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lunedì 21 luglio 2014

Nathan Never #278 - La cosa giusta.


Nella media qualitativamente abbastanza bassa del periodo post Guerra dei Mondi (pur con alcune notevoli eccezioni) basta una buona storia per far felice il lettore esausto e mediamente deluso. Un lenitivo utile però solo a ricordarti che la serie, oramai dimentica di qualsiasi forma di continuity, in deficit di ambizioni narrative a lungo termine e affondata dal suo stesso creatore a soluzioni narrative giurassiche (non fosse bastato il messaggio di Gregory Hunter), avrebbe enormi potenzialità e potrebbe essere ben altro da quello che è diventata.

domenica 2 marzo 2014

Agenzia Alfa #30 - Quando la ragione tace. Recensione

Piccola premessa: che bello vedere una copertina senza colori assurdi. Dite quello che volete ma a me De Angelis in quel ruolo manca... 

Ci hanno provato. Magari senza riuscirci, ma hanno davvero provato a bissare l'ottimo "Le lacrime della Sirena" in edicola contemporaneamente a questo balenottero e di questo comunque siamo grati a Rigamonti. Poi ci sarebbe quella cosa davvero brutta che occupa le ultime tre paginette di cui avremmo fatto volentieri a meno che cerca in tutti i modi di devastare la tua fiducia nel futuro della serie. E di questo non siamo assolutamente grati, anzi diciamo che la sola idea di scrivere quella roba provoca una certa irritazione (per certi versi è un po' come se Serra, pur di piazzare dentro qualcosa di suo, avesse fatto una pernacchia al collega). 

martedì 22 maggio 2012

Nel cuore della macchina. Nathan Never #252

Un  buon albo, sebbene forse leggermente inferiore al precedente, che sviluppa con la dovuta attenzione una saga che si fa sempre più interessante. Approfondiamo.

La storia. 
Così come per gli ultimi due albi anche qui siamo a fronte di due trame distinte. Una, quella più interessante è quella legata allo sviluppo della continuity e ha qui come protagonista assoluto Sigmund. A questa si aggiunge la storia di un ragazzo rapito dalla malavita per colpire un padre troppo intransigente con il crimine. Partiamo da qui.
Nella recensione del "Il faro di Alessandria" si diceva che la storia secondaria era di medio livello e funzionale solo in ragione delle poche pagine che occupava. Qui invece il discorso cambia radicalmente. La storia del giovane Simon Berker (il ragazzo rapito), sebbene non originalissima, avrebbe tranquillamente potuto reggere anche come unica trama di un albo. Una storia piacevole che vede l'utilizzo avveduto anche di tutti i comprimari nel rispetto del momento "storico". 

A tal proposito è necessaria una parentesi. Va fatto notare che la storia è ambientata tra la fine della saga spazio-temporale (NN 194-199) e la Guerra dei Mondi. E questa spiega perchè l'albo fatichi maggiormente ad "ingranare" rispetto ai due precedenti. Se inserire nuovi tasselli collocandoli all'inizio della lunga saga Neveriana (ne "Il segreto di Sigmund") o all'inizio della seconda fase della testata (come, appunto, in "Il faro di Alessandria") era impresa che richiedeva grande attenzione ecco che farlo nel periodo in cui la continuity si era fatta più fitta diventa quasi impossibile. Tantissime le trame con cui fare i conti: la fine della guerra tra la Terra e le Stazioni (che coincise con il restyling della testata), le conseguenze della caduta di Urania, l'abbondo di Legs, il tradimento di Andy, l'arrivo in pianta stabile di Sara e via dicendo. Un lavoro non invidiabile che, diciamolo, alla fine è senza dubbio riuscito. Ma con qualche perdita. 

