domenica 16 febbraio 2014

Dampyr #167- Odio implacabile. La recensione

Uno pensa che per scrivere una bella storia di Dampyr servano Maestri della Notte, demoni, viaggi dimensionali, scontri epocali tra il bene e il male e via dicendo. Lo pensa e se ne convince. Poi arrivano Cerfogli (all'esordio) e Cajelli (di ritorno) e ti piazzano una storia semplice semplice, senza nulla di tutto quello che ti aspettavi, ma al tempo stesso bellissima e completamente fuori dagli standard narrativi della serie.

L'odio
Pescando a piene mani dagli albori della serie (operazione sempre gradita dai lettori di vecchia data) il duo al timone decide di sorprendere fin da subito il lettore grazie ad una inattesa inversione dei ruoli. Operazione complessa e ben rischiosa, ma qui molto ben gestita, in cui Harlan & Co. diventano quasi i nemici, mentre lo sconosciuto Radovan appare come l'improbabile eroe del giorno. Attenzione: quando dici improbabile non la fai per dire che il personaggio in questione non è credibile, ma solo perché gli autori sono molto attenti a non esagerare nel giochino e a ricordarci che i "nostri" non hanno certo cambiato schieramento. Ne esce quindi uno scontro in cui il lettore, pur continuando ad amare i soliti noti, finisce sotto sotto per fare il tifo per lo sfortunato ragazzo finito in una storia troppo grande per lui.

Una nota di dolore.
Fondamentalmente "Odio implacabile" è una storia triste e ricca di dolore. Da una parte il giovane che non riesce, umanamente, a superare il terribile trauma dell'infanzia e del giorno in cui perse tutto e perciò vive una vita a suo modo incompleta nella quale non gli è sufficiente neppure l'amore della donna che ha al fianco (figura che nelle pochissime pagine in cui appare riesce a ritagliarsi un suo spazio). Dall'altra una vampira, vittima a sua volta, che non riesce e perdonare se stessa ed è travolta dal senso di colpa. Una vittima contro l'altra, dove il lato umano e irrazionale prende il sopravvento e muove i protagonisti verso azioni del tutto inconsuete, spesso anche prive di senso, ma al tempo stesso profondamente reali.

Piccola pecca
L'unica pecca della storia è dovuta alla carenza di spazio (nel senso del numero della pagine) che obbliga Cajelli a chiudere un po' in fretta lo scontro finale, ragione per cui l'intervento risolutore di Kurjak risulta un po' banale e lascia leggermente insoddisfatto il lettore.

Ma alla fine sono applausi
Considerato quanto appena detto e tenuto conto anche dell'ottimo lavoro di Arturo Lozzi ai pennelli diremo che siamo di fronte ad un bellissimo numero. Forse un tipo di storia che funziona una volta sola. Ma per quella volta funziona, eccome se funziona!


Voto
Soggetto: 8.5
Sceneggiatura: 8
Disegni: 8