lunedì 16 settembre 2013

Le Storie #12 - La pazienza del destino

Una delle cose che adori di più, ma davvero, è leggere una storia che alla fine non sai esattamente come valutare. Certo, puoi sempre dire se ti sia piaciuta o meno (non soffri di strane sindromi dissociative), ma andando più nel concerto ti trovi in difficoltà. E adori questa situazione perchè di regola significa che l'autore, anzi nel caso di specie l'autrice visto che si tratta di Paola Barbato, ha dato vita a qualcosa di peculiare e non banale. E questo già di per se è una nota di merito a prescindere dal tuo personale, uh, "sollazzo".

Quel bastardo li, quello al tavolo
Perché, diciamocelo, fino a 30 pagine dalla fine la sola vera ragione di interesse di questa storia è rappresentata dall'ineffabile Douglas Monroe. Uno talmente stronzo che alla fine ti diventa simpatico a pelle e finisci per fare il tifo per lui. Che, per intenderci, non è una cosa da poco se parli di un anti-eroe protagonista di un racconto noir. Il problema, fino a quel punto di cui si è detto poche righe sopra, è rappresentato semmai dal resto. Personaggi che appaiono piuttosto stereotipati, quasi banali e situazioni poco chiare e che danno  l'impressione di dover fare il giro largo per scansare a fatica alcune voragini delle sceneggiatura. Sembrano. 
Perché quando stai per dire che questa storia è un incidente di percorso di una collana finora eccellente, ecco che ti arriva lo scappellotto "che così impari ad avere il buon gusto di aspettare la fine prima di giudicare". 
E allora bastano poche pagine, di gran qualità, per prendere la tua opinione precoce e gettarla nel tritarifiuti. Tutto acquista un senso, la trama diventa chiara, elegante e per certi versi anche raffinata, ogni vignetta diventa perfettamente funzionale e i personaggi acquistano spessore e iniziano a brillare di luce propria.

Disegni 
Il lavoro di Giovanni Freghieri è molto più semplice da valutare. Un lavoro di qualità come sempre, anche se, volendo essere assurdamente puntigliosi, diremo che, data anche la natura della storia, i suoi ottimi disegni non rappresentano un valore aggiunto. Anche perchè, tanto per essere sinceri, non è quello a cui servivano.
E però c'è da dire che il suo tratto si sposa benissimo con le atmosfere e lo stile degli anni '50 (o fine anni '40 visti i riferimenti all'esordio cinematografico di una ben nota attrice...).

Quindi
Una storia che all'inizio sembra bruttina e che alla fine invece si rivela molto gradevole, ricca di colpi di scena (riusciti tra l'altro) e di svolte impreviste e con una struttura narrativa che valorizza il prodotto finale e permette di superare i limiti di un soggetto che altrimenti sarebbe stato scarsamente originale. Grande merito a Paola Barbato. 
Da leggere, eccome!

Valutazione (non da un senso di spocchia il termine "valutazione"? Boh!)
Soggetto: 6.5
Sceneggiatura: 7.5
Disegni: 7


Della stessa autrice
Le Storie #1 - Il boia di Parigi  

sabato 14 settembre 2013

Inter - Juve 1-1. Che, oh, che due palle....

E si, vabbè i due gol in tre minuti, vabbè le due palle gol mangiate dalla Juve nel finale che tra l'altro bravo sto Isla che guarda proprio. E vabbè che il pari è anche il risultato ovvio e scontato. Però che due balle, che noia e che scazzo! 

Che ne noi baldi invasori della Milano merdazzura ne loro, la succursale di CPT di Lampedusa avevano palesemente intenzione di farsi del male. Che Buffon ha scommesso sul pari, Mazzarri ha detto che la vittoria non gli interessa e allora.,..
dolce profumo di biscottone!

E il primo tempo è tutto li. Un tiro di Nagatomo-san che rischia anche di lasciare la caviglia sull'infido prato ambrosiano (che se sti giappo falliscono hanno il vizio dell' harakiri...) e un passaggio di Pogba al tizio li alto che sta in porta per gli altri. Che da quella distanza la cosa più difficile era non riuscire  a tirare.....sto Pogba, idolo assoluto sempre e comunque, ha sto vizio di fare le cose difficili.....accidenti a lui!

