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giovedì 25 ottobre 2012

La megalopoli. Nathan Never #257.



Premesso che oramai il mio rinato entusiasmo per la serie (frutto della splendida saga della Guerra dei Mondi e dei primi tre albi del NINo) si sta nuovamente spegnendo vediamo di dire due cose su questo albo.
Che inizia con la comunicazione dello stesso Serra del suo "abbandono" della testata(1) di cui ha curato la pubbblicazione per 21 anni. Spiace molto, ma comprendiamo che dopo tanto tempo la stanchezza si faccia sentire. Per di più che sono molto interessato ai suoi futuri progetti (detta fuori dai denti: Greystorm è stata, assieme a Volto Nascosto, la miglior miniserie della Bonelli). Ma andiamo olte.

La megalopoli
La prima delle due storie(lle) contenute nell'albo in questione mi ha fatto alzare un sopracciglio. E da li non si è più mosso. L'idea è pur chiara: mostrare al lettore la nuova città. Utilità dell'operazione? Circa, uh, nessuna... che per mostrarci la città serve ben di più che qualche vignetta e qualche riflessione di maniera di Nathan. Riflessioni che perlatro hanno la stessa profondità dei messaggini dei Baci Perugina. Di peggio c'è che il racconto è platealmente inutile. Non aggiunge nulla alla testata e una panoramica da guida turistica di certo non trasmette emozioni.
A salvare capra e cavoli ci pensa Sergio Giardo. Una prestazione assolutamente priva di debolezze e che riesce a trasmettere una notevole sensazione di meraviglia. Personalmente apprezzo poco tutte quelle linee rotondeggianti che caratterizzano gli edifici, ma è questione di gusti.

Valutazione
Soggetto: S.V. (perchè davvero non c'è quasi nulla di cui parlare....)
Sceggiatura: S.V. (idem come sopra...)
Disegni: 7.5

Chi è May?
Poi c'è anche questa seconda storiella. Che se fosse stata pubblicata su Agenzia Alfa probabilmente mi sarebbe pure piaciuta. Pubblicarla qui mi pare invece poco opportuno. Che ovviamente le possibilità che May morisse erano pari a zero. Che rimanesse in coma era ancora più improbabile. Che a salvarla fosse Legs era pure scontato.
Poi c'è quel confronto tanto atteso tra May e Legs che poteva essere memorabile. Alla fine invece è razionale e risolutivo. Ma non trasmette nessuna delle emozioni che ci si sarebbe potuti aspettare. 
Insomma: una storia discreta e sufficiente. Ma niente di più. E pesa l'idea che sia stata piazzata nell'albo per riempire un po' di spazio.
Bene anche qui i disegni (almeno su questo non c'è stato nulla da ridire..). Francesca Palomba fa davvero un bel lavoro, specie sui primi piani e in generale sui personaggi. Un po' meno sulle scene dinamiche (che sono ugualmente più che buone sia chiaro), ma si tratta di un aspetto secondario.

Valutazione
Soggetto: 6
Sceneggiatura: 6.5 (un Serra di maniera è comunque sempre un piacere per il lettore)
Disegni: 7.5

Nel complesso
Albo sufficiente senza dubbio. Lo salvano soprattutto le ottime prove dei due disegnatori. Resta però l'idea che si tratti di un albo superfluo.
Dal mese prossimo si torna alla normale continuity comunque. Direi che è un bene.