Rigamonti deve riassumere e comprimere moltissimi fatti. E sacrificare alcuni personaggi; due fra tutti: Andy e Sara. Con il primo se la cava alla grande. Un lettore che non conoscesse Andy non avrebbe difficoltà a capire che è un grandissimo stronzo (mi si perdoni, ma è l'unico termine che gli si addice). L'espediente del sogno racconta quanto serve e dice tutto senza dire nulla. Meno bene per quanto riguarda Sara. Non tanto perchè quasi non appare (il che è comprensibile), quanto per il fatto che appare come un personaggio secondario della vita di Nathan se non addirittura un mero rimpiazzo di Hadija. Si cancella in tal modo la lunghissima e complicatissima storia tra il nostro agente e la bella ex-procuratrice e l'importanza della stessa nella vita di Nathan. E si cancella il finale non limpidissimo della relazione con Hadija. Finale che non era dovuto alla morte della stessa quanto al logorio devastante del loro rapporto che non resse di fronte alle prove del destino (come narrato nella bellissima tripla "Nemico Pubblico", NN #135-137). Un po' di perplessità quindi ci sono.

Meglio, molto meglio, Sigmund. Grazie ad un uso impeccabile delle didascalie (che non è una novità) seguiamo l'evolversi del suo inconsapevole dramma interiore. Si tratta, in fin dei conti, della ricerca di un'utopia personale che lo stesso polacco finisce per mascherare con il rigetto della società. Una menzogna autogiustificativa utile a nascondere il rimorso per le sue scelte. La cosa che davvero ho apprezzato è che il tutto risulta naturalmente dalla lettura, senza bisogno di voli retorici o la forzatura della naturalezza con la quale si muove il personaggio.


Infine Legs. Su di lei gli autori della saga stanno facendo un lavoro impeccabile. Anzi: encomiabile. Ci stanno infatti restituendo un personaggio vero e con un cuore pulsante rimuovendo tutti gli stereotipi che ne avevano fatto poco più che una macchietta. La cosa impressionante è che ci stanno riuscendo senza darle più dello spazio strettamente necessario e senza forzare alcunchè. Se due pagine ci davano la vera dimensione della relazione con May (sempre nel #251) anche qui lo stesso spazio è più che sufficiente a spiegare le ragione che le hanno impedito di essere davvero felice con Janet. E quello scambio di sguardi con May a pagina 90....basta dire che ripaga di molte attese e domande.

Concludendo. 
L'unica vera pecca che ho riscontrato è il finale. Sull'entità della minaccia nulla da dire, ne sapremo di più il mese prossimo. Ma la reazione di Sigmund nelle ultime pagine è un po' troppa apatica. O meglio: non ci viene trasmesso sufficientemente l'angoscia che lo stesso prova. Peccato, ma sospendiamo il giudizio fino al mese prossimo e ci limitiamo a far notare che i disegni colmano in buona parte questa unica lacuna. 
Complessivamente è ugualmente un ottimo albo che si legge molto volentieri, sviluppa molto bene la saga e continua nell'opera di restaurazione (umanamente parlando) dei protagonisti. 

Disegni. 


I disegni di Patrizia Mandanici sono un po' come il "piacevole ritorno a casa". Ossia: si va sempre sul sicuro. E urge una confessione. Ho sempre apprezzato molto la sua capacità di dare un tocco personale a personaggi noti. Un tocco che trasmette qualcosa che la fredda e, magari, impeccabile tecnica di altri disegnatori non concede al lettore (il che non implica che la tecnica della Mandanici non sia impeccabile...).
Tecnicamente comunque i disegni sono superiori alla media già alta a cui la Mandanici ci ha abituato. Le fisionomie e l'espressività dei volti non sono una novità, mentre un complimento a parte va fatto per le ambientazioni. Lavoro ottimo, nulla da aggiungere. 