Intanto Lichtsteiner si pente del bell'inizio campionato e cerca di commettere uno dei suoi omicidi rituali, immolando un giocatore dell'Inter ad un oscuro dio pagano della Svizzera tedesca (mi pare un certo UBS) Mazzarri e Conte giocano a briscola a bordo campo e Bergomi esce completamente di senno mentre Caressa inizia ad imitare il se stesso di Fifa 14 per dare più enfasi al match con un filotto staordinario di Chiellini-Barzagli-Bonucci-Pirlo-Bonucci-Pirlo-Chiellini-Barzagli-tua nonna-la mignotta di tua madre-madonna che palle!
Bello eh, sto primo tempo! 

Nel secondo tempo....no niente, che secondo Bergomi, oramai affetto da una forma grave di astrazione dalla realtà l'Inter domina che infatti tira circa, uh, mai. Che Bergomi è quello che crede a tutto quello che si dice sul signoraggio bancario, alle promesse di Berlusconi, a le stronzate di Voyager e alle pagelle della Gazzetta dello Sport. Poveraccio! Poi oh, noi abbiamo Vucinic con la scusa della gamba per marcare visita e non è che.... un attimo che faccio una partitina ad Assanin's Creed, che è meglio. 

Ah....che ti svegli quando su capellone paraponzi-ponzi-po! arriva il gol di Icardi.
Che ha giusto un pelo rotto le balle sto Icardi, tanto per dire.... 
urge soluzione drastica..... 
E li che esultano. Loro. Per sei secondi che Alvarez torna se stesso per un minuto si perde l'uomo e la pacchia è già finita... 

We, Mazzà, suka!

Poi basta. A parte che Isla, convinto ancora di dover passare all'Inter si mangia un gol a Handanovic al suolo con Mazzà che sadico gli fa anche i complimenti e ci dice che deve andare a coprire la fascia. E quello, ligio, va!
E grosso modo è finita. Contentissimo Mazzà che non ha vinto e pure Buffon che va a recuperare la vincita.
Noia alle stelle, sbadiglio che si libera e un pari che alla fine è pure ovvio.
E io torno a dormire. Ciao eh! 

giovedì 12 settembre 2013

Vent'anni passano in fretta....


Perché comunque, anche a vent'anni dalla partita d'esordio, tra scudetti, coppe, finali vinte  e finali perse, c'è sempre e solo un capitano!

mercoledì 11 settembre 2013

Dragonero #1-4 - Il sangue del drago. Recensione della prima saga di Dragonero


E allora eccoci qua dopo ben quattro mesi a parlare della prima saga completa della nuova serie regolare della Bonelli (a cui si rinnovano tutti i migliori auguri, ovviamente!).
Una recensione difficile perchè si parte dal presupposto che questa avventura di Ian Aranill sia la prima, ma in verità al tempo stesso che non lo sia. E quindi scriverai una recensione in entrambi i sensi, tanto per essere preciso. 

Per chi non ha letto il romanzo a fumetti del 2007
"Il sangue del drago" (chiamiamo così questa prima saga) è una discreta prima storia che riesce nello scopo di introdurre il lettore in un mondo completamente nuovo di cui si può già percepire la profondità e una certa coerenza di fondo (a livello di culture e di geografia) e fornisce tutta una serie di spunti che sarà poi interessante andare a scoprire in futuro (come ad esempio l'ambiguo utilizzo della tecnologia tecnocrate).
Certo va detto che per ora i personaggi rimangono solo abbozzati e così di Ian veniamo solo a sapere che dispone di complessi poteri che ancora non capisce a fondo, di Sera ci viene detto che è la classica elfa dei boschi e Gmor è il classico armadio dal cuore gentile (che ricorda un altro personaggio di Vietti, ossia Branko). Senza particolari spunti possiamo dire che per ora i protagonisti rimangono all'interno dei classici binari del genere senza particolari spinte innovative. 



Per chi aveva letto il romanzo a fumetti del 2007 
"Il sangue del drago" porta il lettore a scoprire altri luoghi remoti dell'Impero (e al di fuori dello stesso) e sposta l'attenzione su altri aspetti del mondo di Dragonero che per ovvie ragioni non apparivano nella saga di 6 anni fa (ammazza come passa il tempo!) ampliando di parecchio lo scenario d'azione e in certo senso andando a completare la "presentazione" dell'ambientazione. 
Una discreto secondo episodio che manca però del respiro epico di "Dragonero" (il romanzo appunto) e che di fatto nulla aggiunge alla caratterizzazione dei personaggi. Ian rimane grosso modo quello di prima e la curiosità covata negli anni per i suoi nuovi poteri è di fatto frustrata e le risposte sono da attendere a data da destinarsi (e certo gli autori non potevano giocarsi tutte le loro carte alla prima avventura, vi pare?), mentre i comprimari rimangono abbozzati e non aggiungono molto alla storia. 