domenica 25 marzo 2012

"Il Segreto di Sigmund". Nathan Never #250

Starting Point. 
Chi scrive non può fare altro che parlare dall'ottica di chi ha sulle spalle una lunga militanza come lettore della serie.
Non so dire, con certezza almeno, se questo albo sia in grado di appassionare nuovi lettori.
Tuttavia, causa le atmosfere da fantascienza cyberpunk dei primi anni '90 mi permetto di sollevare qualche dubbio. Non è un caso se negli ultimi 10 anni (specie dopo la saga della guerra tra la Terra e le Stazioni), Vietti e Olivares avevano modificato l'intera impalcatura scenografica. In sostanza avevano tolto le atmosfere alla Blade Runner (belle ma sorpassate) e inserito elementi più "alla Matrix" (esplosivi nella doppia storia "Heliopolis", NN 178-179). Procedimento alla quale aveva contribuito anche Michele Medda (nella splendida tripla "La squadra segreta", NN 162-164 e poi nel seguito ideale "I figli dell'apocalisse", NN 187-188). Lo stesso Serra aveva di fatto abbandonato quell'impostazione, inserendo nella continuity un personaggio assolutamente unico come l'Uomo Quantico (Speciale 14, Gigante 9,  NN 190 e via dicendo).
Assistiamo qui, come preannunciato, ad un ritorno allo stile originale. Che pensare di tale scelta? Semplicemente possiamo fare due constatazioni. La prima è che solo qualora questo ritorno al passato fosse funzionale a narrare in altra luce le origini del personaggio allora potremmo dire che si tratta di un piacevole tuffo nei bei ricordi del passato. Narrare avventure del lontano passato con lo stile e le atmosfere del tempo è una cosa perfettamente comprensibile e molto apprezzabile. 
Se invece si tratta di un ritorno definitivo, destinato a durare oltre il 4° capitolo della serie invece il discorso cambia. E il parere diventa negativo, dal momento che la fantascienza non deve essere immutabile (1) e anzi deve sempre cercare di essere credibile.
Quale che sia la risposta lo sapremo forse in parte già nel prossimo albo. Nel quale compare Hadija. Se infatti gli eventi narrati nell'albo di cui stiamo parlando sono datati nel 2091 (tranne il prologo che viene collocato nel 2088) necessariamente per vedere Hadija è necessario correre fino al 2096 (e uscirà di scena nel 2104). E già qualche differenza c'era (con il subentro di De Angelis). Vedremo.

La storia  in se. 
Senza essere una storia particolarmente originale e senza che riveli nulla sulla saga nel suo complesso (la caccia ad una ladra di tecnologia militare su commissione di Aristotele Skotos) alla fine è difficile non concludere la lettura con una certa soddisfazione. 
Sarà la presenza di Aristotele Skotos (2) e della moglie Sada. Sarà perchè rivediamo Mac e Ubiq (e le due vicine strambe, Katia e Giulia). Sarà per quel tuffo nel passato di cui si parlava sopra. Ma è davvero una lettura piacevole. 
E qui vanno fatti i complimenti a Perniola che riesce a imprimere un ritmo perfetto alla storia. Nessun momento di noia, nessun dialogo inutile e un ottimo recupero del Nathan Never musone degli inizi.
Difficile lamentarsi di qualcosa. Dico davvero.

Disegni. 
Sergio Giardo mi era già piaciuto ne "I difensori" (NN 246). Qui se possibile mi è piaciuto ancora di più.
In particolare splendida la sua Legs (che per la nota è stata fatta vagamente tettona, come era nella serie a lei dedicata....) e ottimo Aristotele Skotos. Ma più in generale un recupero perfetto della atmosfere delle origini.
Poco altro da dire. E questo è un altro modo per fare un complimento.

La saga. 
Troppo presto per fare qualsiasi osservazione sulla "saga nella saga" (cioè questi 4 albi inclusi nella Guerra dei Mondi). L'inizio è ottimo però. Quindi attendiamo fiduciosi.

Valutazione.
Soggetto (di Antonio Serra): 7
Sceneggiatura (di Mirko Perniola): 8.5 
Disegni (si Sergio Giardo): 8.5


(1) a tal proposito ricordo che già una volta Serra ha tentato di dar vita ad una serie regolare con temi grafici e trovate tecnologiche che richiamavano la fantascienza degli anni '70. Si trattava di Gregory Hunter. E durò appena il tempo di 17 albi....
(2) che a mio parere resta il supernemico più riuscito nella storia della collana. 

venerdì 24 febbraio 2012

Nathan Never #246 - I Difensori

Dopo lo spettacolare e devastante attacco dell'Impero Marziano alla Città della Costa Est (qui) arriva il momento con questo "I Difensori" (NN246) di scoprire cosa sta succedendo nel resto del Mondo e come le forze superstiti e gli agenti Alfa stiano reagendo al tentativo di invasione delle orde di cloni mutanti.

Diciamolo subito: si tratta di una buona storia dall'inizio alla fine. Minata però da alcune semplificazioni che riducono drasticamente la verosimiglianza degli eventi narrati.
Andiamo con ordine.

