lunedì 13 gennaio 2014

Dragonero #8 - Il fascino del male. La recensione

Potrei dire che quest'albo, incorniciato da una gran bella copertina che già da sola ti fa venire voglia di procedere all'acquisto, contiene forse la miglior storia di Dragonero vista finora. Potrei....e lo faccio!

100% Vietti  
"Il fascino del male" è senza alcun dubbio una storia Viettiana. Lo è dall'inizio alla fine, senza possibilità di replica e senza eccezione alcuna e lo è a partire dai personaggi. Non solo per Gmor (che come già detto altro non è che la versione fantasy, pur con le sue peculiarità, di Branko), ma lo è soprattutto nei comprimari, che nella loro breve ma efficace caratterizzazione risultano completamente funzionali allo sviluppo della narrazione. Badate bene che non si tratta di figure stereotipate pur se certamente classiche (il vecchio ufficiale esperto, il giovane ambizioso che cerca di rendersi utile e i soldati capaci di fare amicizia con chiunque davanti ad un boccale di birra), quanto piuttosto di un comodo, ma apprezzabile, ricorso ai classici del genere. Fateci caso, ma tutti fanno la loro parte ed ogni scambio risulta ben inserito nella narrazione o per dirla meglio farai notare che i tanti dialoghi non rallentano per nulla la storia, ma contribuiscono a strutturarla.


Il fascino del male, appunto 
Vietti costruisce con attenzione un'atmosfera di grande tensione, facendo percepire gradualmente il crescente nervosismo degli attori in scena e generando una sana dose di curiosità al lettore che rimane in piacevole attesa della sorpresa. Che poi arriva, pure estremamente ben pensata e altrettanto ben riuscita e riesce in un triplice scopo: 1) portare avanti la continuity, 2) approfondire la conoscenza del mondo di Ian, 3) creare grande attesa per il resto dell'albo e per lo scontro finale. 

Meglio di cosi?
Personaggi in scena, ritmo narrativo, costruzione della continuity. C'è tutto e tutto permette di poter parlare di un'ottima storia ben raccontata e di una serie che comincia a diventare più solida e strutturata. Bastava aspettare no? 

Disegni

È sempre un piacere poter leggere una storia illustrata da Antonella Platano (di cui ricordo il lavoro su due albi Giganti di Nathan Never), anche se per inverso va detto che il suo nome comporta sempre grandi attese.
In generale è una buona prova, anche se non sui livelli di eccellenza di altri suoi lavori (anche i migliori hanno un loro elevato standard di normalità), dove il meglio è rappresentato dalle scene dinamiche e dagli improvvisi cambi di prospettiva e dalla raffigurazione della Driade, che riesce ad essere sinceramente affascinante ed inquietante al tempo stesso.

Voto
Soggetto: 7+
Sceneggiatura: 7.5
Disegni: 7.5