In sostanza. I motivi del no...... 
Al di la del difficile lavoro portato avanti da Vietti ed Enoch va osservato che la storia, generalmente gradevole e spesso anche divertente grazie alle numerose scene d'azione presenti in ogni albo, è minata da alcuni elementi che stonano particolarmente. 
1) Non è ad esempio chiaro dove si voglia arrivare con tutta la storia della rivalità tra Ian e Khail (che di fatto non produce effetti e sembra non avere strascichi);
2) Sembra decisamente troppo insistito il discorso sulla tecnologia tecnocrate che viene ripetuto più volte in ogni albo con dialoghi ridondanti;
3) Le caratterizzazioni di Atrea e di Xara sono piuttosto incoerenti. Passi la "possessione" dell' elfa, che però viene infilata nella storia in modo piuttosto confuso e senza alcun approfondimento, ma Xara, inizialmente presentata come un'arrivista avida di potere, alla fine risulta mossa da ragioni incomprensibili che non sembrano supportate neppure dalla pazzia. 
4) L'albo finale sembra essere stato chiuso anzitempo, privando il lettore di un vero scontro finale tra i nostri e i cattivi (vedi il duello tra Xara e Myrva).

...e quelli del si
Il mondo di Dragonero è un mondo che trasmette un certo fascino e presenta aspetti peculiari che se debitamente sfruttati daranno grandi soddisfazioni ai lettori. Inoltre la presenza di una tecnologia decisamente affine al genere steampunk e l'uso privo di compromessi della magia sono punti a favore della serie. 
Da ricordare infine un paio di trovate narrative oggettivamente notevoli (ad esempio la famiglia degli Impuri) e l'ottima interazione tra i personaggi (che risultano quindi molto omogenei).


Disegni 
Va da se che nel valutare la prova di Giuseppe Matteoni bisogna tener conto della mole immensa di lavoro svolta. 
Diremo quindi che ad un primo albo oggettivamente ottimo seguono una serie di alti e bassi dal nelle tante tavole successive. Così, se il livello rimane alto per tutte le tavole dedicate al racconto di Ian (quello collocato temporalmente 6 anni prima), lo stesso non si può dire del resto del secondo albo e delle prime pagine del terzo, dove le fisionomie diventano meno dettagliate e i paesaggi meno accurati. Al tempo stesso però dalla metà de "Gli Impuri" fino al finale il livello torna ad alzarsi in modo considerevole grazie ad alcuni spaccati paesaggistici di grande impatto (e agli interni della fortezza della Nera Signora) e a tutta una serie di scene d'azione rese molto bene.
Da pagina 44 dell'ultimo albo i disegni sono invece di Luca Malisan che contribuisce in maniera assolutamente positiva (ma lo vedremo poi all'opera tra qualche mese). 

Valutazione
Soggetto: 6.5
Sceneggiatura: 6.5
Disegni: 7 (tenuto conto della quantità di tavole) 


martedì 10 settembre 2013

Le 10 migliori saghe fantasy (secondo te).

Ben lo Svelto, Kalam e Whiskeyjack davanti al corpo di Hairlock e con Apsalar alle spalle....


C'è che te l'hanno chiesto su Facebook da un po' di tempo. C'è che in effetti avevi voglia di scrivere questo post (e prima o poi ve ne scrivo uno sulle 10 migliori saghe in generale a prescindere dal genere).
Prima però facciamo due premesse. 


1- Non hai preso in considerazione quello che è ambientato  nella Terra di Mezzo, ossia: 1- I Racconti incompiuti, 2- I racconti perduti, 3-I racconti ritrovati, 4- Il Silmarillion, 5- Lo Hobbit, 6- Il Signore degli Anelli e via discorrendo (che di roba ce n'è). Per te tutto questo materiale sta al romanzo fantasy quanto, che so, l'Eneide. Difficile valutarla senza cadere in agiografie e senza fare paragoni assurdi.... E poi non voglio avere a che fare con le bande di talebani che sono pronti ad immolarsi per Tolkien.... 