La trama
Di base le idee impiegate da Vietti sono molto buone. Non sono originali, ma va detto che sarebbe stato davvero molto difficili esserlo data l'immensa mole di racconti di guerra esistenti.
Veniamo immediatamente calati nella realtà di Sub-City, nuovo centro di comando delle forze della resistenza terrestre e subito dopo, tramite un apprezzabile espediente narrativo (il racconto fatto da Jason Hyde a un gruppo di bambini desideroso di distrazioni) veniamo a conoscenza della situazione nel resto del Mondo. Niente inutili riassunti di quanto già visto, nessun eccesso di spiegazionisimo (cosa che rimane costante in tutto l'albo) e nessuna immagine non necessiaria allo sviluppo della trama. A ciò va aggiunto anche l'ottima qualità dei dialoghi che, fatto salvo un paio di casi isolati (e quindi trascurabilissimi), non cadono mai nella classica e banale retorica tipica della guerra. Sorpresa: mancano quasi del tutto (e la cosa vale per l'intera saga) i riferimenti all'eroismo dei protagonisti.
Ovviamente il ritmo è decisamente più lento rispetto a quello dei due precedenti albi, dove la tensione era sempre tenuta alle stelle, ma questo non è certo da considerarsi un difetto, bensì una ovvia conseguenza degli eventi che vengono narrati. Qui infatti non si parla di un attacco a sorpresa o di una battaglia senza tregua, ma della vita dei superstiti nel mezzo delle macerie della città caduta.

Iniziano inoltre i drammi personali dei singoli protagonisti che prenderanno poi il largo nei due albi a seguire. Nel mezzo della guerra i rapporti personali vengono ridisegnati e i ruoli riassegnati. Così capita che vecchie storie mostrino pericolose crepe (Legs e Janet), che persone solitamente granitiche diano segni di cedimento emotivo (Janet nel dialogo con Kay) o si trovino a ripensare al proprio ruolo (Janine) o mettono in dubbio tutto ciò in cui credono (Branko, preannunciando verosimilmente il ritorno della saga dei Mutati alla fine della Guerra dei Mondi....). Rapporti umani che cambiano e vecchi personaggi che tornano dopo tanto tempo in quelle che sono le pagine più tipicamente Neveriane (nel senso del Nathan Never delle origini) che Vietti abbia mai scritto.

E fin qui tutto bene.
Ma poi ci sono le note dolenti. Che sono rappresentate da una serie francamente poco credibile di semplificazioni, che sebbene molto funzionali al prossimi futuro della continuity, sono decisamente dannose all'interno della storia in questione. Intanto prosegue la lunga serie di miracolosi salvataggi di cui gli agenti Alfa continuano a beneficiare. Nell'ordine: 1) prima Nathan viene salvato da Morrigan (che guarda caso gli era anche stato chiesto di cercare a tempo perso) durante una missione nella quale il nostro eroe fa una figura pessima (l'intera squadra annientata da una sola sentinella...), poi 2) Legs e Nathan scappano dai droidi subacquei perchè, caso fortunatissimo, si trovano proprio nei pressi del vecchio covo delle telepati oscure (NN 240-241) e dopo aver recuperato Link 3) vengono salvati dall'intervento di un plotone inviato da Olsen. Senza che si capisca con quale autorità l'assistente di Elania Elmore abbia potuto dare ordini alle truppe del generale Moses.....
A questa serie di colpi di fortuna, che sarebbero comunque passabili, si aggiungono due eventi decisamente eccessivi per essere davvero credibili. Il primo è la morte di tutti i tecnopati della Città tranne QUEI TRE. Infine l'individuazione dell'Uni-Mente da parte di Jerry Lone. L'Uni-Mente (di cui Lone sa il nome esatto sebbene nessuno nell'albo l'avesse mai chiamata così e questo dovrebbe essere un elemento noto solo a Darko, Kane e l'Imperatore) si trova in un luogo assolutamente idoneo a differenza di quanto si può pensare. Semmai il problema è che non ci sono difese che impediscano ai velivoli nemici di avvicinarsi....

Disegni.
Era difficile fare bene dopo la sontuosa prova di Olivares nei due albi precedenti. E invece Sergio Giardo ci riesce benissimo. I disegni, che si caratterizzano per un tratto decisamente classico e che ricorda molto il Nathan dei primi anni, sono in generale ottimi. In particolare ricordo le sequenze alle pagine da 10 a 13, quelle da pagina 24 a 31, poi 53-55 e 69-77. Ottima la resa dei singoli agenti Alfa.

Insomma. Un buon albo di transizione tra l'inizio della guerra e lo scontro finale. Anche se, senza alcune semplificazioni, avrebbe potuto essere ancora meglio. Nota di merito a Giardo, che si trovava schiacciato tra due mostri sacri come Olivares (per i primi due albi) e De Angelis (per i due successivi) e riesce a fare un figurone.

Valutazione.
Soggetto: 7 
Sceneggiatura: 7
Disegni: 8

Altre recensioni alla Guerra dei Mondi:
La guerra dei Mondi, NN 239-243
Il giorno più lungo, NN 244-245