lunedì 23 dicembre 2013

Dragonero #6-7 - Nel regno di Zephir




L'equivoco
Partiamo da un presupposto fondamentale: la doppia in questione è nata per essere una storia di passaggio, un lungo e studiato riempitivo (perdonate il termine e pensatelo senza alcuna accezione negativa) per trasportare il lettore da un numero fondamentale della serie a quella che presumibilmente sarà un'altra grande avventura. Premessa, questa, fondamentale, per poter parlare poi correttamente delle 188 pagine in questione. 

Scripta manent.....anche troppo... 
Se di per se la storia non è particolarmente ricca di eventi sensazionale allo stesso tempo dobbiamo anche dire che quello che succede di per se è anche interessante e piacevole e trasuda fantasy da ogni poro grazie anche ad una serie di trovate oggettivamente molto buone. 
Dove sta allora il problema? Beh, sta tutto nella prolissità. Perchè quest a è una storia in cui si parla tanto ed in ogni occasione. Una storia dove i personaggi dicono tutto quello che passa loro per la testa, dove ogni minima riflessione viene riportata all'attenzione del lettore anche a costo di sfinirlo e dove l'azione arriva quasi come una liberazione alla fine di infinite discussioni. Un peccato tra le cose, perchè le scene d'azione sono fatte anche molto bene..... 

L'arrosto, tra le nubi di fumo
La verbosità non è invero il solo limite narrativo, va detto, anche perchè altrimenti ci si passerebbe sopra. A fare difetto sono anche alcuni limiti narrativi veri e propri, a partire da Zephir, il villain di turno che appare piuttosto monodimensionale e mosso da ragioni non del tutto convincenti, un personaggio potenzialmente molto interessante che però resta affossato dall'eccessivo uso di stereotipi del genere. 
Infine aggiungeremo uno dei classici elementi che ho sempre trovato pesanti da digerire: il caso. Personaggi che si incontrano per pura fortuna, cose che accadono per mero caso, situazioni risolte dalla buona stella. Non ce ne sono tante e non sono fondamentali, ma stonano... 

Però è sempre Vietti! 
Perchè anche in una storia che ha questi limiti si intravede la principale dote di Stefano Vietti: la capacità di creare una continuity complessa e sempre più ampia, di aggiungere sempre nuovi elementi che poi un giorno possono farti rivalutare anche queste storie. 

Disegni 
I disegni di Francesco Rizzato mostrano un buon livello di dettaglio. Osservi però che le fisionomie, specie nei momenti più dinamici, si fanno meno precise, e i volti, che hanno una resa discreta nei primi piani, non sono sempre coerenti (specie Gmor, che però non è un personaggio di facile resa). Quanto ai chiaroscuri ogni tanto appaiono un po' troppo....scuri... 

Voto 
Soggetto: 6
Sceneggiatura: 6
Disegni: 6.5