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lunedì 8 settembre 2014

Dampyr #173-174 - Il trono del dio oscuro.


Soggetto: Mauro Boselli
Sceneggiatura: Mauro Boselli
Disegni: Esteban Maroto


A metà tra una storia e un omaggio al personaggio, ma certamente una delle cose migliori che hai letto nel recente breve periodo e per la quale ti senti di fare i complimenti più sinceri a Boselli. 

sabato 22 marzo 2014

Dampyr #168 - Nella città dei morti

Non è che abbia smesso di leggere in questo periodo, solo che tra una cosa e l'altra ho meno tempo per scrivere (cosa dovuta a questioni temporanee comunque) come dimostra il fatto che non abbia più scritto quasi nulla ne di fumetti di partite...vabbè, passiamo oltre. 


sabato 18 gennaio 2014

Dampyr #166 - Il soffio caldo dell'Harmattan. La recensione

Buona, molto buona e con una new entry di notevole impatto ai pennelli. Un episodio che ti lascia contento e che prosegue il filotto di ottime storie che procede ininterrotto oramai da "Mal di Luna", DP #161 e che conferma l'ottima condizione di forma della serie. 

mercoledì 18 dicembre 2013

Dampyr #165 - La fine della caccia


La storia media e la media della serie 
Una buona storia che senza dubbio è anche una storia nella media (comunque una media che ci ha abituati bene) a cui però manca il guizzo narrativo che serve a trasformare un compito fatto bene in un racconto di alto livello. Senza nulla togliere a Claudio Falco che ha cercato di regalarci una storia importante.

Il freno a mano tirato che non ti aspetti
Partendo dal ritmo narrativo diremo che la sensazione è quella dell'incostanza, di una serie ininterrotta di sgasate alternate a brusche frenate che finiscono per rendere poco agevole la lettura. 
Un esempio sono alcune scene oggettivamente  superflue (Astrid ad esempio non aggiunge davvero nulla alla narrazione), che se pure non gravissime finiscono per appesantire la narrazione in modo percepibile. 
Al ritmo aggiungeremo che neppure la trama in se è per se aiuta ad andare oltre la sufficienza. Siamo di fronte ad un plot molto lineare in cui si va da un punto A (la caccia al maestro) ad un punto B (lo scontro finale) senza che nel mezza succeda nulla di particolare. Perchè questo è un problema? Per il semplice fatto che si arriva alla fine con poco brio, con la sola attesa di un confronto dall'esito scontato. Certo, l'eroe deve vincere (e in una serie regolare è scontato), ma qui il tutto alla fine è un po' troppo piatto. 

Però, sia chiaro... 
In sostanza è comunque una storia (più che) sufficiente. Non solo non è scritta male (come è lecito attendersi), ma anzi  si percepisce che c'era in fondo la voglia di scriverla e di farlo anche bene, solo che alla fine si è osato un po' troppo poco. Peccato, sarà per la prossima volta-

Voto
Soggetto: 6.5
Sceneggiautra: 6.5
Disegni: 6/7


lunedì 7 ottobre 2013

Dampyr #163 - Halloween. Pennellate d'autore!


Più che la storia poterono i disegni. E questo è, grossolanamente parlando, il riassunto dell'albo in questione. Che contiene una storia senz'altro divertente, assolutamente adeguata agli altissimi standard qualitativi a cui Boselli ci ha abituato, ma che di per se passerebbe in fretta senza magari lasciare grandi tracce nella memoria del lettore (poi mi spiego, che se non sembra una frase offensiva, cosa che non è e non vuole essere), ma che offre una prova monumentale ai pennelli. 

lunedì 9 settembre 2013

Dampyr #162 - Il figlio di Joan. E un discorso generico di continuity


Io: "Toh che bella storia!Mica una di quelle che capitano tutti i giorni!"
L'altro "Al solito ci metti troppo entusiasmo. Di che parliamo? Della storia in se o della sviluppo della saga? Che guarda che son due cose diverse...."
Io: "Beh, in effetti hai ragione....parlavo comunque della storia per come si incastra nella continuity....voglio dire: c'è un altro Dampyr in giro per il mondo! Hai idea di quanti sviluppi può offrire questa soluzione? Non vedo l'ora già adesso!"
L'altro: "E ok. Va bene, negli anni, in futuro, ecc....ok, la serie è viva, lotta insieme a noi e ha ancora moltissimo da dire. Per i prossimi anni sono tranquillo. Ma vogliamo parlare della singola avventura? Che ti dirò, a livello narrativo a me è sembrata discreta e nulla più..."
Io: "Ma come?A costo di ripetermi: è carica di eventi e di azione, da una spinta enorme alla continuity e introduce una novità che va a minare direttamente le fondamenta della saga e preannuncia sviluppi pazzeschi nei prossimi anni. Che altro vuoi?Non  mi dirai che è un albo che si può tacciare come banale? Che guarda che non ti rivolgo più la parola-----"
L'altro: "Si ok....ma la storia in se a me è sembrata troppo compressa, infilata a forza in un abito troppo stretto e con tutta una serie di eventi messi in fila senza un collegamento diretto tra di loro. E pure le tante scene d'azione, per quanto ben pensate, non hanno quella carica di pathos che sarebbe lecito aspettarsi... "

Io: "Beh, insomma, magari in parte è anche vero. Ma non era un albo di passaggio come quello del mese scorso e sai bene che le esigenze di continuity limitano molto lo spazio di manovra. Inoltre Boselli ha anche il merito di aver chiamato in causa, in modo coerente, tutta una serie di personaggi che danno un respiro maggiore alla storia e te ne fanno capire l'importanza. Un cast enorme, difficile da gestire, ma che alla fine.... ".
L'altro: "ma non dico che ci siano forzature. Riconoscono l'abilità e la bravura dell'autore. Dico solo che forse ha voluto esagerare finendo per bloccare alcune potenzialità della trama. Che se ci pensi, con un po' più di spazio e di tempo poteva essere un albo fantastico tipo...che so.... ricordi "American Museum" o "Notte e nebbia"?