2- Non troverete nulla ambientato negli universi narrativi di Dragonlance e dei Forgotten Realms. Non scherziamo dai....quelli sono libri scritti per dare corpo all'ambientazione di un gioco di ruolo....sono l'equivalente fantasy della serie di Spartacus, ossia un prodotto senza ambizioni e di mero uso e consumo immediato... 
Stesso discorso per i libri ambientati negli universi di Warcraft e Warhammer.

E ora iniziamo per davvero. E si...questa È una classifica! 

10- La trilogia dei Lungavista 
A Robin Hobb (pseudonimo di Margareth Lindholm) è sempre mancato mezzo metro per arrivare al capolavoro. In compenso TUTTI i suoi libri ambientati nel mondo dei Sei Ducati sono un goduria per ogni amante fantasy. Qui hai preso in considerazione la prima saga in ordine di scrittura. La Trilogia dei Lungavista ti era piaciuta tantissimo e te la ricordi ancora per filo e per segno per tutta la serie di idee geniali avute dall'autrice (la telepatia usata come arma, l'empatia tra il protagonista e gli animali, il fato determinato dalla scelta del nome di battesimo) e dalla capacità di scrivere una saga che per 2/3 è ambientata  nello stesso posto, lasciandosi andare solo alla fine al classico viaggio di ricerca. 
Ovviamente ha un peso notevole (e positivo) anche l'impianto fortemente intimista e la narrazione in prima persona. Ciò detto i colpi di scena sono di quelli che ti fanno saltellare felice sulla seggiola. 
Titoli: 1- L'apprendista assassino; 2- L'assassino di corte; 3- Il viaggio dell'assassino.

Ma ovviamente sono consigliati anche le saghe dei "Mercanti di Borgomago", "L'Uomo ambrato" (che è il sequel della trilogia dei Lungavista) e "Le cronache delle giungle della Pioggia". 

9- Le cronache di Thomas Covenant, l'incredulo 
Poteva mancare la storia classica del tipo reale con problemi da mondo reale che finisce per caso (o quasi...) in un mondo fantasy dove scopre di avere un ruolo decisamente importante? Sarebbe come negare la natura stessa del fantasy. Thomas Covenant è un uomo emarginato, gravemente malato e depresso. La saga (ce ne sono tre, ma a te è piaciuto solo la prima) ha tutti gli elementi classici del genere, ma a tratti diventa terribilmente drammatica e presenta situazioni e momenti decisamente maturi. 
Titoli: 1- La conquista dello scettro; 2- La guerra dei giganti; 3- L'assedio della rocca.

8- Mistborn 
Brandon Sanderson era per te un signor nessuno fino al giorno in cui è stato scelto (per davvero) per quello che era il compito più tremendo che potesse toccare a uno scrittore del genere fantasy: concludere la saga della Ruota del Tempo dopo la morte di Robert Jordan. 
Ecco: la cosa si è rivelata per lui e per noi una manna dal cielo per due ragioni. In primis perchè gli ha fatto una pubblicità enorme e poi perchè ha fatto conoscere a noi una saga clamorosa.
Un fantasy puro, ambizioso, che affonda a suo modo nella classicità del genere e riesce però al tempo stesso ad essere innovativo e moderno grazie ad un concetto diverso di magia e a combattimenti epici e spettacolari. 
Titoli: 1- L'ultimo impero; 2- Il pozzo dell'ascensione; 3- Il campione delle Ere.
A questi segue un quarto romanzo, che da via ad una nuova saga e che si intitola "La legge delle Lande". 

7- Mitago  
Una tetralogia che definire classica è dire poco. E che poi va molto oltre al solito fantasy (per solito leggi Shannara) e si lascia andare in tutta la sua potenza evocativa narrando di dimensioni alternative, immortali destinati a risorgere e ossessioni di conoscenza. Tutto con quel meraviglioso sense of wonder che negli anni '80 sembrava un dono innato di ogni scrittore di talento. 
Titoli: 1- La foresta dei Mitago; 2- Lavondyss; 3- La regione sconosciuta; 4- Il tempio verde. 

