mercoledì 8 febbraio 2012

La bambola veneziana


Un po' ci rimani male alla fine. Non per il finale della storia, ma perchè date le premesse (e gli sfavillanti annunci della rubrica) e l'ambientazione (si parla di Venezia e per di più in pieno carnevale) ti aspetti qualcosa di memorabile. Mettici anche che il soggetto lo ha ideato Marolla. E chi è? Quello che aveva scritto "La locanda delle ultime feste" (Dampyr N.128) che non era mica male come storia. E invece alla fine ci rimani così così.

Non che l'albo inizi male, anzi. Prima una bella raffigurazione del carnevale di Venezia con tanto di classico delitto tra le calli (che non sarà originalissimo ma fa sempre la sua figura).  Poi lo spock del Casanova che viene a narrarti di quella volta che si innamorò perdutamente (il Casanova, mica uno che si da via per niente...) di Barbarina, dama muta e fredda e, guarda un po', di porcellana. Nel mezzo ti parla anche della baronessa Barbara Navager, donna affascinante e inquietante che non invecchia ed è misteriosamente legata a Barbarina. Un bel racconto quello del Casanova e da applausi lo stile narrativo di Boselli (come se fosse una novità...).

Solo che dopo (per la precisione dopo le prime 42 pagine) i due autori si annoiano e tagliano dritto verso la meta senza altre preoccupazioni. Lazzaro Zurlin dovrebbe essere un personaggio dilaniato dall'assurdità che rappresenta amare una macchina. Invece sembra solo un povero isterico un po' fuori di testa. Per di più che la bambola è posseduta da un cadavere vecchio di secoli. Cadavere che è rimasto cosciente anche dopo la morte. Sarebbe un dramma e ce lo dice. Ma il messaggio non arriva.
Harlan e soci dovrebbero scoprire tutto l'intreccio. Ma non lo fanno e scopriamo la storia di Zurlin dal suo stesso racconto in un momento in cui parla da solo. E passi che parli alla macchina che ama. Meno che racconti tutto quello che è successo (non so voi, ma io di regola non racconto a un soprammobile tutti gli eventi degli ultimi sei mesi).

Va anche detto che Barbarina (la bambola) dovrebbe avere un fascino magnetico e mistico. Bella è bella, per carità. Ma a parte questo non capiamo cosa abbia di ammaliante. E non è cosa da poco visto che è uno dei fulcri della storia.

Finito di tirarla per le lunghe si arriva al finale del quale si capisce poco. Manca l'azione e Harlan e Tesla arrivano alla fine dei giochi e non è chiaro cosa pensi di ottenere il cadavere della baronessa Navager legando Kurjak alla bambola. Mettici anche le ultime 3 vignette che ci chiariscono il destino di Lazzaro che sembrano prese dal più scontato dei film horror di basso livello e il gioco e fatto.

Peccato, perchè era iniziato tutto davvero bene.

Oh per i disegni di Alessio Fortunato il discorso di cui sopra non vale. Lui il suo lavoro lo fa da cima a fondo e anche abbastanza bene (e sarà anche che è uno dei disegnatori che preferisco). Non siamo ai livelli de "La casa delle cicogne" (Dampyr 130), ma si difende comunque bene...

Voto.
Soggetto (di Samuel Marolla): 5/6
Sceneggiatura (di Mauro Boselli): 6.5
Disegni (di Alessio Fortunato): 7.5

Insomma. Non che alla fine uno si penta di aver preso l'albo. Ma un po' ci rimani male ed è una sensazione che capita di rado con Dampyr.


P.S: il prossimo mese esce la prima parte di una doppia scritta da Boselli e disegnata da Majo ambientata a Milano. Direi che dovremmo andare tranquilli.