Valutazione.
Soggetto (Antonio Serra): 7.5 (la storia), 8.5 (la saga nel suo sviluppo)
Sceneggiatura (Davide Rigamonti): 8 (preso atto delle difficoltà inevitabili di cui sopra).
Disegni (Patrizia Mandanici): 8.5

E noi ci si rivede a breve per la recensione di Universo Alfa. Saluti! 


mercoledì 2 maggio 2012

Maxi Nathan Never #8

Parliamo, con un certo ritardo della storie contenute nel Maxi numero 8 di Nathan Never.

Premetto subito un concetto di rilievo: il Maxi è da sempre un mero riempitivo utile sostanzialmente (e comprensibilmente) a non gettare via storie già scritte che non hanno però trovato spazio sulla serie regolare. Sapendo questo va da se che il giudizio si deve conformare a tali esigenze editoriali tenendo in considerazioni che verosimilmente queste storie vengono pubblicate senza che sia effettuata un'accurata revisione ai testi e ai disegni. Ciò detto ricordo che siamo di fronte ad un prodotto della Bonelli, per cui nulla è mai meno che dignitoso e rispettoso del lettore. 

E ora parliamo delle tre storie.

Si comincia con "I morti non ritornano", con Mirko Perniola ai testi e Di Clemente ai disegni. Una storia che lascia un po' di amaro in bocca. Non per il finale della stessa ma perchè lascia l'impressione che sarebbe bastato davvero poco di più a renderla molto gradevole. La trama non è molto originale (ma personalmente non giudico in base all'originalità): un duplice omicidio e una vendetta portata avanti da parte di chi dovrebbe essere morto. Già visto? Si, ma di base funziona sempre. Manca però qualcosa. Innanzitutto le vittime (una giovane coppia) vengono appena abbozzate, di modo che la loro tragedia non coinvolge più di tanto. Lo stesso dicasi per l'ufficiale di polizia desideroso di vendetta: un personaggio radicalmente opposto a Nathan e che avrebbe forse potuto essere usato meglio. Infine c'è l'assassino. Ho trovato che la scelta di Perniola sulla sua identità fosse ottima. Meno ottimo lo spazio che un personaggio del genere occupa nella complessità dell'albo, al punto da sembrare un semplice deus ex machina utile solo a muovere qualcosa nella trama senza dare nessuna profondità.
I disegni di Di Clemente sono altalenanti. Ad ottime tavole (quando forse c'è stato il tempo di fare un buon lavoro) se ne contrappongono altre decisamente imprecise e grossolane. Un lavoro che, con tutta la buona volontà non può essere considerato sufficiente (da quanto tempo non si diceva una cosa del genere di questo disegnatore??)

Valutazione.
Soggetto: 6
Sceneggiatura: 5.5
Disegni: 5

Segue "Viaggio a Gadalas" del duo Vigna/Toffanetti. Qui ci sarebbe molto da dire. Per esempio che è molto strano che una storia del genere non abbia trovato spazio nella serie regolare data la sua importanza nella vita dell'agente Alfa....
Il problema è che la storia, così carica di suggestioni, alla fine non mi è piaciuta affatto.
I difetti del soggetto sono evidenti. Inizia tutto con un pretesto davvero eccessivo e per nulla credibile. Continua  all'insegna della casualità e lascia perplessi  (a dir poco) scoprire che Nathan non ha indagato sulla morte di un caro amico e che soprattutto non avesse mai sospettato la verità. Passi i sentimenti personali, ma sempre di un agente di notevoli capacità stiamo parlando....
Poi Vigna si rifà con la sceneggiatura. Ossia incentrandosi sui rapporti di Nathan con gli amici di infanzia e il suo luogo natale. Ma non basta a far dimenticare una storia oggettivamente troppo pretestuosa.
Per quanto riguarda  i disegni va detto che non sono mai stato un fan di Toffanetti. Questione di gusti. Ma qui mi sembra che, a parte le ultime tavole, il lavoro sia davvero molto lontano dalla sufficienza... vale sempre il discorso fatto in premessa e quello sui miei gusti personali comunque.


