domenica 23 febbraio 2014

Dragonero #9 - Il tocco che uccide. La recensione

Premessa: le copertine di questa serie cominciano a diventare un elemento piuttosto pensate. Elemento a favore si intende. 
Per il resto andiamo veloci, che l'albo è uscito 15 giorni fa e quindi oramai avete già la vostra idea a riguardo.


Cambio di mano e cose positive. 
È la prima storia della serie scritta interamente ed esclusivamente da Enoch e si nota. Eccome se si nota! 
Con questo intendo dire che sono facilmente individuabili tutti o quasi gli elementi caratteristi del suo stile narrativo, a partire da una certa cura per le relazioni tra i protagonisti e un particolare dettaglio per i comprimari, magari anche a costo di lasciare un po' (ma solo un po'!) in disparte la trama. 
Tanto per essere chiari dirai che, senza bisogno di tante parole o di tanti discorsi cotti e stracotti ad Enoch riesce l'impresa mai facile da rendere chiara al lettore la sincerità dell'amicizia tra Ian e Gmor grazie alla naturalezza e alla quasi banalità dei loro dialoghi. Osservazioni ripetute, battute molto semplici, riferimenti appena accennati a divertenti eventi del loro passato e anche un'intesa assolutamente naturale al momento di agire. Se fino allo scorso numero l'impressione era che fossero due colleghi, qui invece non c'è dubbio che siano grandi amici. E in una serie che gira attorno a loro non è cosa da poco, anzi è tutto quello che serviva. 


La trama e gli altri. E le cose che non vanno
La storia, che parte con un evento abbastanza casuale e un pelo pretestuoso, non potrebbe essere più puramente fantasy di così. Guaritori, streghe, poteri magici, sicari, taverne malfamate, balli di corte, feste popolane, cerimonie nuziali e tanta azione. In pratica tutto quello che uno di solito si aspetterebbe, ma condito pure con una buona dose di comparse di ottimo livello. 
Enoch certa inoltre di complicare il tutto a livello di sceneggiatura laddove confonde le carte, colorando di grigio un personaggio che appariva sicuramente come positivo e infine rimettendo in discussione il ruolo di villain di giornata. 
E fin qui tutto bene. La cose giusto un pelo meno riuscite sono il ritmo e le figure di palta accumulate dai protagonisti, che per tutto l'albo non capiscono un'emerita cippa di quello che succede. Ora la cosa non sarebbe negativa se finora Ian non fosse stato descritto come un eroe duro e puro, di quelli che hanno sempre in mano la situazione. Quanto al ritmo dirai che a tratti è davvero troppo lento, se non addirittura ammazzato da troppi dialoghi e da alcune scene francamente poco utili (ad esempio il secondo incontro con Leario). 

Quindi
Pro e contro, come ovvio. Per certi aspetti Enoch ha scritto un numero interessante, per altri invece ha scritto qualcosa di non particolarmente memorabile. Ci sta e ci limitiamo a dire che pur non essendo un capolavoro è comunque un albo con parecchi elementi di interesse. 

Voto 
Soggetto: 6.5
Sceneggiatura: 6
Disegni: 7


P.S: ricordo comunque che per gettare le basi di una serie regolare serve molto tempo.