Io: "uhm...si ma li si arrivava al culmine di trame portate avanti da tempo, qui invece si da inizio a qualcosa destinato a durare. Diciamo che a me piace per i possibili sviluppi futuri e tu invece poni alcune critiche allo sviluppo della singola storia? Credo che le due cose siano compatibili.....e dei disegni che pensi?"
L'altro: "Oh beh....tua sai che io penso che Dampyr disponga di una "batteria" di artisti con pochi pari e che Michele Cropera di regola è una garanzia. Capirai che sono in imbarazzo a dire che stavolta i disegni non mi hanno convinto molto....anzi, a tratti mi sono sembrati un po'....affrettati? Imprecisi? Grossolani?
Io: "Anche se da metà albo in poi migliorano molto, dai! Prendi quella scena a pagina 64 e prova a dirmi che non ti è piaciuta e non ti rivolgo più la parola...però è vero...non il solito lavoro...è che ci ha abituato bene, che ci vuoi fare? Concludi tu il discorso?"

L'altro: "Si certo. Diciamo allora che è una storia importante di cui apprezziamo l'ambizione e l'impatto sulla saga, ma un po' meno, nello specifico, lo sviluppo delle trama...e che stavolta i disegni non sono al solito livello di eccellenza..."
Io: ".......e che ci asteniamo da darle un voto perchè andrà valutata nel corso dei prossimi anni. Vedi i pro e i contro delle serie regolari?"


Ah si... l'altro... 


mercoledì 7 agosto 2013

Dampyr #161 - Mal di Luna

E dopo il buon Maxi di pochi giorni fa segue un'altra storia di ottimo livello. Ma come sempre andiamo con ordine.


Perché si

A conti fatti "Mal di Luna" è la più classica delle storie Dampyriane, una combinazione riuscita di folklore, horror classico (giusto un pelo, ma più che a sufficienza) e Storia (quella con la S maiuscola). Ma come al solito quello che fa la differenza è la capacità di Boselli di usare tutti questi elementi in modo coerente ed intelligente, riuscendo a costruire una storia solida e mai (MAI) banale e mai scontata e che recupera a piene mani dai classici del genere (si potrà dire licantropesco? No, meglio di no..). 
Una storia che funziona bene anche e soprattutto per via della sua "semplicità" (si fa per dire) ed essenzialità. Un'ambientazione ridotta e molto ben utilizzata, pochi personaggi perfettamente tratteggiati, una antefatto semplice e nessuna divagazione dal tema principale. E a dirla tutta potremmo osservare che la storia funziona talmente bene che non c'è neanche bisogno di ricorrere a sparatorie o a scene d'azione eccessive al punto che in 94 pagine vengono sparati solo tre colpi e ciò non di meno la sequenza finale è carica di pathos. 

Qualche Pecca
Ci sono, a voler essere brutalmente sinceri, un paio di elementi stonati anche se solo uno può lasciare un po' perplessi. Nel finale Alan si richiude in uno scantinato con gli altri ragazzi. Ecco, questo passaggio non è ben chiaro visto che non si capisce quale fosse il fine di questa azione e allo stesso modo potresti osservare che proprio il personaggio di Alan, fino a quel momento tratteggiato in modo impeccabile, muta in modo incomprensibile.
Non è un problema così immenso, sia chiaro, solo un peccato che incide leggermente sulla valutazione complessiva della storia.

Disegni
Ottimi. Luca Rossi (che se non vado errato mancava da quella storia fantastica che era "Pioggia di demoni", ossia dal numero 116) è semplicemente straordinario nel rappresentare le tante ambientazioni notturne a giocare con i contrasti tra la luce lunare e il buio, senza poi dimenticare che i suoi Licantropi sono fantastici. Paradossalmente perde qualcosina qua e la quando si tratta di affrontare le persone normali eccedendo un po'. Ma poi, di fronte a quella sequenza finale perdi anche la voglia di star li a fare la fregola. Grande!

Concludendo
"Mal di Luna" è una storia divertente che non cerca di essere un capolavoro e per questo riesce ad essere  un' ottima lettura.

Valutazione
Soggetto: 7
Sceneggiatura: 7.5
Disegni: 8


P.S: pensandoci bene.....credo di non aver mai bocciato una sola volta i disegni di questa serie....

sabato 3 agosto 2013

Maxi Dampyr #5 - Il collezionista. Toh, che bella storia!

La principale ragione per cui ha acquistato l'albo in verità non è tanto la storia quanto piuttosto l'aver letto il nome di Roi alla casella "disegni". Tu ami follemente Corrado Roi al punto che è uno dei pochi artisti che ti porta ad acquistare immediatamente un albo (gli altri sono De Angelis, Freghieri, Brindisi e Ticci). 
Poi però hai anche trovato una storia che, diciamolo, ti ha davvero sorpreso. E che è pure una delle migliori degli ultimi due o tre anni di Dampyr.