Valutazione.
Soggetto: 4.5
Sceneggiatura: 6.5
Disegni: 4.5

Infine tocca Davide Rigamonti e alla coppia formata da Fabrizio Busticchi e Luana Paesani con "Iron Jake".  Ad essere onesti mi da l'idea di una storia compressa in troppe poche pagine e che probabilmente avrebbe beneficiato del formato dello Speciale (ossia 160 pagine invece che 90). Lo dico perchè nella storia, che alla fine è forse quella meno riuscita, compaiono 3 personaggi potenzialmente affascinanti.
Parliamo di Poison, del padre di Iron Jake e, appunto, di Iron Jake stesso. La "signora del male" è davvero troppo stereotipata, ma le potenzialità, vista la realtà nella quale è calata, era notevoli. Idem per il rapporto tra il mostruoso Iron Jake e il padre. Il conflitto interiore che i due personaggi vivono e la tragedia che li accomuna potrebbe da sola sostenere la storia. Ma alla fine, come detto, non c'è lo spazio materiale per farci stare tutto e quindi nulla viene portato a compimento. Peccato, davvero.

Quanto alla trama poco da dire. Banale fin che si vuole, ma sarebbe stato meno evidente se ci fosse stato lo spazio sufficiente a trasmettere un senso di miseria, oppressione e disperazione. Appunto: servivano più pagine!

I disegni sono una nota davvero dolente. Non mi è piaciuto davvero nulla e non ci sono tavole che si salvino. Ma ovviamente mi riservo di dare una valutazione effettiva dei due disegnatori dopo aver letto il prossimo Universo Alfa in edicola dal 17 di questo mese....


Valutazione.
Soggetto: 5
Sceneggiatura: 5
Disegni: 4




P.S:Non centra nulla con Nathan Never. Ma a breve esce il primo volume di una nuova serie dedicata a Moon Knight. Si, esatto il supereroe psicopatico (che nell'Univero Marvel è un classico visti anche Sentry e il mitico Deadpool...ma pure Frank Castle...) che come identità segreta fa il tassista....identità segreta da tassista...don't ask! Cmq è un personaggio che ho sempre amato...ergo: lo consiglio e spero sia una bella serie...
....graficamente invece è sempre stato perfetto....

lunedì 16 aprile 2012

Il faro di Alessandria. Nathan Never #251

Premessa
Dire che valutare quest’albo è difficile è a dir poco un eufemismo. Lo si può valutare dal punto di vista del lettore che segue da anni la serie (che è quello che farò) o da quello del lettore neofita. Inoltre la si può valutare per quella che è a conti fatti la storia principale (Nathan a New Alexandria) o come parte della serie in 4 albi cominciata il mese scorso con “Il segreto di Sigmund” (e io farò entrambe le cose).

La storia. Le storie. 
La storia è collocata 6 mesi dopo la Saga Alfa (NN 104-108), ossia nel 2101(sempre secondo la nuova datazione), quindi dieci anni dopo rispetto a quanto narrato nel primo albo della saga in questione. Troviamo quindi Nathan in compagnia di Hadija nel corso di una vacanza nella terra natale della compagna di Nathan.



Particolare che ci viene narrato per la prima volta, visto che di Hadija era sempre e solo stata indicata l’origine medio - orientale e nulla più, mentre ora sappiamo che sarebbe (per quello che vale nel mondo del futuro) egiziana. Conta poco ma è comunque la prima volta che sappiamo qualcosa di più su di lei e che incontriamo elementi del suo passato diversi da quelli della tragedia che le sconvolse la vita. Non molto, ma è già una piccola soddisfazione.
La storia che li coinvolge parte da un pretesto fortunoso e segue una linea talmente banale da non meritare quasi attenzione: una vecchia e affascinante amica d’infanzia di Hadija in lotta contro le autorità corrotte del suo paese per salvare un’oasi dalla speculazione edilizia.
Tutto qui? No, c’è molto altro. Ma intanto diciamo subito che questa parte funziona bene, grazie al fatto che occupa si e no 30-35 pagine e di fatto non rappresenta per davvero lo scheletro su cui si regge l’albo. Quindi: una storia che su 94 pagine sarebbe stata terribile funziona su uno spazio ridotto e questo va detto subito.
Gli elementi di vero interesse però sono altri. E sono quelli che riguardano i 3 personaggi principali della saga, ossia Nathan, Legs e Sigmund. Una sottotrama che prosegue quanto già accennato nell’albo precedente e si incentra soprattutto sui sentimenti dei tre personaggi in questione.

