giovedì 2 marzo 2017

The Who, una magia che non smette di incantare


Il genio è uno spiritello che si diverte ad allietare e migliorare le nostre giornate e le nostre vite.
Quello stesso spiritello, nei suoi momenti migliori, ci ha regalato il blues.
Poi, non pago di regalarci emozioni immense, ci ha donato anche musicisti in grado di partire dal blues e creare qualcosa di magnifico: il rock. In tutte le sue ibridazioni e contaminazioni. Il rock, perchè al mondo si può vivere per molto meno, ma se hai l'arte a portata di mano perchè non approfittarne? 
Beatles,  Rolling Stones, Cream, The Animals, Led Zeppelin, Ten Years After, King Crimson, Pink Floyd e tanto ancora. Tanto al punto da farti dire che almeno musicalmente Londra non ha mai smesso di essere Impero. 
E un impero ha una corona e a sua volta la corona ha un gioiello che risplende più degli altri. Si, quel gioiello sono gli Who.
Perchè erano tante cose al tempo stesso, ma sopratutto perchè ogni volta che ascolto gli Who mi sembra di ascoltare decenni di musica successiva condensati in un solo gruppo ed in una sola testa, quella di Pete Townshend. 

You say I've been in prison
You say I've got a wife
You say I've had help doing
Everything throughout my life

It's not true, it's not true
I'm telling you
'Cause I'm up here and you're nowhere
It's not true, so there

Ci sono persone che nascono per fare quello che fanno.
Ci sono grandi musicisti che imparano e migliorano.
Ci sono i virtuosi.
E ci sono, per fortuna, i poeti, quelli il cui talento va oltre la tecnica. Uno di questi era Keith Richards (non un virtuoso, ma uno che la chitarra la suonava da dio) e l'altro è Pete Townshend. 
Pete Townshend è una persona che arriva alla musica dopo tanto lavoro, moltissimi concerti e che, almeno nei primi anni di carriera, sarà lontano anni luce dall'immagine stereotipa del musicista di successo. Solitario, introverso e ricco di fantasia metterà tutto se stesso nella sua produzione musicale. Una personalità che esploderà in Tommy (ma dopo aver già regalato un alto numero di perle a partire già dal primo album), probabilmente uno degli album più belli degli anni '60 e non solo.
Una chitarra meravigliosa e genuinamente trascinante che non ha mai come scopo il puro virtuosismo (come ad esempio capita sovente nei lavori dei vari Jimi Hendrix, Jimmy Page, Eric Clapton e santi vari), ma che va sempre ad incastrarsi, accompagnare, arricchire un brano nel suo complesso, in un risultato finale che tende sempre all'armonia e alla coesione assoluta.
Armonia....fa ridere dirlo di gente che picchiava duro e che cacciava momenti di puro rock senza fronzoli (tipo Out in The Street), ma di armonia si tratta. Un'armonia che diventa palese se ascoltiamo gli album del gruppo nel loro complesso. N.B.: per armonia non si intende un insieme di suoni rilassanti, ma il fatto che gli album siano molto coerenti dalla prima all'ultima traccia. Cioè, fatta eccezione per Quick One.
Eppure per capirci basta ascoltare brani stupendi come Getting Tune, The Song is Over o Pinball Wizard.
E poi se volete farvi del bene ascoltate fino alla fine Naked Eye. Sia perchè Roger Daltrey scalcia culi a manetta, sia perchè Keith Moon spacca tutto quello che si poteva spaccare, ma soprattutto perchè il finale è una delle cose più belle che hai mai sentito suonare ad una chitarra.


I'm singing this note 'cause it fits in well
With the chords I'm playing
I can't pretend there's any meaning here
Or in the things I'm saying


Ma come sempre nei grandi gruppi non esiste un solo talento. Serve di più, perchè i grandi brani nascono dal confronto o (come nel caso) almeno dalla presenza di altri musicisti in grado di trasformare in note le idee di una sola testa. E non molti in quel "di più" possono dire di aver annoverato lo stesso talento. 


Keith Moon, l'uomo che durante i provini per entrare nella band si distinse per essersi presentato ubriaco e per aver sfasciato la batteria, era una pura forza della natura.
Capiamoci subito.
Non era un batterista che suonasse usando "lo stile di" o che  "suonava come....:". Era unico.
Sono molti altri venuti dopo ad avere suonato la batteria "alla Keith Moon" e tanto basta (fosse poco) a definirlo un caposcuola.
Non sono molti i batteristi capaci di stare al suo livello (sua divinità John Bonham, Charlie Watts, Bill Ward, il monumentale Ginger Baker e pochi altri) e sono ancora meno quelli capaci di picchiare selvaggiamente una batteria riuscendo a sfuggire al terrificante "effetto frustino" (cosa in cui cadono grosso modo tutti i batteristi metal...) e ad avere sempre il totale controllo dello strumento e del ritmo.
Poi aveva delle idee, spesso anche geniali. Avete presente quello stupendo finale Klezmer che chiude Baba O'Riley? Ecco, era un'idea sua. Troppo facile così.. 


Cantava bene Roger Daltrey? Si, uno dei migliori cantanti della storia del rock.
Era versatile? Si, incredibilmente versatile. Basta ascoltare la produzione discografica del gruppo per notare da subito la varietà dei brani e delle interpretazioni. 
Ma a conti fatti uno dei massimi meriti di quest'uomo è stato quello di definire i canoni del tipico frontman di una rock band. La postura, l'atteggiamento, il modo di interpretare il ruolo. Molti sono i suoi debitori e molto deriva da quegli anni. 


John Entwistle... e niente, ne volevo parlare benissimo dato che è un eccellente bassista. Ma purtroppo mi sono di nuovo intrippato con Jack Bruce (e i Cream). Non odiatemi... è solo che è quello che mi colpisce meno all'interno del gruppo. Avrò dei guai per questo... 


E quindi? 
E quindi degli Who non mi colpisce la bravura. Ne la tecnica. Mi hanno sempre colpito le idee e la capacità di essere avanti anni luce rispetto ai gruppi del loro tempo, la capacità di osare sia a livello strumentale sia a livello testuale. C'è della magia in quello che hanno fatto e la si percepisce ogni volta che li si ascolta.
Un gruppo davvero in anticipo sui tempi, capace di cavalcare a meraviglia le istanze di un'intera generazione e di far innamorare ancora oggi chi li ascolta per la prima volta (a patto che quel qualcuno abbia delle vaghe ambizioni musicali e sappia andare oltre allo stramaledetto "motivetto canticchiabile") e un altro tuffo purissimo nei meravigliosi anni '60.

E poi....chi di voi nella sua vita non lo ha mai pensato? 
"I hope I die before I get old."