Primo atto
"Il collezionista" è una storia ambiziosa, pensata e studiata nei minimi dettagli e che scava a piene mani nell'universo di Harlan senza bisogno di continui riassunti o di spiegoni ammazza-ritmo. 
Perchè a ben  vedere c'è dentro davvero tutto: il multiverso utilizzato in maniera impeccabile, un vecchio nemico, un nuovo affascinante e inquietante personaggio, volti molto cari al lettore (Nikolaus e Ann) e perfino Draka. E la cosa davvero notevole è che nulla è messo li per caso, ma svolge una funzione coerente con il suo ruolo. 
Possiamo dirla così: Di Gregorio impiega molte pagine (circa l'equivalente di un albo della serie regolare) a predisporre le sue pedine, dopo di che le muove inesorabilmente senza mai dare facili punti di riferimento e divertendosi a disorientare il lettore tra colpi di scena, ottime trovate da amante dell'horror e un ritmo che si accende all'improvviso.  

Se proprio... 
...dovessimo cercare qualche pecca allora dovremmo dire che la storia arriva alla fine un po' con il fiato corto e con qualche soluzione un po'....facile. E mi spiego. 
Fino al momento del confronto nell'arena con il mostro (chi ha letto capisce) la storia è quasi inattaccabile. Da quel momento in poi invece la cura per i dettagli viene un po' meno e l'autore sembra sentire la necessità di portare a termine il racconto e pare rendersi conto che rimangono poche pagine. Così il piano di Nik, pur convincente, appare troppo abbozzato e l'intera sequenza finale è decisamente troppo rapida. In sostanza il finale paga pegno a un problema paradossale: la storia è leggermente troppo breve. 
In aggiunta diremo anche che alcuni comprimari (Shahana e Astolfo) appaiono meno incisivi di quanto avrebbero potuto essere. 


Ma insomma
Giusto per essere puntigliosi però. Perchè volendo essere del tutto onesti osserveremo che in fin dei conti la storia regge senza problemi dall'inizio alla fine e che i comprimari di cui sopra svolgono ugualmente una funzione. E poi c'è quel Collezionista che ha uno spessore davvero notevole.

Quindi 
Non c'è solo il solito grande lavoro di Corrado Roi insomma, ma anche una bella storia, solida, divertente e ben scritta. Un albone che rappresenta un ottimo antidoto per la calura di questi giorni. 

Valutazione 
Soggetto: 7
Sceneggiatura: 7.5
Disegni: 8

venerdì 12 luglio 2013

Dampyr #160 - La Monaca.


Una storia robusta, una narrazione molto solida e dei disegni bellissimi. E lo so che sembra la descrizione della nuova Golf, ora smetto. Una bella storia quindi. Si e no. Convincente e scritta molto bene senza dubbio, ma non appassionante o trascinante. Che per carità, va bene anche così, non pensate che si tratti di una critica.....semmai vale il fatto che il lettore è SEMPRE incontentabile. 

Di tutto un po'  
Dentro a questa storia c'è un  po' tutto quello che è Dampyr, mistero, principi infernali, sacrifici ed antichi riti. E si, ovviamente anche dei personaggi solidi, convincenti e che non si limitano a ripetere i vari stereotipi del genere. Insomma, una storia ortodossa che tende a soddisfare il lettore di vecchia data. 

C'è però che... 
....l'ortodossia è una bella cosa che rende sempre esenti da critiche (pure qui), ma che limita un po' la creatività. Ovviamente io non conosco Claudio Falco (se anche lui legge questo blog come altri autori non so dirlo) e non so dire se nello scrivere questa storia si sia dovuto limitare a causa dei necessari paletti editoriali (si dirà così?) o se era proprio la storia che voleva scrivere e nel modo in cui voleva scriverla. Nel primo caso parleremo di autore "legato", nel secondo di autore "tradizionalista". Ma adesso non importa. 
Importa semmai che la narrazione procede in modo lineare, senza scossoni e senza quel qualcosa che la renda più che un buon episodio ordinario. 

Il linguaggio
Osservazione di carattere personale. Una delle cose che apprezzi di Dampyr è il ricorso ai dialetti quando ha senso che vengano usati visto che danno un maggior senso di realismo. Però, ecco, io sono metà veneto e metà friulano (....) e a tratti ho avuto qualche difficoltà a capire qualche dialogo privo di traduzione. Conta poco, ma faccio solo notare la cosa. 

Disegni
Parlare di disegnatori di Dampyr è come parlare di quelli di Tex: un discorso ripetitivo su quanto sono maledettamente bravi e dove fa notizia solo qualche raro (rarissimo!) scivolone. Genzianella poi è uno che proprio ti prende per mano e ti porta a vedere la città di notte a  guardare per bene in faccia i suoi personaggi. Grande come al solito. 

Quindi
Una storia che funziona, ma che non appassiona. Una storia che soddisfa, ma magari non appare indimenticabile. 

Valutazione
Soggetto: 6.5
Sceneggiatura: 6.5
Disegni: 8







venerdì 7 giugno 2013

Dampyr #159 - La bestia del Gevaudan

Premessa sul metodo
Grosso modo quando scrivi le tue, diciamo, recensioni (manco avessero valore scientifico...) dividi le storie in varie categorie. Ci sono le storie fantastiche, quelle buone perchè scritte bene, quelle che potevano essere buone se solo..., quelle normali che in un prodotto seriale vanno messe in conto, quelle mediocri che si salvano perchè scritte bene e (raramente) quelle pessime. 
Questa storia fa parte di quelle che potevano essere buone se solo.... 

