domenica 23 marzo 2014

Lukas #1 - Deathropolis. La prima recensione della miniserie (mini per modo di dire...)


Nel bene e nel male Michele Medda si fa sempre notare con una certa veemenza e richiama obbligatoriamente ad ogni occasione, quasi fosse una calamita, una notevole attenzione sulle sue pubblicazioni (a dire il vero non so dove stia "il male", ma la formula e quella e la riporto pari pari..). Personalmente eri in attesa di una sua nuova serie fin dai tempi di Caravan, serie radicalmente differente rispetto a questo, ma che ti aveva lasciato molto perplesso/soddisfatto/seccato/entusiasta. A dire insomma che non vedevi l'ora di avere in mano quest'albo.

La città senza nome 
Ovviamente non fai mai delle previsioni sulla base del solo primo albo dove, semmai, ti limiti a capire quale sia l'ambientazione, quali siano le atmosfere (sul quale Medda era stato necessariamente vago in fase di presentazione) e come venga caratterizzato il protagonista. Il primo episodio fa storia a se, ma i suoi contenuto sono quelli che poi ti fidelizzano o meno. 
L'atmosfera allora. E si parte dalla grande Città senza nome, tema ricorrente di molti generi narrativi di cui uno ben noto allo stesso autore (per quelli che hanno iniziato a leggere ieri ricordiamo giusto i primi 50 numeri di Nathan Never) che alla fine è un luogo come tanti, marcia fino al midollo, oscura (elemento sui cui gioca molto e bene Michele Benevento) e soprattutto estraniante ed alienante. Un luogo che appare davvero pericoloso senza di fatto avere nulla fuori dall'ordinario e un luogo che cela misteri oscuri e segreti. 

Poi vengono i personaggi. Lukas pare già in buona parte definito, anche se è facile immaginare che qualche incontro lo cambierà, di certo la scelta di mettere al centro degli eventi un soggetto fondamentalmente distaccato e poco incline alle emozioni ha il suo perchè. In un altro contesto sarebbe fuori luogo, ma in questa atmosfera si incastra alla perfezione. Per quanto riguarda gli altri è decisamente ancora troppo presto e da questo punto di vista ci si limita ad una rapida carrellata di presentazioni, ma di più non era possibile.

E poi c'è lo stile. L'uso delle didascalie in terza persona a sottolineare il distacco del protagonista dal mondo circostante, il ritmo lento che poi accelera all'improvviso, l'enorme spazio per riflessioni intime, la violenza senza filtri ma assolutamente necessaria, la totale assenza di spiegazioni e l'aurea di normalità attorno ad eventi assurdi che passano così in secondo piano. Ok, ti senti fidelizzato e non vedi l'ora che arrivi in edicola il secondo episodio. 
Well done vecchia lenza! 
Poi c'è Michele Benevento. Un lavoro puntiglioso e praticamente perfetto esaltato dallo straordinario lavoro fatto con i contrasti tra bianco e nero e con una sequenza d'azione (nel finale) semplicemente fuori scala. Un lavoro lungo, ma valeva la pena di aspettare. 

Voto
Soggetto: 8
Sceneggiatura: 8.5
Disegni: 9



E siamo solo all'inizio di una lunghissima serie..... .