lunedì 30 novembre 2015

Morgan Lost #1-2 - L'uomo dell'ultima notte. La prima recensione

oltre al fatto che la cover è effettivamente del tutto innovativa per un albo Bonelli...mica male!
Soggetto: Claudio Chiaverotti
Sceneggiatura: Claudio Chiaverotti
Disegni: Michele Rubini (1° albo) Giovanni Talami (2° albo)
Copertina: Fabrizio De Tommaso
Colori: Arancia Studio


E dai, avanti con un'altra! 
Cioè si, i primi due albi ti son piaciuti e di certo leggerai anche i prossimi numeri. Il che, ovviamente, non è ancora un parere sulla serie (è ancora troppo presto, di solito aspetto che sia passato il primo anno per trarre delle conclusioni...), ma certo va detto che al momento promette molto bene.
Ma magari facciamo anche che entriamo nel merito della questione....

eh.....non male.,... 

Un personaggio, un mondo
Partiamo dalla "scatola". Sapete già (altrimenti vedete di rimediare..) che Morgan Lost è un cacciatore di taglie professionista che vive in un mondo alternativo, una via di mezzo tra una ucronia e una distopia. Un mondo che al lettore appare volutamente cupo e freddo (sensazione trasmessa in modo impeccabile anche dalle tavole dei due albi) e per sua natura estraniante che ti ha oggettivamente colpito, così come ti ha colpito il fatto che l'autore di fatto usi tale ambientazione come (ottimo) espediente per portare all'estremo alcune delle peggiori e più controverse tendenze odierne. 
Tendenze che vanno dalla spettacolarizzazione della violenza trasformata in qualcosa di molto simile ad uno spettacolo popolare, alla perdita di contatti e scambi all'interno di una società schiacciata da 14 ore di lavoro giornaliere (scriverlo di lunedì ti da i brividi...sul serio!), alla divinizzazione dei serial killer, autentici idoli di una massa priva (suppongo) di qualisasi effettivo punto di riferimento culturale.
Un mondo sicuramente suggestivo e disturbante in cui il protagonista si muove perfettamente a suo agio. Un personaggio, questo Morgan Lost, che certo ricalca alcune vecchie conoscenze di Chiaverotti (qualche elemento di Dylan Dog, per dire, lo si trova, ma si tratta più di dettagli e di estetica che non di sostanza), ma senza per questo fare il verso a nessuno.

La storia
La trama di questi primi due albi chiaramente non si discosta da quanto scritto sopra ed è anche naturale data l'esigenza di introdurre ambienti e personaggi.
Da notare che all'autore riescono entrambi gli obiettivi dichiarati: narrare una storia ben costruita e ben pensata e dare vita al mondo che aveva in mente.

Volendo trovare un difetto, per quanto (ammettiamolo!) surreale, potremo dire che c'è fin troppa carne al fuoco in queste prime 188 pagine. L'effetto è quello di appensatire alcuni dialoghi e rallentare talvolta il ritmo, ma a conti fatti possiamo dire che il tutto rienti nell'ambito delle esigenze editoriali. Certo, leggere i pensieri di un personaggio che spiega per filo e per segno quello che sta facendo non è il massimo della vita, ma è ben poca cosa se paragonato ai vari colpi di scena che la narrazione offre.
Un plot (sul quale sei rimasto volutamente vago) che ti ha convinto senza troppa fatica.

Disegni 
Spettacolo. In entrambi i numeri. E la cosa che ti ha gasato non è il rosso, ma l'uso delle diverse sfumature di grigio. Certo non è uno stile illustrativo rilassante (e l'idea immagino sia proprio quella) e tende ad appesantire un po' l'occhio (cioè è un po' stancante), ma non riesco ad immaginare modo migliore per rappresentare una città dal cuore oscuro e piena di pericoli.


In sostanza  
Le aspettative erano tante e sono ancora tante, ma di certo l'inzio promette bene. Provate, di certo non è tempo buttato, anzi.

Voto (per quel poco che vale)
Soggetto: 7.5
Sceneggiatura: 7
Disegni: 8.5