Sarà che....
Sarà che, vista la trama e l'ambizione di fondo (leggi: riprendere la continuity e darle una grande spinta in avanti), ti aspettavi una grande storia. Sarà che l'idea di rivedere in un ruolo da protagonista due personaggi di grosso calibro come Branko e May ti stuzzicava l'interesse. Sarà stato. Ma invece....
Un piano ambizioso e diversamente geniali. Più o meno
Da qualche tempo (leggi: da circa un anno) pare che il marchio di fabbrica delle avventure dell'agente Alfa sia costituito dai buchi logici e dalle soluzione all'insegna del motto "non chiedere mai". Che per la nota funziona su Topolino. Meno su un fumetto rivolto ad un pubblico più adulto.
Branko e Kay vengono rapiti da una misteriosa organizzazione. In se e per se ne segue una storia tutto sommato ben costruita se non fosse per le ovvie domande che alla fine uno si pone.
1- Ad esempio: visti gli obiettivi del rapitore serviva davvero rapire padre e figlia? O perlomeno viene da chiedersi se fosse quella la prima soluzione;
2- E perché il rapitore, data la sua natura, doveva scegliere come collaboratori un razzista violento e uno psicopatico incapace di rispettare gli ordini?
Uno potrebbe pensare che siano puntualizzazioni eccessive. Magari quel qualcuno ha pure ragione (non si sa mai...). Però è anche vero che è su questi buchi logici che gira tutta la storia. Senza poi dimenticare il finale che ti lascia un attimo perplesso e che sembra (senza cattiveria) una supercazzola. Anche perché SPOILER i mutati vengono alla fine lasciati in mezzo ad una discarica (e già qui...). Per costruirsi una casa ci viene detto. Peccato che poche pagine prima ci venisse spiegato come i signori del crimine stessero combattendo una guerra totale per il controllo del territorio. In sostanza, quindi, la nuova casa dei Mutati si trova nel posto più povero e violento del mondo. Un posto che ora è pure devastato da una guerra....che bello...FINE SPOILER.
Però..
Prima di cominciare a srotolare la lista degli insulti che pare vada di moda tra i commentatori più beceri dei forum diciamo però che ci sono anche parecchie cose buone.
Intanto il ritorno dei Mutati, ossia di una sotto-trama che in passato avevo sempre apprezzato e che era stata chiusa in maniera vagamente assurda (ricordate Aristotele Skotos e quella grande festa a base di fuochi d'artificio?). Poi, restando alla trama, alcuni personaggi di sicuro impatto e una sana dose d'azione. E quella sensazione che la "nuova gestione" di Nathan Never cominci a mettere radici più solide.
Ai pennelli
Una prova piuttosto buona per Bertolini che alla fine ti ha convinto. Va anche detto che valutare i disegni di un Gigante non è facilissimo visto che sei abituato a formati più ridotti.
Da notare, per quanto ininfluente, che dopo tante straordinarie copertine (vedi sotto) stavolta il risultato è inferiore alle aspettative. Ma tanto a te interessa quello che c'è dentro la scatola...e poi è sempre tutta una questione di gusti.
Valutazione
Soggetto: 6.5
Sceneggiatura: 6-
Disegni: 7
Per la nota...
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mercoledì 20 marzo 2013
martedì 20 marzo 2012
"Un mondo vuoto". Nathan Never Gigante #15
Recensione un po' articolata che richiede di essere affrontata per punti. Lo richiede per ragioni di chiarezza.
L'albo, in se. Ossia: della natura di un Gigante.
Cominciamo dalla storia. Tre domande sono subito necessarie?
1- Si tratta di una storia che meritava di occupare lo spazio di un Gigante? Ovvero, tenendo presente la mole di lavoro che richiede un albo di tale formato, valeva la pena pubblicare questa storia?
Rispondo subito. Si, la storia è merita lo spazio che le è stato dato. E valeva la pena di acquistare quest'albo.
2- Ma, cosa non da poco, aveva senso una storia del genere in questo momento della continuity neveriana e a fronte della ripartenza della serie in concomitanza al numero 250 della serie regolare?
Rispondiamo subito anche qui. No, purtroppo la storia, molto bella senza dubbio, alla fine risulta fuori tempo massimo. Nel senso che avrebbe avuto una ragione d'essere fino a 5-6 mesi fa. Ma dopo 11 mesi dall'inizio della Guerra dei Mondi (sulla serie regolare) e dopo l'uscita del terzo capitolo di Generazione Futuro (Agenzia Alfa 25) stona leggermente.
