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giovedì 26 aprile 2012

Another

Tra le pubblicazioni di sicuro interesse dell'ultimo periodo c'è senza dubbio quella di Another. 
Che, tra le cose che interessano meno a voi ma che ci tengo a far sapere, riesce a farsi apprezzare dal sottoscritto pur appartenendo ad uno dei generi che mi lascia maggiormente indifferente, ossia l'horror.

Che cosa si racconta? 
Nella scuola di Yomiyama 26 anni fa morì uno studente estremamente popolare nella sua classe. Eppure i compagni, distrutti dalla tragedia, finsero che fosse ancora vivo. Continuarono a parlare con lui, ad andare a casa con lui e perfino gli insegnanti continuarono ad annotare la sua presenza in classe. Un po' inquietante, ma non certo incomprensibile. Di incomprensibile infatti c'è solo il fatto che a fine anno quello studente, morto mesi prima, apparisse nella foto di classe. 
Da allora ogni anno si ripete, nella stessa classe, un fenomeno particolare. Il numero degli studenti aumenta di uno, ma nessuno ricorda chi tra i compagni non fosse presente ad inizio anno. Ricordo che, tra le cose, si affievolisce fino a sparire nei mesi successivi alla fine dell'anno scolastico. 
Non si tratta di un incremento numerico fine a se stesso. Da quel momento in poi, infatti, ogni mese uno o più tra gli studenti e i parenti degli stessi fino al secondo grado muore. 
Koichi è il protagonista. Trasferitosi da Tokyo inizia l'anno in ospedale, a causa del perforamento di un polmone. Dopo l'incontro con i rappresentanti di classe andati a trovarlo lascia l'ospedale e qui incontra Mei Misaki, una strana compagna che scende, con una bambola, verso la cella mortuaria. Non ci presta molta attenzione in quel momento. Ma sarà costretto a farlo poco dopo.... 

Motivi di pregio.
Sono tante le ragioni per cui Another merita attenzione. 
A partire da una sceneggiatura semplice, lineare e asciutta. Yukito Ayatsuji crea un alone di mistero assolutamente perfetto tanto dietro ai personaggi dominanti, Koichi e Mei, quanto dietro alla vicenda stessa che riguarda la classe. Non eccede nell'uso di scene violente ed anzi fa pensare che la storia sarebbe potuta funzionare anche senza. A dire il vero è anche abbastanza furbo, dal momento che vi fa arrovellare per metà del tempo dietro ad un enigma che poi alla fine verrà risolto nel modo più semplice e verosimile possibile. 
Funzionano molto anche i personaggi. E non solo Koichi e Mei, ma anche tutti quelli di contorno. Anche le comparse con poche battute alla fine lasciano il segno. 
Splendidi, a mio parere, i disegni di Hiro Kiyohara (qualche esempio qui sotto).
 

 

Tanto per la cura dei dettagli quanto nella capacità di trasmettere le sensazioni del momento narrato non si può che ammettere che si tratti di un lavoro davvero notevole ai pennelli. 

Infine. 
Certo l'horror "su carta" (per così dire) non ha certo lo stesso incedere di quello cinematografico. Ma il merito degli autori è quello di fregarsene e di lavorare al meglio con ciò che hanno a disposizione, senza scimmiottare quanto si vede di regola sullo schermo ed anzi approfittando della spazio a loro disposizione per dare maggiore profondità alla storia.
In sostanza una bella serie, che merita senz'altro attenzione. Se non vi piaceranno la storia (non è impossibile) o i protagonisti (già più difficili, specie per Mei Misaki), almeno ne dovreste apprezzare i disegni. E altrimenti fa niente, almeno ci ho provato! E cmq sono solo 4 numeri, suvvia... 

(che ridi, ridi, alla fine di questa non si è capito nulla...) 

martedì 3 aprile 2012

Dietro gli occhi azzurri. Legion 75 #3.

Recensione. Anche oggi. Lo so, magari non piace a tutti, ma leggo molto e quindi ho molto a commentare.
Oggi parliamo "Dietro gli occhi azzurri", ossia 3° capitolo di Legion 75, miniserie (ma già lo sapete) edita da Star Comics con cadenza bimestrale. 
la copertina dell'albo