Buona l'idea 
Una storia genuinamente horror è sempre gradita. Specie da quando Dylan Dog ha preso (qualche anno fa a dire il vero) la strada dell'anonimato (*). Ancora meglio se lo spunto è dato da un mistero vero frutto della cronaca nera della seconda metà del '700. Se poi resusciti, per una volta, anche uno dei primi Mastri della notte (Verdier) e richiami un'altro personaggio di indubbio fascino (Araxe) dando il là ad un nuovo filone narrativo hai tutta la mia attenzione. 

Ma poi
C'è però il problema che da tanta carne al fuoco esce più fumo del previsto. Detta in modo pessimo, lo so, ma non fateci caso. 
La storia ha un solo vero difetto: il ritmo. E non è poco. A conti fatti Artusi e Lombardo impiegano moltissimo a gettare le basi che portano al finale e si perdono in una certa verbosità che a tratti rende difficile la lettura. Di più: introducono pure un paio di personaggi che di fatto non servono a nulla. Non che sia un problema (specie se introdotti per un uso futuro), ma di certo non sono un punto di forza di questa specifica storia. 
Infine si arriva, leggermente esausti, al finale. Rapido e veloce come dovrebbe essere. Oddio, forse anche troppo rapido. E qui, a costo di sembrare incoerente, il tutto viene risolto con una serie di dialoghi abbastanza improbabili perchè troppo scarni. Peccato. 

cliccateci sopra per ingrandire
Disegni
Altro discorso per i disegni. Andrea Del Campo ti ha convinto appieno e ha realizzato davvero un bel lavoro. Specie per le (tante) scene in notturna dove ti è sembrato decisamente a suo agio. Insomma: si spera di rivederlo a breve.
Nota a parte per Andrea Artusi. A volte bastano poche pagine per lasciare un segno. E le sue poche pagine sono fantastiche.

Insomma
Ottimo spunto e ottimo punto di partenza per futuri sviluppi. E sicuramente eccellenti i disegni. Peccato che la storia, di per se stessa, non si sviluppi in tutta la sua potenzialità. 

Valutazione
Soggetto: 7.5 (guardando al lungo termine)
Sceneggiatura:
Disegni: 8




(*) tra l'altro ne approfitto per dire che ho accolto con entusiasmo la notizia che Roberto Recchioni è il nuovo curatore di Dylan Dog. Che si sappia.

mercoledì 8 maggio 2013

Dampyr #158 - Serata al Grand Guignol (cioè, alla faccia!)

Tanto per non lasciare adito a dubbi dirai subito che questa storia è una delle più belle che hai letto in questa primi 4-5 mesi del 2013. Una storia fantastica, perfetta in tutte le sue parti e senza la benchè minima sbavatura....per non parlare dei disegni.

P.S: causa fretta la rece potrebbe non essere scritta in un italiano perfetto...magari verso sera ci rimetto mano

Teatro, metateatro e horror
Tra le cose che ti sono piaciute e che ti hanno colpito particolarmente c'è senza dubbio l'uso del teatro e di ciò esso comporta. 
Ben lungi dall'essere un mero espediente narrativo e anzi utilizzato in tutta la sua potenza espressiva (sempre, ovviamente, nei limiti di tempo e spazio concessi dalla trama) non si può non notare l'abilità con cui Boselli abbia sfumato e a tratti cancellato la distanza tra la realtà e la finzione scenica e come questo sia, a conti fatti, il vero motore che muove la trama. 
Una distanza che va man mano svanendo fino a fondersi alla vita reale dei personaggi senza che gli stessi sembrino rendersene conto. Primi tra tutti a farne le spese sono, oltre agli attori del Gran Guignol, gli stessi spettatori, a loro volta attori inconsapevoli. Il colpo da maestro infatti è il ribaltamento finale delle parti con la rottura della finzione scenica, dove l'orrore reale che si scatena sul palco finisce per colpire il pubblico. 
In tutto questo c'è una cosa che hai trovato geniale per la sua naturalezza: il fatto che non si esca mai dalla recitazione teatrale. Inconsapevole, certo, e a beneficio di due livelli di pubblico: quello mostruoso della storia, e il lettore. Lettore che però non se ne rende conto immediatamente, ma alla fine è parte in causa nel complesso gioco della parti

Un' altra piccola cosa: l'autore si è divertito a prendere in giro i luoghi comuni del film e della narrazioni horror e anche, probabilmente, le classiche critiche che vengono spesso mosse dai lettori di fumetti. Anzi: di questo specifico fumetto. Vedi il dialogo telefonico tra Harlan e Kurjak a pagina 50-51, dove si ironizza al tempo stesso sulla tipica complessità dei piani dei "cattivi" (si lo so, una pallottola sarebbe stata più pulita ...ma lui è un mago malvagio, non un killer!) e il successivo scambio di battute tra lo stesso Harlan e Angèlique in tema di eroine da film horror. In un altro caso sarebbero state delle forzature. Qui invece sono l'equivalente del metateatro e quindi funzionano perfettamente. 

Disegni
Ma che artista è Alessio Fortunato??? Una prestazione stratosferica, che solo in parte si spiega con il suo coinvolgimento emotivo (ve lo spiega lui nella presentazione dell'albo). Infatti la cosa più riuscita non sono le ambientazioni e gli interni del teatro, quanto i suoi personaggi che vivono di vita propria e la resa, impeccabile, della atmosfere. 
Un lavoro di livello superiore.....e si Angèlique è venuta su molto bene... 

