venerdì 24 febbraio 2012

Nathan Never #246 - I Difensori

Dopo lo spettacolare e devastante attacco dell'Impero Marziano alla Città della Costa Est (qui) arriva il momento con questo "I Difensori" (NN246) di scoprire cosa sta succedendo nel resto del Mondo e come le forze superstiti e gli agenti Alfa stiano reagendo al tentativo di invasione delle orde di cloni mutanti.

Diciamolo subito: si tratta di una buona storia dall'inizio alla fine. Minata però da alcune semplificazioni che riducono drasticamente la verosimiglianza degli eventi narrati.
Andiamo con ordine.

La trama
Di base le idee impiegate da Vietti sono molto buone. Non sono originali, ma va detto che sarebbe stato davvero molto difficili esserlo data l'immensa mole di racconti di guerra esistenti.
Veniamo immediatamente calati nella realtà di Sub-City, nuovo centro di comando delle forze della resistenza terrestre e subito dopo, tramite un apprezzabile espediente narrativo (il racconto fatto da Jason Hyde a un gruppo di bambini desideroso di distrazioni) veniamo a conoscenza della situazione nel resto del Mondo. Niente inutili riassunti di quanto già visto, nessun eccesso di spiegazionisimo (cosa che rimane costante in tutto l'albo) e nessuna immagine non necessiaria allo sviluppo della trama. A ciò va aggiunto anche l'ottima qualità dei dialoghi che, fatto salvo un paio di casi isolati (e quindi trascurabilissimi), non cadono mai nella classica e banale retorica tipica della guerra. Sorpresa: mancano quasi del tutto (e la cosa vale per l'intera saga) i riferimenti all'eroismo dei protagonisti.
Ovviamente il ritmo è decisamente più lento rispetto a quello dei due precedenti albi, dove la tensione era sempre tenuta alle stelle, ma questo non è certo da considerarsi un difetto, bensì una ovvia conseguenza degli eventi che vengono narrati. Qui infatti non si parla di un attacco a sorpresa o di una battaglia senza tregua, ma della vita dei superstiti nel mezzo delle macerie della città caduta.

Iniziano inoltre i drammi personali dei singoli protagonisti che prenderanno poi il largo nei due albi a seguire. Nel mezzo della guerra i rapporti personali vengono ridisegnati e i ruoli riassegnati. Così capita che vecchie storie mostrino pericolose crepe (Legs e Janet), che persone solitamente granitiche diano segni di cedimento emotivo (Janet nel dialogo con Kay) o si trovino a ripensare al proprio ruolo (Janine) o mettono in dubbio tutto ciò in cui credono (Branko, preannunciando verosimilmente il ritorno della saga dei Mutati alla fine della Guerra dei Mondi....). Rapporti umani che cambiano e vecchi personaggi che tornano dopo tanto tempo in quelle che sono le pagine più tipicamente Neveriane (nel senso del Nathan Never delle origini) che Vietti abbia mai scritto.

E fin qui tutto bene.
Ma poi ci sono le note dolenti. Che sono rappresentate da una serie francamente poco credibile di semplificazioni, che sebbene molto funzionali al prossimi futuro della continuity, sono decisamente dannose all'interno della storia in questione. Intanto prosegue la lunga serie di miracolosi salvataggi di cui gli agenti Alfa continuano a beneficiare. Nell'ordine: 1) prima Nathan viene salvato da Morrigan (che guarda caso gli era anche stato chiesto di cercare a tempo perso) durante una missione nella quale il nostro eroe fa una figura pessima (l'intera squadra annientata da una sola sentinella...), poi 2) Legs e Nathan scappano dai droidi subacquei perchè, caso fortunatissimo, si trovano proprio nei pressi del vecchio covo delle telepati oscure (NN 240-241) e dopo aver recuperato Link 3) vengono salvati dall'intervento di un plotone inviato da Olsen. Senza che si capisca con quale autorità l'assistente di Elania Elmore abbia potuto dare ordini alle truppe del generale Moses.....
A questa serie di colpi di fortuna, che sarebbero comunque passabili, si aggiungono due eventi decisamente eccessivi per essere davvero credibili. Il primo è la morte di tutti i tecnopati della Città tranne QUEI TRE. Infine l'individuazione dell'Uni-Mente da parte di Jerry Lone. L'Uni-Mente (di cui Lone sa il nome esatto sebbene nessuno nell'albo l'avesse mai chiamata così e questo dovrebbe essere un elemento noto solo a Darko, Kane e l'Imperatore) si trova in un luogo assolutamente idoneo a differenza di quanto si può pensare. Semmai il problema è che non ci sono difese che impediscano ai velivoli nemici di avvicinarsi....

Disegni.
Era difficile fare bene dopo la sontuosa prova di Olivares nei due albi precedenti. E invece Sergio Giardo ci riesce benissimo. I disegni, che si caratterizzano per un tratto decisamente classico e che ricorda molto il Nathan dei primi anni, sono in generale ottimi. In particolare ricordo le sequenze alle pagine da 10 a 13, quelle da pagina 24 a 31, poi 53-55 e 69-77. Ottima la resa dei singoli agenti Alfa.

Insomma. Un buon albo di transizione tra l'inizio della guerra e lo scontro finale. Anche se, senza alcune semplificazioni, avrebbe potuto essere ancora meglio. Nota di merito a Giardo, che si trovava schiacciato tra due mostri sacri come Olivares (per i primi due albi) e De Angelis (per i due successivi) e riesce a fare un figurone.

Valutazione.
Soggetto: 7 
Sceneggiatura: 7
Disegni: 8

Altre recensioni alla Guerra dei Mondi:
La guerra dei Mondi, NN 239-243
Il giorno più lungo, NN 244-245