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lunedì 8 settembre 2014

Dampyr #173-174 - Il trono del dio oscuro.


Soggetto: Mauro Boselli
Sceneggiatura: Mauro Boselli
Disegni: Esteban Maroto


A metà tra una storia e un omaggio al personaggio, ma certamente una delle cose migliori che hai letto nel recente breve periodo e per la quale ti senti di fare i complimenti più sinceri a Boselli. 

lunedì 17 settembre 2012

la scelta di Lisa. Dampyr #150


Un bel numero, una bella storia, un sacco di suggestioni come non si vedeva da un bel po' di tempo e infine un colpo di scena che colpisce dritto al cuore del lettore. Altro? Beh, si: i disegni di Lozzi che fanno un gran bene alla vista.

La Bonelli aveva annunciato l'avvio di una saga che avrebbe dovuto rilanciare la testata. In effetti, e lo avevamo già detto , era da circa 2 anni che la serie languiva in un limbo di storie sempre meno interessanti.
Il primo numero di questo rilancio, lo dico a scanso di equivoci, (che somiglia molto a quello appena conclusosi sulle pagine di Nathan Never) è andato perfettamente a segno.
Si torna all'impossibile amore tra Harlan (che qui compare davvero pochissimo) e Lisa (vera protagonista e come sempre estremamente intrigante). Torna anche Jeff Carter e  se possibile il suo personaggio non è mai sembrato tanto riuscito come in questa occasione. Torna Thorke con il suo odio per il Dampyr. E torna anche un po' di Horror che fa sempre bene.
Si parla di una storia dalle tinte cupe, dominata dal pessimismo di fondo che fa presagire una qualche tragedia. Salvo che Boselli, giocando meravigliosamente con la trama, riesce per tutto il tempo a farci sperare nel contrario per poi colpire nel segno proprio alla fine. Una fine che è l'inizio di una nuova trama e di una nuova vita per Harlan, il quale dovrà necessariamente uscire trasformato da quanto avvenuto.

Lozzi fa un lavoro straordinario. La tristezza di fondo e la rassegnazione che accompagna tutta la storia traspaiono alla perfezione. Notevoli le apparizioni di Arne Kellerman a cui l'artista imprime tanta ferocia e follia da farlo sembrare reale.

In conclusione: un grande albo molto ben disegnato. Un numero fondamentale nella continuity di Dampyr che restituisce smalto a una testata che sembrava un po' stanca.

Valutazione
Soggetto: 8
Sceneggiatura: 8.5
Disegni: 8.5


mercoledì 8 febbraio 2012

La bambola veneziana


Un po' ci rimani male alla fine. Non per il finale della storia, ma perchè date le premesse (e gli sfavillanti annunci della rubrica) e l'ambientazione (si parla di Venezia e per di più in pieno carnevale) ti aspetti qualcosa di memorabile. Mettici anche che il soggetto lo ha ideato Marolla. E chi è? Quello che aveva scritto "La locanda delle ultime feste" (Dampyr N.128) che non era mica male come storia. E invece alla fine ci rimani così così.

Non che l'albo inizi male, anzi. Prima una bella raffigurazione del carnevale di Venezia con tanto di classico delitto tra le calli (che non sarà originalissimo ma fa sempre la sua figura).  Poi lo spock del Casanova che viene a narrarti di quella volta che si innamorò perdutamente (il Casanova, mica uno che si da via per niente...) di Barbarina, dama muta e fredda e, guarda un po', di porcellana. Nel mezzo ti parla anche della baronessa Barbara Navager, donna affascinante e inquietante che non invecchia ed è misteriosamente legata a Barbarina. Un bel racconto quello del Casanova e da applausi lo stile narrativo di Boselli (come se fosse una novità...).

Solo che dopo (per la precisione dopo le prime 42 pagine) i due autori si annoiano e tagliano dritto verso la meta senza altre preoccupazioni. Lazzaro Zurlin dovrebbe essere un personaggio dilaniato dall'assurdità che rappresenta amare una macchina. Invece sembra solo un povero isterico un po' fuori di testa. Per di più che la bambola è posseduta da un cadavere vecchio di secoli. Cadavere che è rimasto cosciente anche dopo la morte. Sarebbe un dramma e ce lo dice. Ma il messaggio non arriva.
Harlan e soci dovrebbero scoprire tutto l'intreccio. Ma non lo fanno e scopriamo la storia di Zurlin dal suo stesso racconto in un momento in cui parla da solo. E passi che parli alla macchina che ama. Meno che racconti tutto quello che è successo (non so voi, ma io di regola non racconto a un soprammobile tutti gli eventi degli ultimi sei mesi).

Va anche detto che Barbarina (la bambola) dovrebbe avere un fascino magnetico e mistico. Bella è bella, per carità. Ma a parte questo non capiamo cosa abbia di ammaliante. E non è cosa da poco visto che è uno dei fulcri della storia.

Finito di tirarla per le lunghe si arriva al finale del quale si capisce poco. Manca l'azione e Harlan e Tesla arrivano alla fine dei giochi e non è chiaro cosa pensi di ottenere il cadavere della baronessa Navager legando Kurjak alla bambola. Mettici anche le ultime 3 vignette che ci chiariscono il destino di Lazzaro che sembrano prese dal più scontato dei film horror di basso livello e il gioco e fatto.

Peccato, perchè era iniziato tutto davvero bene.

Oh per i disegni di Alessio Fortunato il discorso di cui sopra non vale. Lui il suo lavoro lo fa da cima a fondo e anche abbastanza bene (e sarà anche che è uno dei disegnatori che preferisco). Non siamo ai livelli de "La casa delle cicogne" (Dampyr 130), ma si difende comunque bene...

Voto.
Soggetto (di Samuel Marolla): 5/6
Sceneggiatura (di Mauro Boselli): 6.5
Disegni (di Alessio Fortunato): 7.5

Insomma. Non che alla fine uno si penta di aver preso l'albo. Ma un po' ci rimani male ed è una sensazione che capita di rado con Dampyr.


P.S: il prossimo mese esce la prima parte di una doppia scritta da Boselli e disegnata da Majo ambientata a Milano. Direi che dovremmo andare tranquilli.