Valutazione
Soggetto: 9
Sceneggiatura: 9
Disegni: 9 (e anche qualcosina di più...)





venerdì 5 aprile 2013

Dampyr #157. La furia di Thorke

E quindi cala il sipario su un nemico che per anni ha tormentato Harlan. Anzi: sul peggiore dei suoi nemici. Finale che non sorprende poi molto visto che solo pochi mesi fa si era chiusa anche la storia di Lisa, ma che certamente poteva essere nettamente migliore....

Storia
Onestamente le prime 35 pagine sono l'equivalente di un sedativo. Ma per cavalli. L'inizio è lento, verboso, carico di riassunti francamente insopportabili (in pratica ci viene fatto un riassunto dettagliato della vita di ogni personaggio....grazie, ma facevamo da soli..) e di secchiate d'acqua per allungare il brodo. Poi, all'improvviso diventa interessante. Basta un viaggio nella Dimensione Nera per ridestare il lettore oramai prossimo alla frustrazione. Da li in avanti la storia si fa rapida e piacevole. Ma solo fino ad un certo punto.
La cosa che proprio non mi è piaciuta è l'idea di coniugare nello stesso albo la caduta di Thorke e l'inizio della rivoluzione nella Dimensione Nera. A rimetterci è il Dio Cannibale che muore in una scena marginale, priva di quel pathos che sarebbe dovuto spettare di diritto a un personaggio che da oltre 10 anni rappresentava la nemesi del protagonista. Insomma il paradosso di una morte in tono minore per un nemico di caratura superiore. Va da se che questo ha comportato anche un allungamento eccessivo del finale, che di per se è stato abbastanza mediocre.

Disegni
Per fortuna che c'è Nicola Genzianella. Una prova straordinaria che trasmette alla perfezione le atmosfere da incubo della Dimensione Nera e l'aura demoniaca di Thorke. Anzi: molto spesso sono le sue tavole ad appassionare laddove la storia lascia abbastanza delusi...

Insomma
Per farla breve diciamo che questo albo rappresenta l'apoteosi delle occasioni perse e raffigura alla perfezione la fase di stanca che la serie sta attraversando da un bel po' di tempo.....

Valutazione
Soggetto: 5
Sceneggiatura: 5
Disegni: 8.5






lunedì 11 marzo 2013

Dampyr #156. Siberia


Extra: poi stasera o al massimo domani vi si parla di Oz...che vai stasera al cinema....è lunedì, di solito hai tempo. Fine dell'extra.

La serie
Oramai mi viene il pesante sospetto che il problema sia in parte mio. Che problema? Ve l'ho detto qualche volta in passato: Dampyr non mi appassiona più come una volta e mi da l'impressione di essere vittima di una lunga fase di stanca in cui il suo punto forte (la struttura narrativa legata alla continuity) è divenuto il suo punto debole. Urgono nuovi nemici di livello. Siamo ancora incollati a Nergal e Lord Marsden, ma ancora nessuno ha preso il posto di Jan Vathek (Victor Laforge per ora ha fatto ben poco) e pure lo scontro con Thorke necessita di una svolta (e magari sarebbe bello rivedere Erlik Khan). Infine anche i comprimari ormai sembrano aver detto tutto quello che avevano da dire. Urge qualcosa di nuovo....

Quanto alla storia
In se e per se sarebbe anche una storia discreta. Recupera i suoi temi dal classico canovaccio che vede al centro della trama uno scontro alimentato da un Maestro della notte per ragioni spesso diverse da quelle che possono apparire ovvie. Il problema è che, in fin dei conti, è sempre la solita minestra.  Saporita, alla temperatura giusta e preparata con cura e servita in un bel piatto. Ma pur sempre di minestra riscaldata si parla. E questo non credo sia imputabile a Cajelli quanto piuttosto a quanto detto sopra. 

Disegni
Ecco qui forse sei rimasto un pelo più deluso. Laurenti è un grande artista che però stavolta non ti ha convinto del tutto e alterna momenti ottimi a momenti decisamente meno buoni. Un esempio? L'Harlan di pagina 22 non sembra neanche parente di quello di pagina 25. Ed è solo un esempio. 

Concludendo 
Un albo che non ha nulla di sbagliato. Ma che alla fine rientra nella categoria de "il solito, grazie".... 

Valutazione
Soggetto: 6
Sceneggiatura: 6.5
Disegni: 5/6

venerdì 8 febbraio 2013

Dampyr #155. Il sigillo di Lazzaro


E poi capita che in una storia ci sia quasi tutto quello che ti ha portato ad amare una serie, ma che, paradossalmente il risultato sia inferiore alle aspettative.