Incontriamo un Nathan completamente trasformato dal legame con Hadija, meno musone, più sereno e che ha cacciato gli spettri del passato.
Soprattutto, ai fini dello sviluppo della saga, incontriamo Sigmund sotto una luce completamente diversa. Per la prima volta lo vediamo ossessionato, paranoico e quasi ai limiti della follia di fronte alla perdita del costrutto senziente che fungeva da primo computer. Non una semplice perdita di una cosa, ma la perdita dell’unico vero amore. Sigmund quindi non è più un genio dei computer, ma diventa qualcosa di molto più oscuro, ossessionato da un rapporto innaturale e folle con una macchina. 
E poi arriva il momento di dirlo: FINALMENTE! Forse avete già capito a cosa mi riferisco. Parliamo di Legs e May.  Per anni il loro rapporto è stato ambiguo, ma non per scelta editoriale, bensì per scarsa cura.  Non si è mai davvero capito quale fosse il loro legame effettivo e quando si pensava di esserci riusciti arrivava un albo che rimetteva tutto in dubbio creando paradossi e controsensi. Sono bastate due pagine (48 e 49) a spazzare via circa 18 anni di inconcepibile caos. E ora sappiamo che Legs e May si sono amate, che il loro rapporto è stato incredibilmente intenso e profondo e che May ha rappresentato per Legs “ il tassello mancante”, quello che le ha cambiato davvero la vita e l’ha resa completa . Grazie, era davvero ora di levare quel velo di perbenismo e ipocrisia che per anni ha rovinato un elemento di enorme interesse e fascino.
Ma sempre Legs regala un altro momento di grande interesse e svela altri retroscena mai narrati. Che il suo rapporto con Solomon Darver sia sempre stato turbolento lo sapevamo (ed è questo che la porterà a lasciare l’agenzia alla fine della guerra con le Stazioni Orbitali), ma qui finalmente la cosa assume anche uno spessore emotivo che finora era stato assente.
A ciò si aggiunga che si comincia a capire quale sia la trama portante della saga e cosa sia successo  Sigmund alla fine della Guerra dei Mondi.

E questo basta a spiegare perché si possa parlare di un eccellente albo.


Disegni
Una confessione: ho sempre avuto un debole per i disegni di Ivan Calcaterra. Magari non come di fronte a quelli di De Angelis, ma poco meno.

E qui siamo di fronte ad una prova, a mio parere eccellente. Fatico a trovare sbavature e resto ammirato di fronte ad alcune sequenze. Una fra tutte è la missione di Legs al porto sotto la pioggia (ossia pagine 51-53 e 57-64).

Non c’è molto da dire se non, appunto, che a mio parere siamo di fronte a tavole di altissima qualità.

Valutazione.
Soggetto (Antonio Serra): 6.5 (la storia), 8 (la saga nel suo sviluppo)
Sceneggiatura (Davide Rigamonti): 7.5
Disegni (Ivan Calcaterra): 9

Starting Point, NN 3.0:
Il Segreto di Sigmund (NN 250)

P.S. : l'albo avrebbe dovuto uscire il 18 aprile...non so voi ma io l'ho trovato già il 14 in edicola... ottimo! 

martedì 20 marzo 2012

"Un mondo vuoto". Nathan Never Gigante #15

Recensione un po' articolata che richiede di essere affrontata per punti. Lo richiede per ragioni di chiarezza.