3- Una storia di questo tipo ha senso per un Gigante? Qui dipende da cosa uno pensa di questo tipo di albo. A mio parere, assolutamente personale, dovrebbe essere un albo il cui scopo è quello di rappresentare un tassello fondamentale nella continuity. Ragione: si tratta del tipico albo che comprano solo i fans della serie (un po' per la mole, un po' per il prezzo). A tal proposito vale la pena ricordare che i primi 11 Giganti di Nathan Never (su 15 totali) hanno avuto questa funzione (1). Tuttavia si può ribattere che quella del Gigante deve essere "solo" una bella storia. E in effetti da questo punto di vista ci siamo senza dubbio.
La storia. Quella vera.
"Esistono persone a cui potremmo regalare ogni grammo di noi stessi senza chiedere nulla in cambio...Linda è tra queste, agente Never, a prescindere dalle sue scelte..." (Hugh a Nathan, pag. 85).
Il pregio fondamentale di questa storia sta nella sua assoluta semplicità. Altro non è che la ricerca di una persona scomparsa. Un plot semplice, quasi banale. Ma assolutamente necessario per permettere al suo autore (l'ottimo Davide Rigamonti ) di approfondire altri aspetti. E di restituirci un Nathan diverso da quello che abbiamo visto negli ultimi mesi. O, per farla facile, per restituirci il "musone" (elemento accentuato dall'uso azzeccatissimo delle didascalie) e riflessivo (esempi? Praticamente le prime 120 pagine!).
Una storia che ha solo 3 personaggi fondamentali e altrettanti secondari. E dove quello che alla fine conta più di tutti compare meno degli altri (circa 20-25 pagine su 224). E anche qui torna quanto detto sopra. La storia funziona proprio grazie a questo. Non solo la semplicità della trama, ma anche il numero limitato di attori sulla scena. E di conseguenza la profondità degli stessi. Una profondità che traspare da poche battute e da un uso eccellente dei (pochi) dialoghi. Un esempio perfetto è Hugh. Bastano un colloquio con Nathan e il ricordo che di lui serba Linda per capire di chi stiamo parlando e per renderlo subito (meravigliosamente umano).
Nota di merito che non posso tralasciare. A parte i dialoghi sempre molto ben curati, le didascalie usate con grande abilità e l'assoluta assenza di riassunti inutili, ci tengo a far notare che la storia non è mai prolissa e manca delle (classiche) spiegazioni gettate a caso nel mezzo della trama per spiegarci tutto. Certo, c'è il racconto di Linda. Ma non è per nulla forzato e fa perfettamente parte della trama. Non è poco. E io apprezzo.
Qualche difetto. Ma a voler essere davvero pignoli.
Perchè dire che quanto segue rappresenta un difetto richiede uno sforzo. Si parlava della sceneggiatura. Va osservato che per tutto il tempo si prova la sensazione di una storia molto bella che però avrebbe potuto esserlo molto di più. Non so spiegare come. Semplicemente non sono riuscito a non pensare che mancasse un qualcosina in più per fare di questo albo uno di quei numeri indimenticabili.
Più concretamente devo osservare che Linda Bettancourt è un personaggio non del tutto convincente. O meglio: convince moltissimo la sua infanzia, mentre convince meno la natura del suo trauma e la sua rezione successiva allo stesso.
Infine, cosa non da poco, la storia in realtà sarebbe potuta funzionare anche su altre testate. Su Magico Vento si sarebbe potuta sostituire la tecnologia con la magia e su Dylan Dog con qualsiasi cosa. Non è un difetto vero e proprio, ma una semplice osservazione.
Rigamonti vs Vietti.
Lungi dal fare un confronto vero e proprio (non fosse altro che Rigamonti è una new entry e Vietti è in uscita dopo 16 anni di lavoro su questa testata...) osserviamo alcune differenze enormi tra i due autori. Laddove i giganti di Vietti sono sempre all'insegna dell'azione (specie la sua trilogia di Ann Never) quello di Rigamonti è prettamente intimista. Se Vietti utilizzava una miriade di personaggi ecco che Rigamonti ne usa tre in tutto. Infine, mentre Vietti condensava tutti gli eventi fondamentali nelle ultime pagine, Rigamonti ci da le risposte già a metà e sviluppa poi con calma il gran finale. Stili diversi. A voi decidere quale preferite (ma a me piacciono entrambi).