Intanto la storia
Dissipiamo subito i dubbi superflui. Il sigillo di Lazzaro sarebbe anche una buona storia che si fa leggere volentieri. Inoltre è una storia ricca di elementi importanti ai fini della continuity e di ritorni illustri e con un'ambientazione affascinante (tra i ritorni: i Lupi Azzurri, il maestro Saint-Germain e il demone Vassago). Detta così sembra che l'incipit di cui sopra sia stato scritto per errore, quindi vediamo di spiegaci.
Tanti elementi possono anche diventare troppi per sole 94 pagine. E infatti abbiamo troppi personaggi. Tutti di grande impatto e tutti meritevoli di maggiore spazio rispetto a quello che trovano in questo albo. I Lupi Azzurri, il ritorno più gradito, finiscono per perdersi molto presto e per non avere un grande ruolo, mentre Vassago (che resta un villain di grande spessore) compare sulla scena senza suscitare alcun tipo di entusiasmo. Infine, travolti dal marasma di eventi e di ritorni ci troviamo di fronte ad un finale affrettato e carente di pathos.
Colpa di Cajelli? Direi di NO (e ci tengo a dirlo...). Credo che la storia si frutto di esigenze specifiche: portare avanti la serie dopo tanti riempitivi e farlo in un solo albo. Fosse stata dipanata su 188 pagine forse ne staremo parlando diversamente.
Nota a parte per l'uso che si è fatto della città de L'Aquila. A parte quattro chiacchiere da bar tra Harlan e Kurjak sulla burocrazia e un affascinante spiegazione relativa ai parallelismi tra il capoluogo abruzzese e Gerusalemme non c'è altro. O meglio: l'ambientazione non aggiunge nulla alla storia. E questa è l'unica vera osservazione che mi permetto.....

Disegni
Il disegnatore era di quelli buoni, ossia Fabrizio Russo (a caso: Dampyr nn #67, #76, #83 e via dicendo). Una prova discreta che però alla fine non presenta particolari picchi qualitativi e presenta qualche sbavatura qua e la. Non male, ma neppure eccezionale.

Valutazione
Soggetto: 6
Sceneggiatura: 6.5
Disegni: 6


martedì 11 dicembre 2012

Dampyr #153. Terra di nessuno.

Un po' di tempo fa (non hai voglia di cercare quel post, quindi siate autonomi suvvia...) ti lamentavi del fatto che Dampyr non fosse più quella serie che ti aveva preso come poche (diciamo da dopo il  n° 136). Poi sono usciti questi ultimi 4 numeri e il vento è cambiato. Di brutto. Che anche l'albo in questione è stato spettacolare.

Un po' ché quando appare Nikolaus ne esce sempre qualcosa di notevole e un po' che un Boselli così a suo agio con la storia (quella con la S maiuscola) non lo vedevi da tempo. C'è praticamente tutto quello che potevi sperare di trovare. Vampiri, personaggi solidi e situazioni coinvolgenti. Il tutto con un Nikolaus in gran spolvero, un perfetto utilizzo dell'orrore della guerra di trincea e una notevole dose di mistero che certo non fa male. E poi hai trovato azzeccatissima l'idea dell'amicizia/dicotomia tra Mordechai (e il suo lato oscuro) e Zdenek e perfino commovente il doppio finale (specie quello relativo a Nik).

Poi c'è il lavoro di Bocci ai disegni (tipo uno dei tuoi disegnatori preferiti insieme a Roi, De Angelis e Ortiz) che ti lascia li a bocca aperta. A suo agio praticamente in ogni situazione e senza mai una vera sbavatura. Abilissimo, concludi, nel trasmettere le emozioni e le sensazioni dei protagonisti. Giù il cappello!

Insomma: grande albo e gran bel periodo per la serie.

Valutazione
Soggetto: 8
Sceneggiatura: 8.5
Disegni: 9


giovedì 15 novembre 2012

Dampyr #152. Ritorno a Sheffield

Altra giornata e altro giro di recensioni. Due anche oggi. Domani si cambia argomento cmq. 

Continua il giro di boa di Dampyr e quindi il ciclo (che si chiuderà con il numero 158) che dovrebbe portare grossi cambiamenti all'interno della continuity.
E dopo l'eccellente "La scelta di Lisa" e il buon "La strega regina" abbiamo un altro albo gradevolissimo. Anzi: proprio bello direi. 
Un po' di merito è dato da questo Harlan incazzato e poco comprensivo che rappresenta qualcosa di diverso dal solito e un altro po' di merito va dato ai comprimari che come sempre funzionano alla grande, specie, appunto, Jeff Carter che veste benissimo i panni del sicario/giustiziere con gravi crisi d'identità e ossessionato dai fantasmi del passato. Boselli poi ci mette del suo (molto di suo) imbastendo una sceneggiatura che mano a mano si allontana sempre più dal binario della prevedibilità e cambia poi, nel finale, punto d'osservazione, concludendo il tutto con due scene di grande pathos.

I disegni di Fabio Bartolini sono un valore aggiunto. Tratto molto pulito e regolare che si fa apprezzare soprattutto per la raffigurazione di alcuni personaggi tra i quali spiccano Jeff Carter, Ann Spade e la piccola Ljuba. Un bel lavoro che si lascia apprezzare senza alcuna sbavatura. 

Valutazione
Soggetto: 8
Sceneggiatura: 8
Disegni: 8

E per questo mese siamo a tre valutazioni positive su tre.... e ora Lilith 

lunedì 17 settembre 2012

la scelta di Lisa. Dampyr #150


Un bel numero, una bella storia, un sacco di suggestioni come non si vedeva da un bel po' di tempo e infine un colpo di scena che colpisce dritto al cuore del lettore. Altro? Beh, si: i disegni di Lozzi che fanno un gran bene alla vista.