Trama. 
Partendo dalla storia vera e propria posso dire che per la prima volta la storia dell'Uomo senza nome (ossia la parte ambientata nel mondo post-apocalittico del 1985) è nettamente più avvincente della parte dedicata a Byron Truman. 
Il motivo è semplice. Finalmente l'Uomo senza nome vive una vicenda diversa da quelle in media caratterizzano la serie (sparatorie, fughe, sparatorie, spiegazioni e ancora sparatorie). In particolare per la prima volta si assiste alla degenerazione psichica che il disastro ha prodotto nelle persone e quindi viene dato risalto anche al lato umano che finora era del tutto assente. 
Altro particolare non secondario: l'autore fa ricorso ad una sana dose di elementi orrorifici (il mezzo mostro Hund, il laboratorio, il figlio della dottoressa pazza, le carcasse dei cadaveri, ecc....). E vista quella che è l'ambientazione della serie era pure ora... 
Per carità: nulla di originale dal momento che si riprendono i classici cliché della madre/scienziata impazzita, dell'uomo disumanizzato dalla folle mano del nemico oscuro (alias: il Sovereign, di cui non si ancora nulla in realtà...) e via discorrendo. Però il tutto funziona e anche abbastanza bene. Peccato solo che come al solito il nostro protagonista si trovi ad avere poi vita facile, trovando quello che gli serve sempre a portata di mano (e se non lo trova a comunque altri clamorosi colpi di fortuna...).
Byron Truman invece stavolta non funziona (o comunque funziona meno bene insomma). L'idea del killer psicotico dell'MI6 tradito e braccato è molto interessante e nei primi due albi ha funzionato alla grande. Al terzo giro di pista invece lascia quasi indifferenti. Non fosse altro perchè oramai il personaggio e la trama sembrano intrappolati in un meccanica che non permette variazioni significative. Come nei due albi precedenti l'agente da di matto, fa una carneficina (peraltro di violenza indicibile, ma visto il personaggio ci sta perfettamente) e alla fine passa ogni stato d'animo possibile. Ma, appunto, tutto già visto. E quindi si spera che la trama della serie finalmente faccia un passo avanti. 
Infine si nota che arrivati a metà della serie (visto che sono previsti 6 albi totali) non si capisce ancora cosa davvero voglia il Sovereign.... 

Disegni. 
Ho già avuto modo di dire che non sono un grande estimatore di Renato Riccio. Ciò non di meno devo dire che la continuità grafica data a Byron Truman e all'intera serie di vicende del 1975 è un elemento assolutamente positivo. Comunque lo stile continua a non piacermi. E ancora, come nei due casi precedenti, si ricorda che sono gusti personali. 
Molto belli invece i disegni di Simone Delladio. Qui mi è piaciuto praticamente tutto, specie Hund e più generale la raffigurazione dei personaggi presi in considerazione. Piccola osservazione: il mostro che appare alla fine, quello sotto vetro liberato nel finale è platealmente ripreso dallo Shra che si è visto su "Alfa" (Nathan Never #107). Solo che li il volto umano era quello di Branko, qui è quello di un bambino. Chiara la fonte di ispirazione insomma :-)

Valutazione. 
Soggetto: 6.5
Scenggiatura: 6.5
Disegni: 6 (Riccio), 7 (Delladio)



P.S.: in quarta di copertina si annuncia l'imminente uscita (ossia a partire dal mese di aprile già in corso) l'uscita di una nuova mini, intitolata "Law". Vale sempre la pena di dare un occhio almeno al primo albo :-)

Si... quella a fianco è la copertina del primo albo.



domenica 29 gennaio 2012

Legion 75. Il Lato Oscuro

A due mesi di distanza torno a parlare di Legion 75 (qui la recensione del primo albo).
Premetto che ero davvero curioso di leggere il proseguo delle avventure di Byron Truman nel 1975 e dell'Uomo senza Nome nel mondo post-apocalittico del 1985. Questo perchè il primo albo ("Londra Brucia") mi aveva decisamente convinto grazie ad un mix di azione ben congegnata e l'ottima caratterizzazione dei personaggi che entravano in scena. 



Dubbi e perplessità. 
Peccato che parte di quelle ottime premesse vada un po' perdendosi in questo secondo numero (per la cronaca  il titolo è "Il Lato Oscuro"). Motivo: non succede quasi nulla di rilevante e quel poco va disperdendosi in mezzo a una serie senza fine di sparatorie ed esplosioni. 

Detta più nello specifico: se il primo scontro in cui il lettore si imbatte, quello tra Byron e la strana creatura senza volto, altro non è che la logica prosecuzione del primo albo (dove appunto i due si incontravano in una scena che veniva lasciata appositamente in sospeso), meno facile diventa giustificare alcuni dei combattimenti sostenuti dall'Uomo senza Nome. Non credo, per esempio, fosse necessario l'incontro con i mostri per farlo entrare nel Faro sulla spiaggia. Ne tantomeno per condurlo al suo secondo incontro con il Ganglio. Certo, tutto serve a tenere altissimo il ritmo, ma alla fine resta il fatto che tali scene non aggiungono nulla alla trama. 

Altrettanto superflua risulta la relazione tra Byron e Santiago. Specie se si tiene conto di come finisce questa sotto-trama... non che appesantisca l'albo, ma neppure lo arricchisce (per non parlare del fatto che Byron si priva dell'unica fonte di informazioni sulla Sovereign di cui dispone...non esattamente una mossa geniale). 

Qualche dubbio (qualcosa di più di "qualche" in verità) sorge anche in relazione al piano di Caliban e all'intera struttura segreta che lo supporta (la Sovereign appunto). Che Caliban possa essere un povero pazzo con deliri di onnipotenza ci sta e la parte gli calza a pennello. Un po' meno che agenti dell'MI6 abbiamo deciso di aiutare un pazzo tradendo il paese e l'umanità intera. Non è infatti chiaro che cosa ci guadagnino Rosewater e Santiago nel supportare un piano che prevede la creazione di una razza destinata ad annientare l'umanità intera... Come invece si siano procurati risorse tanto ingenti suppongo lo sapremo più avanti, quindi il giudizio complessivo su questo aspetto resta in sospeso, ma di fatto al momento qualche dubbio lo fa sorgere.