Disegni.
Torna Di Clemente, al suo secondo gigante (l'altro era il num. 7, "Le due nemiche"). Possiamo dire che la sui è una prova abbastanza buona, sebbene (complice anche il formato dell'abo) non eccelsa. D'altronde la pagina di dimensioni maggiori non agevola il lavoro di quei disegnatori che non siano particolarmente attenti al dettaglio. Come dire: Di Clemente è un ottimo disegnatore (prendere ad esempio gli albi 194-197 della serie regolare), ma perde qualcosina nel formato Gigante (cosa peraltro successa anche a mostri sacri come Casini e, sebbene in misura minore, Bonazzi). Ciò non di meno i disegni contribuiscono a mantenere alto il livello dell'albo.
(Si perdoni la cattiva qualità della immagini....lo scanner va per modo di dire... e mi sono dovuto arrangiare...).
Nota a parte per la copertina. Che, insieme a quelle dei Giganti 1 (De Angelis), 2 (Mario Alberti), 4 (Casini) e 10 (Bonazzi), è nettamente una delle migliori dedicate all'agente Alfa. E non è poco essere in compagnia dei 4 disegnatori di cui sopra...
L'albo, in se. Ossia: della natura di un Gigante.
Cominciamo dalla storia. Tre domande sono subito necessarie?
1- Si tratta di una storia che meritava di occupare lo spazio di un Gigante? Ovvero, tenendo presente la mole di lavoro che richiede un albo di tale formato, valeva la pena pubblicare questa storia?
Rispondo subito. Si, la storia è merita lo spazio che le è stato dato. E valeva la pena di acquistare quest'albo.
2- Ma, cosa non da poco, aveva senso una storia del genere in questo momento della continuity neveriana e a fronte della ripartenza della serie in concomitanza al numero 250 della serie regolare?
Rispondiamo subito anche qui. No, purtroppo la storia, molto bella senza dubbio, alla fine risulta fuori tempo massimo. Nel senso che avrebbe avuto una ragione d'essere fino a 5-6 mesi fa. Ma dopo 11 mesi dall'inizio della Guerra dei Mondi (sulla serie regolare) e dopo l'uscita del terzo capitolo di Generazione Futuro (Agenzia Alfa 25) stona leggermente.
3- Una storia di questo tipo ha senso per un Gigante? Qui dipende da cosa uno pensa di questo tipo di albo. A mio parere, assolutamente personale, dovrebbe essere un albo il cui scopo è quello di rappresentare un tassello fondamentale nella continuity. Ragione: si tratta del tipico albo che comprano solo i fans della serie (un po' per la mole, un po' per il prezzo). A tal proposito vale la pena ricordare che i primi 11 Giganti di Nathan Never (su 15 totali) hanno avuto questa funzione (1). Tuttavia si può ribattere che quella del Gigante deve essere "solo" una bella storia. E in effetti da questo punto di vista ci siamo senza dubbio.
La storia. Quella vera.
"Esistono persone a cui potremmo regalare ogni grammo di noi stessi senza chiedere nulla in cambio...Linda è tra queste, agente Never, a prescindere dalle sue scelte..." (Hugh a Nathan, pag. 85).
Il pregio fondamentale di questa storia sta nella sua assoluta semplicità. Altro non è che la ricerca di una persona scomparsa. Un plot semplice, quasi banale. Ma assolutamente necessario per permettere al suo autore (l'ottimo Davide Rigamonti ) di approfondire altri aspetti. E di restituirci un Nathan diverso da quello che abbiamo visto negli ultimi mesi. O, per farla facile, per restituirci il "musone" (elemento accentuato dall'uso azzeccatissimo delle didascalie) e riflessivo (esempi? Praticamente le prime 120 pagine!).
Una storia che ha solo 3 personaggi fondamentali e altrettanti secondari. E dove quello che alla fine conta più di tutti compare meno degli altri (circa 20-25 pagine su 224). E anche qui torna quanto detto sopra. La storia funziona proprio grazie a questo. Non solo la semplicità della trama, ma anche il numero limitato di attori sulla scena. E di conseguenza la profondità degli stessi. Una profondità che traspare da poche battute e da un uso eccellente dei (pochi) dialoghi. Un esempio perfetto è Hugh. Bastano un colloquio con Nathan e il ricordo che di lui serba Linda per capire di chi stiamo parlando e per renderlo subito (meravigliosamente umano).