La Bonelli aveva annunciato l'avvio di una saga che avrebbe dovuto rilanciare la testata. In effetti, e lo avevamo già detto , era da circa 2 anni che la serie languiva in un limbo di storie sempre meno interessanti.
Il primo numero di questo rilancio, lo dico a scanso di equivoci, (che somiglia molto a quello appena conclusosi sulle pagine di Nathan Never) è andato perfettamente a segno.
Si torna all'impossibile amore tra Harlan (che qui compare davvero pochissimo) e Lisa (vera protagonista e come sempre estremamente intrigante). Torna anche Jeff Carter e  se possibile il suo personaggio non è mai sembrato tanto riuscito come in questa occasione. Torna Thorke con il suo odio per il Dampyr. E torna anche un po' di Horror che fa sempre bene.
Si parla di una storia dalle tinte cupe, dominata dal pessimismo di fondo che fa presagire una qualche tragedia. Salvo che Boselli, giocando meravigliosamente con la trama, riesce per tutto il tempo a farci sperare nel contrario per poi colpire nel segno proprio alla fine. Una fine che è l'inizio di una nuova trama e di una nuova vita per Harlan, il quale dovrà necessariamente uscire trasformato da quanto avvenuto.

Lozzi fa un lavoro straordinario. La tristezza di fondo e la rassegnazione che accompagna tutta la storia traspaiono alla perfezione. Notevoli le apparizioni di Arne Kellerman a cui l'artista imprime tanta ferocia e follia da farlo sembrare reale.

In conclusione: un grande albo molto ben disegnato. Un numero fondamentale nella continuity di Dampyr che restituisce smalto a una testata che sembrava un po' stanca.

Valutazione
Soggetto: 8
Sceneggiatura: 8.5
Disegni: 8.5


venerdì 10 agosto 2012

Maxi Dampyr #4


Piccola premessa estranea a Dampyr. La mia recensione di Avengers X-Sanction pare essere stata quasi morbida rispetto ad altre lette in giro... 

E adesso veniamo al 4° Maxi di Dampyr. Ne è passato di tempo dall'ultima volta che ho parlato di un'uscita di questa serie... Ma Diego Cajelli è uno che merita rispetto e quindi si parla volentieri di una raccolta di tre storie scritte da lui. 

Partiamo da "Operazione Viper". Storia che si inserisce nel filone "Temsek", la multinazionale che fa capo a Lord Marsden.
Il solo vero peccato di questa storia sta nel fatto che non aggiunge nulla a quanto letto sulla serie regolare (cosa tutttavia comprensibile). A fronte di uno spunto iniziale certamente interessante, per quanto non originalissimo, segue una storia che di fatto è meramente riempitiva e che ben presto perde di mordente, limitandosi solo ad una serie di scontri tra i "nostri" e i mostri di turno, con quel tanto di intreccio di poteri occulti per ricordare quale sia la dimensione del potere della Temsek.
Che poi il ritmo sia sempre abbastanza gradevole e l'azione tenga sempre alta l'attenzione del lettore conferma solo le doti di Cajelli. Ma in se e per se la storia è sufficiente e nulla più.
Buonissimo il lavoro di Marco Santucci specie nei primi piani e nelle varie scene che ambientante sull'isola.
Storia discreta insomma.

Valutazione
Soggetto: 6.5
Sceneggiatura: 7
Disegni: 7.5

"Urla dal profondo" invece è stata davvero molto pesante da digerire. Una storia che mi è parsa lenta nel ritmo, priva di qualsivoglia originalità (lo spirito del tesoro sommerso..) e alla fin fine brutta.
Alcune scene sembrano appiccicate a forza (vedi la festa in spiaggia...) e i personaggi sono scarasamente coerenti e ben poco incisivi (il professore pazzo che vive nel faro è una macchietta e nulla più e lo sceriffo dovrebbe essere il duro, ma non ci riesce). Insomma...non mi ha convinto.
Delude anche Piccininno, lontano anni luce dai suoi standard abituali....

Valutazione
Soggetto: 5
Sceneggiatura: 5
Disegni: 5

Infine "L'essenza della follia". Che è decisamente la migliore tra le tre storie. Sarà che tornano in scena Nikolaus e i demoni dell'altra parte. Sarà che qui la trama è molto più interessante e suscita una certa curiosità (con tanto di sopresina finale che non fa mai male). Sarà infine che la fonte di ispirazione era notevole (ossia il film e romanzo "Profumo"). Insomma, sia quello che sia, ma alla fine la storia si fa leggere con un certo piacere.
Alessandro Baggi poi fa un buon lavoro. Anche nel suo caso siamo lontani dalle vette raggiunte in altri albi, ma comunque il suo tratto si fa apprezzare.

Valutazione
Soggetto: 7.5
Sceneggiatura: 7.5
Disegni: 7


Ricordo a tutti che a partire da gennaio (salvo imprevisti) Cajelli sarà in edicola con una nuova miniserie prodotta da Editoriale Aurea dal titolo Longwei. Per maggiori dettagli leggete qui

mercoledì 8 febbraio 2012

La bambola veneziana


Un po' ci rimani male alla fine. Non per il finale della storia, ma perchè date le premesse (e gli sfavillanti annunci della rubrica) e l'ambientazione (si parla di Venezia e per di più in pieno carnevale) ti aspetti qualcosa di memorabile. Mettici anche che il soggetto lo ha ideato Marolla. E chi è? Quello che aveva scritto "La locanda delle ultime feste" (Dampyr N.128) che non era mica male come storia. E invece alla fine ci rimani così così.

Non che l'albo inizi male, anzi. Prima una bella raffigurazione del carnevale di Venezia con tanto di classico delitto tra le calli (che non sarà originalissimo ma fa sempre la sua figura).  Poi lo spock del Casanova che viene a narrarti di quella volta che si innamorò perdutamente (il Casanova, mica uno che si da via per niente...) di Barbarina, dama muta e fredda e, guarda un po', di porcellana. Nel mezzo ti parla anche della baronessa Barbara Navager, donna affascinante e inquietante che non invecchia ed è misteriosamente legata a Barbarina. Un bel racconto quello del Casanova e da applausi lo stile narrativo di Boselli (come se fosse una novità...).

