domenica 2 marzo 2014

Agenzia Alfa #30 - Quando la ragione tace. Recensione

Piccola premessa: che bello vedere una copertina senza colori assurdi. Dite quello che volete ma a me De Angelis in quel ruolo manca... 

Ci hanno provato. Magari senza riuscirci, ma hanno davvero provato a bissare l'ottimo "Le lacrime della Sirena" in edicola contemporaneamente a questo balenottero e di questo comunque siamo grati a Rigamonti. Poi ci sarebbe quella cosa davvero brutta che occupa le ultime tre paginette di cui avremmo fatto volentieri a meno che cerca in tutti i modi di devastare la tua fiducia nel futuro della serie. E di questo non siamo assolutamente grati, anzi diciamo che la sola idea di scrivere quella roba provoca una certa irritazione (per certi versi è un po' come se Serra, pur di piazzare dentro qualcosa di suo, avesse fatto una pernacchia al collega). 

La storia 
La trama si dipana su due diverse linee temporali, presentando un plot tutto sommato semplice. Un killer (neppure seriale a dire il vero) ossessionato da May, al punto da commettere un reato al solo fine di richiamarne l'attenzione. Nel mezzo la crisi del rapporto con Branko e la crisi stessa della protagonista, che finisce per incrinare certezze da tempo considerate assolute.
Trama semplice e facile da seguire, dove Rigamonti cerca di mettere in primo piano l'evoluzione interiore dei personaggi, tralasciando l'azione e tutto il contorno. Insomma il classico del suo repertorio, ma stavolta il risultato non è del tutto convincente.
La falla, infatti, sta nella sceneggiatura e la causa è insita in quanto appena detto nelle righe qui sopra. La trama è semplice, con pochi personaggi in scena e un numero di eventi molto limitato. E quasi naturalmente finisce per non riempire a dovere le oltre 280 pagine su cui si dipana. Un ritmo troppo lento (specie nella prima parte) fa il paio con troppe pause, tempi morti, dialoghi ripetuti quasi allo sfinimento in un mix che spesso risulta molto pesante e poco trascinante e richiede al lettore di interrompere la lettura in alcuni punti per mancanza di entusiasmo.
Certo va fatto notare come il finale, adeguatamente ben preparato e capace di portare a maturazione i semi piantati con cura nei capitoli precendeti, risollevi non di poco le sorti della storia. Ma è pur sempre (solo?) l'ottimo finale di una storia abbastanza lenta e non sempre sufficientemente coinvolgente.

L'appendice 
L'appendice della storia è come quella del corpo umano. Inutile.
Di più diremo che è pure offensiva, perchè di fatto riesce a demolire tutto quello che avevi appena finito di leggere dandogli quel tocco di ridicolo e grottesco che di fatto ti rovina ogni sensazione positiva. Caro Serra, hai scritto tante grandi storie e pure una splendida miniserie (Greystorm), ma ora, per favore, smettila di uccidere il tuo stesso personaggio, grazie.

Voto:
Soggetto: 6.5
Sceneggiatura: 5/6
Disegni: 6.5