Nota di merito che non posso tralasciare. A parte i dialoghi sempre molto ben curati, le didascalie usate con grande abilità e l'assoluta assenza di riassunti inutili, ci tengo a far notare che la storia non è mai prolissa e manca delle (classiche) spiegazioni gettate a caso nel mezzo della trama per spiegarci tutto. Certo, c'è il racconto di Linda. Ma non è per nulla forzato e fa perfettamente parte della trama. Non è poco. E io apprezzo.
Qualche difetto. Ma a voler essere davvero pignoli.
Perchè dire che quanto segue rappresenta un difetto richiede uno sforzo. Si parlava della sceneggiatura. Va osservato che per tutto il tempo si prova la sensazione di una storia molto bella che però avrebbe potuto esserlo molto di più. Non so spiegare come. Semplicemente non sono riuscito a non pensare che mancasse un qualcosina in più per fare di questo albo uno di quei numeri indimenticabili.
Più concretamente devo osservare che Linda Bettancourt è un personaggio non del tutto convincente. O meglio: convince moltissimo la sua infanzia, mentre convince meno la natura del suo trauma e la sua rezione successiva allo stesso.
Infine, cosa non da poco, la storia in realtà sarebbe potuta funzionare anche su altre testate. Su Magico Vento si sarebbe potuta sostituire la tecnologia con la magia e su Dylan Dog con qualsiasi cosa. Non è un difetto vero e proprio, ma una semplice osservazione.
Rigamonti vs Vietti.
Lungi dal fare un confronto vero e proprio (non fosse altro che Rigamonti è una new entry e Vietti è in uscita dopo 16 anni di lavoro su questa testata...) osserviamo alcune differenze enormi tra i due autori. Laddove i giganti di Vietti sono sempre all'insegna dell'azione (specie la sua trilogia di Ann Never) quello di Rigamonti è prettamente intimista. Se Vietti utilizzava una miriade di personaggi ecco che Rigamonti ne usa tre in tutto. Infine, mentre Vietti condensava tutti gli eventi fondamentali nelle ultime pagine, Rigamonti ci da le risposte già a metà e sviluppa poi con calma il gran finale. Stili diversi. A voi decidere quale preferite (ma a me piacciono entrambi).
Disegni.
![]() |
| ottimo Nathan, pessimo Hugh sullo sfondo. |
(Si perdoni la cattiva qualità della immagini....lo scanner va per modo di dire... e mi sono dovuto arrangiare...).
![]() |
| in uno dei momenti migliori. |
Valutazione.
Soggetto: 8
Sceneggiatura: 8.5
Disegni: 7
(1) Si pensi ai numeri 1, 2, 3 e 5 che andavano a comporre la quadrilogia dei Tecnodroidi (dei quali i primi 3 fondamentali nel definire il futuro della testata). Lo stesso si può dire del numero 4 (La Rivolta), che di fatto portava a compimento la vicenda dei Mutati e di Hell's Island. Addirittura unico il caso dei volumi 6, 7 e 8, che andavano a creare una saga a se stante nell'universo futuro di Nemo. Per concludere si ricordi che lo splendido "Universi Paralleli" (Gigante 9) introduceva l'Uomo Quantico in qualità di nuovo nemico, mentre "I Ribelli di Marte" (Gigante 10) costituiva un piacevole tuffo nel futuro di Nathan e "Cuore Nero" serviva a inserire stabilmente Asja nell'Agenzia Alfa.
(1) Si pensi ai numeri 1, 2, 3 e 5 che andavano a comporre la quadrilogia dei Tecnodroidi (dei quali i primi 3 fondamentali nel definire il futuro della testata). Lo stesso si può dire del numero 4 (La Rivolta), che di fatto portava a compimento la vicenda dei Mutati e di Hell's Island. Addirittura unico il caso dei volumi 6, 7 e 8, che andavano a creare una saga a se stante nell'universo futuro di Nemo. Per concludere si ricordi che lo splendido "Universi Paralleli" (Gigante 9) introduceva l'Uomo Quantico in qualità di nuovo nemico, mentre "I Ribelli di Marte" (Gigante 10) costituiva un piacevole tuffo nel futuro di Nathan e "Cuore Nero" serviva a inserire stabilmente Asja nell'Agenzia Alfa.
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