Solo che dopo (per la precisione dopo le prime 42 pagine) i due autori si annoiano e tagliano dritto verso la meta senza altre preoccupazioni. Lazzaro Zurlin dovrebbe essere un personaggio dilaniato dall'assurdità che rappresenta amare una macchina. Invece sembra solo un povero isterico un po' fuori di testa. Per di più che la bambola è posseduta da un cadavere vecchio di secoli. Cadavere che è rimasto cosciente anche dopo la morte. Sarebbe un dramma e ce lo dice. Ma il messaggio non arriva.
Harlan e soci dovrebbero scoprire tutto l'intreccio. Ma non lo fanno e scopriamo la storia di Zurlin dal suo stesso racconto in un momento in cui parla da solo. E passi che parli alla macchina che ama. Meno che racconti tutto quello che è successo (non so voi, ma io di regola non racconto a un soprammobile tutti gli eventi degli ultimi sei mesi).

Va anche detto che Barbarina (la bambola) dovrebbe avere un fascino magnetico e mistico. Bella è bella, per carità. Ma a parte questo non capiamo cosa abbia di ammaliante. E non è cosa da poco visto che è uno dei fulcri della storia.

Finito di tirarla per le lunghe si arriva al finale del quale si capisce poco. Manca l'azione e Harlan e Tesla arrivano alla fine dei giochi e non è chiaro cosa pensi di ottenere il cadavere della baronessa Navager legando Kurjak alla bambola. Mettici anche le ultime 3 vignette che ci chiariscono il destino di Lazzaro che sembrano prese dal più scontato dei film horror di basso livello e il gioco e fatto.

Peccato, perchè era iniziato tutto davvero bene.

Oh per i disegni di Alessio Fortunato il discorso di cui sopra non vale. Lui il suo lavoro lo fa da cima a fondo e anche abbastanza bene (e sarà anche che è uno dei disegnatori che preferisco). Non siamo ai livelli de "La casa delle cicogne" (Dampyr 130), ma si difende comunque bene...

Voto.
Soggetto (di Samuel Marolla): 5/6
Sceneggiatura (di Mauro Boselli): 6.5
Disegni (di Alessio Fortunato): 7.5

Insomma. Non che alla fine uno si penta di aver preso l'albo. Ma un po' ci rimani male ed è una sensazione che capita di rado con Dampyr.


P.S: il prossimo mese esce la prima parte di una doppia scritta da Boselli e disegnata da Majo ambientata a Milano. Direi che dovremmo andare tranquilli.

domenica 22 gennaio 2012

Dampyr n.142. I Fantasmi del distretto 6

Certamente un buon albo questo Dampyr n. 142. Alla seconda prova consecutiva in questa serie (la quarta complessivamente) Claudio Falco si conferma decisamente un buon autore in sintonia con i gusti dei lettori.
Ovviamente sia chiaro che non stiamo parlando di un capolavoro inarrivabile, ma di certo la lettura delle 94 pagine procede senza intoppi e senza fatica, con un ottimo dosaggio di azione e senza che la trama venga mai appesantita da inutili spiegazioni. 

Qualche difetto però c'è. Uno in particolare riguarda l'ambientazione stessa della trama. Ai lettori del Dampyr  l'Africa evoca felici ricordi, in particolare legati alla figura di Jan Vathek, uno dei più riusciti e "amati" maestri della notte. A sua volta il Sudafrica, a lungo terra di soprusi e violenze, emana un certo fascino. Un fascino che il lettore immagina di ritrovare dopo la lettura delle primissime pagine di questo albo. Senza però trovare la soddisfazione sperata. Infatti il Sudafrica e la storia del distretto 6 alla fine rimangono sullo sfondo, sopraffatte da una molto meno evocativa trama incentrata sul classico giro di affari sporchi gestiti da un nuovo Maestro della Notte, interessato ad espandere i suoi interessi. Un peccato, perchè l'inizio era davvero promettente e di spunti lodevoli ce ne sono molti.

Resta, invece, ancora abbozzata anche la figura di Victor Laforge. Cosa che pare in sintonia con la decisione di farne un nemico di lunga durata e non il classico maestro della notte destinato a spegnersi in un solo albo (anche se un solo numero fu sufficiente per fare di Akhar Nun un personaggio memorabile...). Al momento tuttavia non sembra si possa scorgere nulla di particolarmente originale nel personaggio. Ma staremo a vedere. 

Tali difetti, che pure era doveroso far notare, non rendono comunque l'albo meno godibile e la lettura risulta ugualmente sempre godibile. E questo non è poco. In particolare, vale la pena ricordarlo, l'azione non è mai troppo scontata e anche lo scontro tra Harlan e Victor è decisamente meno ovvio di quello che si vede solitamente. 

Quanti ai disegni ho gradito decisamente il tratto di Michele Benevento. Forse qualche sbavatura qua e la, ma di certo nulla che possa far venir meno, almeno da parte mia, un certo piacere per gli occhi. In particolare mi ha convinto la raffigurazione di Laforge. 

In conclusione. Un buon albo, che lascia qualcosa a livello di sceneggiatura (proprio per lo scarso utilizzo del contesto nel quale è ambientata la storia), ma che introduce un nuovo importante nemico. Il tutto accompagnato da un'ottima prova ai pennelli. 

Voto(complessivo): 7.