6- Il ciclo dei Belgariad 

Avete letto il ciclo dei Belgariad? Avete letto TUTTO (i Malloreani, Sparhawk, I Sognatori) quello che è uscito dalla mente di David Eddings? 
Se lo avete fatto possiamo parlare dei "classici" del fantasy e di uno dei 3-4 autori che ha dettato i canoni basilari di ogni romanzo di genere che è seguito. In caso contrario ripassate per il via e scoprirete da dove vengono i personaggi che trovate in quasi ogni romanzo del genere e un determinato approccio alla magia, al al viaggio e alla ricerca. 
Titoli: 1- Il segno della profezia; 2- La regina della magia; 3- La valle di Aldur; 4- Il castello incantato; 5- La fine del gioco. 

5- Le cronache del Ghiaccio e del fuoco
8-9 anni fa questa saga sarebbe stata nelle prime tre posizioni. Poi sono usciti gli ultimi due volumi "A Feast for crows" e "A dance with dragons" e hai capito che Martin ci sta mettendo secoli ad andare avanti perchè non sa più cosa fare. Personaggi che si sono persi per strada, trame morte nella culla, intoppi di ogni generi e un generale senso di confusione che provoca noia al lettore.
Detto questo però devi anche far notare che i primi tre libri (o sette se seguite l'edizione italiana) corrispondenti alle prime 4 serie TV (comprendendo quella in fase di realizzazione) sono stati una delle cose più belle che hai letto. Peccato che poi Ciccio Martin si sia perso... 
Titoli: li sapete già..... 

4- Ciclo di Druss
Ve lo ricordate il discorso che abbiamo appena fatto per il ciclo dei Belgariad? Ecco, fate conto che è la stessa cosa. Qui però si punta ancora più forte sul concetto di eroe-salvatore e si eliminano gli elementi non umani del fantasy... capito Ciccio Martin? 
E David Gemmell era  uno scrittore nettamente sottovalutato. 
Titoli: 1- La leggenda di Druss; 2- L'impeto dei Drenai; 3- La leggenda dei Drenai; 4- Le spade dei Drenai; 5- L'ultimo eroe dei Drenai; 6- Guerrieri d'inverno. 

E ora....il gran finale!

3- La torre nera
Diciamocelo: se Stephen King non fosse impazzito nel finale di saga arrivando a concludere tutto in fretta e furia (strano dire che un libro finale di oltre 1000 pagine è troppo veloce...) starebbe al 2° posto (il primo non è in discussione). Dei sette libri ce ne sono tre che da soli basterebbero a consacrare uno scrittore come un grande del genere, ossia: "L'ultimo cavaliere", "La chiamata dei tre" e "La sfera del buio". 
C'è  tutto: western, fantasy, horror, un pizzico di fantascienza, il mistero, la figura dell'eroe solitario, un nemico immenso (Randall Flagg/Walter o'Dim) e un cast di comprimari straordinario. Per 5 volumi questa saga rischia di diventare la ragione di vita del lettore. Peccato per i due volumi finali. E però va detta una cosa sul finale di saga: che è perfetto. 

Titoli
1- L'ultimo cavaliere
2- La chiamata dei tre
3- Terre desolate
4- La sfera del buio
5- I lupi del Calla
6- La canzone di Susannah
7- La Torre Nera

Extra: La leggenda del vento
Più: Le piccole sorelle di Eluria (racconto) e tutte le serie a fumetti.... 

2- La ruota del tempo
Moiraine e Lan
Era un soldato. Era un pastore. Era un mendicante e un re. Era un contadino, un menestrello, un marinaio, un falegname. Era nato, vissuto e morto come un Aiel. Era morto pazzo, era morto marcendo, era morto di malattia, per un incidente, di vecchiaia. Era stato giustiziato, e una moltitudine aveva applaudito alla sua morte. Si era proclamato il Drago Rinato e aveva sventolato la sua bandiera al cielo; era fuggito dal Potere e si era nascosto, era vissuto e morto senza saperlo. Aveva tenuto a bada la pazzia e la malattia per anni; si era arreso a cavallo fra due inverni. A volte Moiraine veniva e lo portava via dai Fiumi Gemelli, da solo o con quelli dei suoi amici che erano sopravvissuti alla Notte d'Inverno; a volte non lo faceva. A volte venivano altre Aes Sedai. A volte veniva l'Ajah Rossa. Egwene lo aveva sposato; Egwene, con il volto severo dell'Amyrlin Seat, aveva guidato le Aes Sedai che lo avevano domato; Egwene, con le lacrime agli occhi, aveva affondato un pugnale nel suo cuore, e lui l'aveva ringraziata mentre moriva. Aveva amato altre donne, sposato altre donne, Elayne, Min e la figlia di un contadino dai capelli biondi che aveva incontrato nel suo cammino verso Caemlyn, donne che non aveva mai visto prima; Rand aveva vissuto queste vite. Cento vite. Di più. Così tante che non poteva contarle. E alla fine di ogni vita, mentre giaceva nel letto di morte, esalando l'ultimo respiro, una voce gli bisbigliava nell'orecchio: Ho vinto di nuovo, Lews Therin

