forza sono comunque moltissimi. Prima di tutto soffermiamoci sui protagonisti. Ugo Pastore ci viene introdotto, saggiamente, come un personaggio nuovo (per il nuovo lettore che non avesse letto, suo malgrado, Volto Nascosto), ma che non necessita di troppe presentazione (per non tediare troppo chi già lo conoscesse). Per lui parlano le azioni che intraprende e le riflessioni che qua e la esterna. 
Stesso discorso per il padre, personaggio certo secondario, ma che alla fine viene utilizzato in maniera impeccabile specie nel rapporto con il figlio. 
Il meglio però viene dai comprimari. Meifong colpisce tanto Ugo quanto il lettore, mentre Ha Ojie subisce una lenta ma inesorabile evoluzione che di fatto esemplifica l'evoluzione stessa della trama. 
Ancora poco ci è stato detto di Tai Mien, ma visto l'ultimo albo credo sia solo questione di tempo prima che assuma il ruolo di primattore. Infine una nota su Risto. Avresti saputo rappresentare meglio il classico italiano furbo, un po' losco e sempre pronto a cambiare bandiera? 

Dal 6° albo (dopo 4 numeri introduttivi e un 5° capitolo di transizione) comincia la storia vera. E li si comincia ad apprezzare appieno la storia. Sarà che ho un debole per l'ambientazione e per le storie di spie ma ammetto che da questo punto in poi la serie è diventata davvero affascinante. 

L'intrallazzo tra potenze occupanti e boxer, manovrati dagli occidentali per costringere l'imperatrice/usurpatrice a sottomettersi sempre più al loro diktat è riprodotto eccellentemente dal punto di vista di Ugo, costretto suo malgrado ad entrare nel gioco. Il contrasto fra il cinismo delle spie, il fanatismo dei boxer, la credulità del popolino e l'inutile tentativo di Ugo di allontanarsi da tutto vale da solo la serie e permette di assaporare l'atmosfera di un grande paese in subbuglio. E siamo ancora solo all'inizio. 
Ultima nota sui disegni. Anche qui la qualità è altissima. Abbiamo visto all'opera Massimo Rotundo, Alessandro Nespolino, Stefano Biglia, Roberto Diso, Darko Perovic, Giuseppe Barbati e Bruno Ramella e Raffaele Della Monica
A parte per la prestazione buona, ma non ottima, di Perovic direi che non c'è nessun motivo che impedisca di dare tanto di cappello per l'ottima realizzazione grafica della mini.


La prima metà quindi è stata buona. E la seconda promette di essere ancora migliore.