mercoledì 12 novembre 2014

Interstellar. La recensione


A questo film dedicherai anche un bel riassuntone, ma intanto ti limiti alla recensione. 

Iniziando 

Interstellar è il film annuale di Christopher Nolan, ossia quel film che quando esci dalla sala devi per forza dire che ti è piaciuto un sacco decantando il genio del regista. Per contratto, se no al cinema non ti ci fanno più entrare. Poi a volte ti va bene che il film merita davvero (Memento, Inception o The Prestige) a volte meno e finisci dentro una voragine con sopra scritto "trama" (tipo l'ultimo Batman).
Stavolta è una di quelle volte che in cui è andata bene. Cioè quasi bene, visto che tutto ruota attorno ad una mimmata epica che da sola ti ha aperto delle crepe enormi in quella cosa che ti porti appresso e che si chiama "sospensione dell'incredulità".

Andiamo nel concreto 
Si, mi pare anche giusto. Interstellar è un gran bel film di fantascienza. Potente, visionario, senza mezze misure. Ti spara in faccia delle soluzioni visive che ti lasciano a bocca aperta (leggi Gargantua) e che ti ricordano tutte le potenzialità di un genere che da anni viene generalmente annegato in un mare di banalità.
Meglio ancora: decide di osare e di spingersi oltre, uscendo dai soliti binari e sfruttando a piene mani quanto il genere offre, perdendosi piacevolmente in speculazioni scientifiche e lasciandosi andare alla meraviglia. 
A Nolan riesce l'impresa di portarti lassù tra le stelle e di farti sentire piccolo di fronte all'immensità del cosmo. Il che, per uno che volesse vedersi un bel film, non è cosa da poco. 
Certo, scopiazza o cita (dipende da come la vedete) Kubrick per buona parte del primo tempo (campo largo a mostrarci le meraviglie del cosmo associato a musica classica e di grande impatto o, per dire, un effetto wormhole che ricorda decisamente quel pezzo allucinante ideato da Kubrick parecchi anni prima), ma a conti fatti, al netto di queste citazioni, non si può negare che il film sia autentica farina dell'oscuro sacco del regista londinese. 


Scientificamente? 
Non faccio l'astrofisico e ne so davvero poco. Però va da se che vedere un film ambientato nello spazio in cui lo spazio è maledettamente silenzioso e in cui ci si ricorda della relatività del tempo (bella fregatura) dimostra come si possa creare un grande film anche senza darsi alla selvaggia ignoranza. Chissà che faccia scuola, ma ne dubito.
Apprezzabile poi anche il contesto. La Terra è malata e nessuno perde davvero tempo a capirne le cause, dato che la sola esigenza concreta è quella di procurarsi il cibo. La spiegazione della malattia che devasta il pianeta viene poi spiegata, ma senza che la cosa preveda attenzione da parte dello spettatore, quasi fosse una nota di massima conosciuta. Nulla viene invece detto riguardo alle tempeste di sabbia. E per uno che odia gli spiegoni la cosa è del tutto positiva.


Tutto bene? Circa. 
Il film scorre così, liscio come l'olio, piacevolmente interessante e a tratti emotivamente molto potente. Ti tiene inchiodato alla poltrona per tutta la sua lunga durata e ti piazza un paio di colpi di scena mica da ridere.
Fino alla colossale stronzata. Funzionale al concetto che l'amore può tutto, che il sentimento sia una dimensione materiale quantificabile e che il nostro cuore può portarci oltre ogni limite morale e fisico. Una sorta di lieto fine che commuove il pubblico, fa piangere le ragazzine e fa sentire meglio gli altri. Il momento catartico, il momento dell'oscar e l'attimo in cui il tuo sopracciglio ti fa venire i crampi per quanto è sollevato. 
Però è un attimo, lungo certo, ma un attimo. Che alla fine tutto sommato annega nel mare delle cose belle che il film ti ha offerto. 

In conclusione 
Ambizioso, meticoloso, coinvolgente e scientificamente valido. Con la cazzata alla fine, ma ci passi sopra. 
In sostanza un grande film che si posiziona parecchie spanne sopra alla media. E bravo Nolan....

Osservazione finale 
Anne Hathaway non sarà la più grande gnocca del mondo, ma da sempre sostieni che hai visto comunque di peggio...sguardo da piscotica a parte. C'è comunque da considerare il fatto che sappia anche recitare, dote non così scontata ad Hollywood...
Matthew Mcconaughey invece si è guadagnato la tua stima immortale con True Detective.