Cose buone.
Byron è decisamente un personaggio ben pensato. Un demone senza alcuna umanità quando spara. E un uomo che lascia trasparire un grave conflitto interiore quando si trova in compagnia di Sophie. E appunto Sophie. Poco presente nel primo albo, ma decisamente rilevante qui. E anche molto apprezzabile, specie quando interagisce con Byron. Bene anche la parte vagamente "orrorifica" in cui Sophie fa da vittima inerte di Calban. 

La parte dell'Uomo senza Nome non mi ha convinto quasi per nulla, tuttavia l'ultimo capitolo a lui dedicato riscatta discretamente le pagine precedenti. 

Disegni. 
Lo stile di Renato Riccio (per il 1975) non  è tra i miei preferiti. Non che non sia bravo, ma si tratta di gusti personali. Quindi evito di commentare, visto che non sarei molto oggettivo. Bergamo (per il 1985) comincia e finisce bene, salvo perdersi nel mezzo. Nel complesso, comunque, una prova più che discreta. 

Voto complessivo: 6.5 

P.S: comunque resto dell'idea che si tratti di una buona miniserie dalle notevoli potenzialità. 

sabato 3 dicembre 2011

Legion 75


Di regola le mie letture fumettistiche sono limitate agli albi della Bonelli e a qualche collana edita dalla Panini. Non che ci sia un vero motivo, più che altro è un abitudine. L’unica volta in cui sono venuto meno alla consuetudine mi è pure andata bene. Infatti quella volta mi imbattei nello splendido Nemrod. Di tempo ne è passato un po’ e ho pensato bene di bissare. E la fortuna ha voluto che mi andasse di nuovo bene.

Parliamo di Legion 75, nuova miniserie bimestrale (per un totale di 6 albi) edita da Star Comics.
Il primo numero merita tutti i miei più vivi complimenti, tanto per la trama quanto per lo stile narrativo. Un po’ meno (ma è questione di gusti) per i disegni. Mi spiego meglio.

Trama.
La serie si dipana su due linee temporali in cui assistiamo alle vicende dei due protagonisti della serie. Nella prima linea narrativa, ambientata a Londra nel 1975, seguiamo le avventure di Byron Truman, ex poliziotto, ora agente operativo dell’MI6. La seconda linea temporale ci proietta nella Londra post-apocalittica del 1985, nella quale si muove l’Uomo Senza Nome (anche perché a causa di una grave amnesia non se lo ricorda).
Ovviamente nel 1975 si svilupperanno (e hanno già iniziato a svilupparsi) gli eventi che condurranno alla catastrofe, mentre nel 1985 se ne vedono le conseguenze.
Una scelta complicata, che può generare qualche difficoltà al lettore che intenda seguirne la trama. Problema che però viene agevolmente risolto da un’ottimo ritmo narrativo, da uno stile letterario mai artificioso o prolisso (cosa che capita invece in molte altre testate italiane), che rende il tutto molto godibile.

In particolare di primo acchito direi che ciò che è riuscito meglio sono i protagonisti. Cosa non da poco. In particolare ho apprezzato enormemente Byron. Uomo travolto da un passato terribile, che peraltro ci viene spiegato senza troppa retorica o utilizzi di scenette trite e ritrite (altro punto a favore). Spietato, incontrollabile, privo di morale, carico d’odio e incapace di mezze misure. Un personaggio essenziale e dal di assoluto carisma.
Meno riuscito invece l’Uomo Senza Nome. Ma non darei di questo la colpa a nessuno. Trattandosi di un personaggio che si trova a muoversi senza comprimari in un ambiente da incubo è abbastanza naturale che il suo personaggio risalti di meno. Non che sia un fallimento anzi. Infatti bastano poche scene molto movimentante perché tale piccolo difetto passi in secondo piano. Diamogli tempo, credo che alla fine mi rimangerò anche queste critiche.

Il ritmo della storia invece è perfetto. Molta azione, ma mai eccessiva o esagerata per quanto concerne il 1975, mentre è perfettamente super-eroica nella seconda parte (ossia il 1985). L’autore (diamogli un nome: Walter Riccio) distilla molto bene i colpi di scena, crea un atmosfera perfettamente noir (1975) e trasmette il senso della desolazione e della morte (nel 1985), creando senza troppe ricercatezze fini a se stesse una godibilissima sensazione di attesa per gli eventi futuri, il tutto condito dalle inevitabili domande sulla natura del progetto Sovereign.

Discreti i disegni di Renato Riccio (che si occupa del 1975) e del duo Statella/Fara (per il 1985), anche se in generale non mi fanno impazzire di gioia. Ma anche questi sono gusti.


Volendo dare un voto all’albo: 8 alla storia (comprensivo di soggetto e sceneggiatura); 6.5 ai disegni

Un buon inizio per una serie che promette davvero molto bene.