La summa massima della lotta tra bene e male in una saga dominata dalla figura messianica del salvatore del mondo e dalla rappresentazione pura del caos e della distruzione. Non so come altro spiegarlo. Potrei dirvi che Rand al'Thor è forse il più grande eroe della storia del genere fantasy? Che non esiste personaggio, specie femminile, che non meriti di essere approfondito? Potrei, ma non sarebbe abbastanza. 

Titoli: 
1- L'occhio del Mondo
2- La grande caccia
3- Il Drago Rinato
4- L'ascesa dell'Ombra
5- I fuochi del cielo
6- Il Signore del Caos
7- La corona di spade
8- Il sentiero dei pugnali
9- Il cuore dell'inverno
10- Crocevia del crepuscolo
11- La lama dei sogni
12- Presagi di Tempesta
13- Le Torri di Mezzanotte
14- Memoria di Luce

1- Malazan
L'assedio di Pale
Malazan è la più grande saga di sempre. Punto e a capo.
Prendi il fantasy puro e senza compromessi ma togli il buonismo, i lieti fine, le scelte scontante e riempilo di cinismo, avidità, dolore, guerre, meschinità e una violenza talmente vera da far male quanto un pugno allo stomaco.
Pensa ad una scacchiera a due livelli. Sopra stanno gli dei, crudeli, volubili, in balia di se stessi e deboli. Sotto gli uomini, divisi tra pedine e giocatori.
Copri tutto con il velo dell'illusione e dell'inganno.
Pensa ad un mondo dove gli eroi sono dei poveri bastardi e i cattivi sono dei poveracci che vogliono sopravvivere.
E mettici dentro le figure di Anomander Rake...

...Karsa Orlong 

e  i tre della prima immagine di questo post.
E mettici la più fantastica battaglia fantasy di sempre (una delle tante in un mondo devastato dalla guerra e dall'avidità).
Perché nel mondo dei Malazan gli eroi muoiono, i cattivi vengono giustiziati e gli sciacalli vincono. 

Attenzione
È una saga complicatissima con centinaia di personaggi (meglio annotarsi eventi e nomi mano a mano che si va avanti perchè nulla succede per caso....) e dove l'autore, Steven Erikson, non spiega assolutamente nulla e quindi servono i primi due libri per capire davvero come funziona il mondo di Malazan. Impegno e dedizione, ma alla fine quante soddisfazioni! 

Titoli:
1- I giardini della Luna
2- La dimora fantasma
3- Memorie di ghiaccio, parte 1 e parte 2 (capolavoro maestoso)
4- La casa delle catene
5- Maree di mezzanotte, parte 1 e parte 2 (altro capolavoro)
6- I Cacciatori di Ossa, parte 1 e parte 2 (il finale è di rara bellezza)
7- Venti di morte, parte 1 e parte 2
8- I Segugi dell'Ombra, parte 1 e parte 2

Devono ancora essere tradotti i volumi 9 e 10 (poi finisce) e non c'è traccia dei libri di Esslemont che completano la saga.... .e Return of the Crimson Guard è un gioiello, peccato....