L'albo, in se. Ossia: della natura di un Gigante. 
Cominciamo dalla storia. Tre domande sono subito necessarie?
1- Si tratta di una storia che meritava di occupare lo spazio di un Gigante? Ovvero, tenendo presente la mole di lavoro che richiede un albo di tale formato, valeva la pena pubblicare questa storia?
Rispondo subito. Si, la storia è merita lo spazio che le è stato dato. E valeva la pena di acquistare quest'albo. 
2- Ma, cosa non da poco, aveva senso una storia del genere in questo momento della continuity neveriana e a fronte della ripartenza della serie in concomitanza al numero 250 della serie regolare?
Rispondiamo subito anche qui. No, purtroppo la storia, molto bella senza dubbio, alla fine risulta fuori tempo massimo. Nel senso che avrebbe avuto una ragione d'essere fino a 5-6 mesi fa. Ma dopo 11 mesi dall'inizio della Guerra dei Mondi (sulla serie regolare) e dopo l'uscita del terzo capitolo di Generazione Futuro (Agenzia Alfa 25) stona leggermente.
3- Una storia di questo tipo ha senso per un Gigante? Qui dipende da cosa uno pensa di questo tipo di albo. A mio parere, assolutamente personale, dovrebbe essere un albo il cui scopo è quello di rappresentare un tassello fondamentale nella continuity. Ragione: si tratta del tipico albo che comprano solo i fans della serie (un po' per la mole, un po' per il prezzo). A tal proposito vale la pena ricordare che i primi 11 Giganti di Nathan Never (su 15 totali) hanno avuto questa funzione (1). Tuttavia si può ribattere che quella del Gigante deve essere "solo" una bella storia. E in effetti da questo punto di vista ci siamo senza dubbio.

La storia. Quella vera.
"Esistono persone a cui potremmo regalare ogni grammo di noi stessi senza chiedere nulla in cambio...Linda è tra queste, agente Never, a prescindere dalle sue scelte..." (Hugh a Nathan, pag. 85).

Il pregio fondamentale di questa storia sta nella sua assoluta semplicità. Altro non è che la ricerca di una persona scomparsa. Un plot semplice, quasi banale. Ma assolutamente necessario per permettere al suo autore (l'ottimo Davide Rigamonti ) di approfondire altri aspetti. E di restituirci un Nathan diverso da quello che abbiamo visto negli ultimi mesi. O, per farla facile, per restituirci il "musone" (elemento accentuato dall'uso azzeccatissimo delle didascalie) e riflessivo (esempi? Praticamente le prime 120 pagine!).
Una storia che ha solo 3 personaggi fondamentali e altrettanti secondari. E dove quello che alla fine conta più di tutti compare meno degli altri (circa 20-25 pagine su 224). E anche qui torna quanto detto sopra. La storia funziona proprio grazie a questo. Non solo la semplicità della trama, ma anche il numero limitato di attori sulla scena. E di conseguenza la profondità degli stessi. Una profondità che traspare da poche battute e da un uso eccellente dei (pochi) dialoghi. Un esempio perfetto è Hugh. Bastano un colloquio con Nathan e il ricordo che di lui serba Linda per capire di chi stiamo parlando e per renderlo subito (meravigliosamente umano).
Nota di merito che non posso tralasciare. A parte i dialoghi sempre molto ben curati, le didascalie usate con grande abilità e l'assoluta assenza di riassunti inutili, ci tengo a far notare che la storia non è mai prolissa e manca delle (classiche) spiegazioni gettate a caso nel mezzo della trama per spiegarci tutto. Certo, c'è il racconto di Linda. Ma non è per nulla forzato e fa perfettamente parte della trama.  Non è poco. E io apprezzo.

