lunedì 9 marzo 2015

Agenzia Alfa #33 - Il sole del mattino


Soggetto e sceneggiatura: Stefano Piani
Disegni: Melissa Zanella
Copertina: Roberto De Angelis



Punti di vista
Bella perchè strana. Bella perchè diversa. Sta a Nathan Never quanto il gorgonzola nel ragù (può piacere, ma effettivamente non centra nulla), ma ciò non toglie che tu l'abbia trovata una storia gradevole. 
Magari troppo lunga. Anzi, senza il magari visto che effettivamente il gioco messo in piedi da Stefano Piani viene ripetuto troppo a lungo e alla fine perde di interesse diventando troppo ripetitivo e dando a tratti l'impressione di essere finalizzato ad allungare un po' il brodo. O per farla semplice diremo che sarebbe stata una storia perfetta per uno speciale (160 pagine), mentre su un balenottero risulta decisamente troppo stiracchiata. 


Le storie 
Per dirla tutta la mia attesa per questo albo rasentava lo zero. Questo perchè a leggere la sinossi non ci avevi trovato nulla di avvincente. Siccome però questa cosa tende a capitarti spesso hai anche preso l'abitudine di ignorare la tua prima impressione e di provare davvero a leggere l'albo che di volta in volta hai tra le mani. Quindi la storia di May rimasta intrappolata (cosa che a dire il vero le capita assai spesso....pare che in città vada di moda sequestrare gente solo dove ci sono anche agenti alfa presenti) con una scolaresca in un museo a causa della più classica figura della criminale involontaria e con un cuore ti ha fatto ricredere. Funziona perchè Piani gestisce la cosa con cura e anche con una certa pazienza, ovvero senza la ricerca spasmodica del colpo di scena e si prende anche tutto il tempo necessario a tratteggiare il "villain" (se così si può dire) e per creare una situazione di tensione che sia anche un pelo credibile. E mi riferisco proprio alle tante storie che vengono narrate. In fin dei conti non è inverosimile che un sequestratore ricorra anche ad espedienti di questo genere per tenere tranquilli gli ostaggi. 

Tante, forse troppe 
Dall'espediente si parte poi alla narrazione di tante piccole storie. Qui la cosa si complica.
Funzionano? Beh, quasi tutte (a parte, parere tuo, quella del costruttore di armi che pubblicizza l'acqua minerale....) e questo è già bene.
Portano avanti la trama complessiva? Fino ad un certo punto. Le prime si, dato che entrano perfettamente nella costruzione complessiva della trama (se uno che ha la pistola ti chiede di inventare una storia tu lo fai e basta), ma poi ci si perde al punto che alla fine la cosa non funziona più e si sarebbe, forse, potuto tagliare qualcosa. 
Oh, sia chiara una cosa: meglio un autore che esagera che uno con il braccino corto!

Conclusione 
Si arriva quindi alla fine dell'albo con un po' di stanchezza (ma va anche detto che dopo 290 pagine la cosa ha anche senso) e la conclusione, certamente drammatica, non rappresenta nulla di particolarmente innovativo ne eccezionale sebbene sia comunque coerente e sensato con quanto raccontato fino a quel punto. 

Ma quindi? 
Quindi cosa? Se mi è piaciuta? Se è una bella storia? Eh, ma il bello sta qui. Sta nel fatto che una storia talmente particolare è difficile da valutare se non da un punto di vista strettamente personale. A te, come detto sopra, è certamente piaciuta nonostante i difetti che hai evidenziato. 
A voi piacerà? Non lo sai. Vi si lascia scoprirlo da soli. E no, questa volta niente voto, che qua non si vuole condizionare nessuno.
Si, sei un bastardo.