lunedì 9 settembre 2013

Dampyr #162 - Il figlio di Joan. E un discorso generico di continuity


Io: "Toh che bella storia!Mica una di quelle che capitano tutti i giorni!"
L'altro "Al solito ci metti troppo entusiasmo. Di che parliamo? Della storia in se o della sviluppo della saga? Che guarda che son due cose diverse...."
Io: "Beh, in effetti hai ragione....parlavo comunque della storia per come si incastra nella continuity....voglio dire: c'è un altro Dampyr in giro per il mondo! Hai idea di quanti sviluppi può offrire questa soluzione? Non vedo l'ora già adesso!"
L'altro: "E ok. Va bene, negli anni, in futuro, ecc....ok, la serie è viva, lotta insieme a noi e ha ancora moltissimo da dire. Per i prossimi anni sono tranquillo. Ma vogliamo parlare della singola avventura? Che ti dirò, a livello narrativo a me è sembrata discreta e nulla più..."
Io: "Ma come?A costo di ripetermi: è carica di eventi e di azione, da una spinta enorme alla continuity e introduce una novità che va a minare direttamente le fondamenta della saga e preannuncia sviluppi pazzeschi nei prossimi anni. Che altro vuoi?Non  mi dirai che è un albo che si può tacciare come banale? Che guarda che non ti rivolgo più la parola-----"
L'altro: "Si ok....ma la storia in se a me è sembrata troppo compressa, infilata a forza in un abito troppo stretto e con tutta una serie di eventi messi in fila senza un collegamento diretto tra di loro. E pure le tante scene d'azione, per quanto ben pensate, non hanno quella carica di pathos che sarebbe lecito aspettarsi... "

Io: "Beh, insomma, magari in parte è anche vero. Ma non era un albo di passaggio come quello del mese scorso e sai bene che le esigenze di continuity limitano molto lo spazio di manovra. Inoltre Boselli ha anche il merito di aver chiamato in causa, in modo coerente, tutta una serie di personaggi che danno un respiro maggiore alla storia e te ne fanno capire l'importanza. Un cast enorme, difficile da gestire, ma che alla fine.... ".
L'altro: "ma non dico che ci siano forzature. Riconoscono l'abilità e la bravura dell'autore. Dico solo che forse ha voluto esagerare finendo per bloccare alcune potenzialità della trama. Che se ci pensi, con un po' più di spazio e di tempo poteva essere un albo fantastico tipo...che so.... ricordi "American Museum" o "Notte e nebbia"?

Io: "uhm...si ma li si arrivava al culmine di trame portate avanti da tempo, qui invece si da inizio a qualcosa destinato a durare. Diciamo che a me piace per i possibili sviluppi futuri e tu invece poni alcune critiche allo sviluppo della singola storia? Credo che le due cose siano compatibili.....e dei disegni che pensi?"
L'altro: "Oh beh....tua sai che io penso che Dampyr disponga di una "batteria" di artisti con pochi pari e che Michele Cropera di regola è una garanzia. Capirai che sono in imbarazzo a dire che stavolta i disegni non mi hanno convinto molto....anzi, a tratti mi sono sembrati un po'....affrettati? Imprecisi? Grossolani?
Io: "Anche se da metà albo in poi migliorano molto, dai! Prendi quella scena a pagina 64 e prova a dirmi che non ti è piaciuta e non ti rivolgo più la parola...però è vero...non il solito lavoro...è che ci ha abituato bene, che ci vuoi fare? Concludi tu il discorso?"

L'altro: "Si certo. Diciamo allora che è una storia importante di cui apprezziamo l'ambizione e l'impatto sulla saga, ma un po' meno, nello specifico, lo sviluppo delle trama...e che stavolta i disegni non sono al solito livello di eccellenza..."
Io: ".......e che ci asteniamo da darle un voto perchè andrà valutata nel corso dei prossimi anni. Vedi i pro e i contro delle serie regolari?"


Ah si... l'altro... 


sabato 7 settembre 2013

Il trailer di Robocop. Che a te fa alzare giusto un sopracciglio....

Che è uscito il trailer di questo nuovo Robocop che è un po' Iron Man, un po' motociclista tamarro e un po' non si sa cosa. Qua sotto. 


Allora.
Alex Murphy muore con un bomba. Non viene massacrato alla fiera dei macellai come nell'originale.
Fa il detective e non ha neppure la collega con il fascino da camionista. Uhmm.....
Sembra una specie di Iron Man che non va a figa più che un cyborg che segue le direttive della OCP
E non c'è la banda di delinquenti psicopatici.


Ha la faccina ancora intatta  con tanto di visiera di che si alza per far vedere i suoi occhioni dolci.
E sopratutto è consapevole di cosa gli è successo e non ha perso i ricordi della sua famiglia.... 
Ah si....a tatto manca l'atmosfera marcia e malata del film diretto da Paul Verhoeven e ti sembra stracolmo di effetti speciali sbrilucciocosi di quelli che piacciono tanto ai bimbiminkia.

E quindi? Per te parte da sotto un treno.....

AH, MA ASPETTA! IL REGISTA! 
Ossia Josè Padilha....cioè quello di Tropa de Elite 1 e 2....cazzo, allora vado a vederlo!