Qualche difetto. Ma a voler essere davvero pignoli. 
Perchè dire che quanto segue rappresenta un difetto richiede uno sforzo. Si parlava della sceneggiatura. Va osservato che per tutto il tempo si prova la sensazione di una storia molto bella che però avrebbe potuto esserlo molto di più. Non so spiegare come. Semplicemente non sono riuscito a non  pensare che mancasse un qualcosina in più per fare di questo albo uno di quei numeri indimenticabili.
Più concretamente devo osservare che Linda Bettancourt  è un personaggio non del tutto convincente. O meglio: convince moltissimo la sua infanzia, mentre convince meno la natura del suo trauma e la sua rezione successiva allo stesso.
Infine, cosa non da poco, la storia in realtà sarebbe potuta funzionare anche su altre testate. Su Magico Vento si sarebbe potuta sostituire la tecnologia con la magia e su Dylan Dog con qualsiasi cosa. Non è un difetto vero e proprio, ma una semplice osservazione.

Rigamonti vs Vietti. 
Lungi dal fare un confronto vero e proprio (non fosse altro che Rigamonti è una new entry e Vietti è in uscita dopo 16 anni di lavoro su questa testata...) osserviamo alcune differenze enormi tra i due autori. Laddove i giganti di Vietti sono sempre all'insegna dell'azione (specie la sua trilogia di Ann Never) quello di Rigamonti è prettamente intimista. Se Vietti utilizzava una miriade di personaggi ecco che Rigamonti ne usa tre in tutto. Infine, mentre Vietti condensava tutti gli eventi fondamentali nelle ultime pagine, Rigamonti ci da le risposte già a metà e sviluppa poi con calma il gran finale. Stili diversi. A voi decidere quale preferite (ma a me piacciono entrambi).

Disegni. 
ottimo Nathan, pessimo Hugh sullo sfondo. 
Torna Di Clemente, al suo secondo gigante (l'altro era il num. 7, "Le due nemiche"). Possiamo dire che la sui è una prova abbastanza buona, sebbene (complice anche il formato dell'abo) non eccelsa. D'altronde la pagina di dimensioni maggiori non agevola il lavoro di quei disegnatori che non siano particolarmente attenti al dettaglio. Come dire: Di Clemente è un ottimo disegnatore (prendere ad esempio gli albi 194-197 della serie regolare), ma perde qualcosina nel formato Gigante (cosa peraltro successa anche a mostri sacri come Casini e, sebbene in misura minore, Bonazzi). Ciò non di meno i disegni contribuiscono a mantenere alto il livello dell'albo.
(Si perdoni la cattiva qualità della immagini....lo scanner va per modo di dire... e mi sono dovuto arrangiare...).

in uno dei momenti migliori. 
Nota  a parte per la copertina. Che, insieme a quelle dei Giganti 1 (De Angelis), 2 (Mario Alberti), 4 (Casini) e 10 (Bonazzi), è nettamente una delle migliori dedicate all'agente Alfa. E non è poco essere in compagnia dei 4 disegnatori di cui sopra...

Valutazione.
Soggetto: 8
Sceneggiatura: 8.5
Disegni: 7


(1) Si pensi ai numeri 1, 2, 3 e 5 che andavano a comporre la quadrilogia dei Tecnodroidi (dei quali i primi 3 fondamentali nel definire il futuro della testata). Lo stesso si può dire del numero 4 (La Rivolta), che di fatto portava a compimento la vicenda dei Mutati e di Hell's Island. Addirittura unico il caso dei volumi 6, 7 e 8, che andavano a creare una saga a se stante nell'universo futuro di Nemo. Per concludere si ricordi che lo splendido "Universi Paralleli" (Gigante 9) introduceva l'Uomo Quantico in qualità di nuovo nemico, mentre "I Ribelli di Marte" (Gigante 10) costituiva un piacevole tuffo nel futuro di Nathan e "Cuore Nero" serviva a inserire stabilmente Asja nell'Agenzia Alfa.