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lunedì 29 maggio 2017

In attesa di iniziare la lettura...


No, non l'ho ancora letto a causa di vari problemi personali che vanno dalla mia patologica incapacità di organizzare il tempo che ho a disposizione fino ad un eczema da paura che mi ha trasformato le mani in due salsicce purulente e utili al massimo come fermacarte. 
Entro la settimana scriverò una recensione, ma prima ci tengo a dire una cosa.

Dategli una possibilità. A prescindere. 

Alessandro Bilotta è un'autore bravissimo. Spesso è anche molto più che "bravissimo" e diventa straordinario. Sa scrivere, sa appassionare e mette in scena persone prima che personaggi.
Nel tempo è riuscito a commuovermi, sconvolgermi ed emozionarmi con i suoi racconti, cosa ne semplice ne banale. 
Non date per scontato che non vi interessi o che non vi piaccia. Provateci almeno. Magari vi regalate una sorpresa. 

lunedì 30 maggio 2016

Letture (a fumetti) di maggio

 
Scrivere dei post vagamente simili a delle recensioni ti piaceva pure. Solo che dietro alla scusa del "non ho tempo" si cela la profonda verità del "non ho cazzi". 
Ciò detto vediamo di riprendere le vecchie abitudini. 

sabato 14 dicembre 2013

Long Wei #6- Il Tempio. La recensione

Un'albo che segna il cambio di passo di una serie che, terminato l'eccellente lavoro di costruzione iniziale, si prepara per una seconda fase che si preannuncia carica di effetti speciali e di pathos.

Troppa grazia/tanta roba
"Il Tempio" è una storia che funziona benissimo soprattutto perchè sembra la sceneggiatura di un vecchio film gongfu degli anni '70 e, giusto per essere precisi, si porta dietro il solito carico di citazioni e  riferimenti che rappresenta uno dei punti di forza della serie.
Se guardate c'è dentro tutto quello che uno vorrebbe trovare in una storia di genere: l'addestramento del giovane prodigio, la figura del nobile maestro, l'allievo divorato dall'invidia e dall'avidità e le drammatiche rotture da cui nasce la guerra. Solo che, siccome stiamo parlando di un gran bel fumetto e non di un almanacco, ci sono anche le tante altre belle cose a cui ci eravamo abituati a partire dalla Milano violenta dei bassifondi alle storie personali calate in un contesto molto riconoscibile.
Non so che altro dire.....sono le 94 pagine più belle e cariche di pathos che si siano viste finora.....credo basti.......

Disegni
Vabbè, è tornato Luca Genovese....basta il nome, che altro volete che aggiunga?

Quindi 
Non avere quest'albo e proclamarsi, allo stesso tempo, lettori di fumetti è un reato perseguibile con le pernacchie. Amesso che pure voi non abbiate avuto difficoltà a reperirlo....

venerdì 27 settembre 2013

Long Wei #4 - L'inferno


Quarto capitolo, incorniciato da una cover oggettivamente bellissima, della miniserie che ti ha risolto i dubbi su quale sia stata la miglior sorpresa del 2013, ma stavolta con un leggero intoppo nella trama. Piccoli incidenti di percorso, frutto della sempre apprezzabilissima abbondanza di idee e che non vanno in alcun modo a modificare il tuo parere entusiasta sulla serie nel suo complesso. Ma spieghiamoci meglio. 

Buona la prima (parte) 
C'è che per tutta la prima parte (diciamo fino alla liberazione dallo scantinato) la storia funziona alla grande. Ottimo lo spunto da cui si dipana la trama, eccellente (come sempre) il ritmo e molto piacevoli alcune trovare narrative, quali la figura del giornalista d'inchiesta, l'introduzione del punto di vista del serial killer e ad effetto un paio di trovate da film horror (ma senza alcun eccesso). A questo va aggiunto che la coppia formata dal protagonista e Vincenzo funziona sempre molto bene, specie quando a prendere l'iniziativa è quest'ultimo. A tal proposito ci tengo a sottolineare l'abilità degli autori nel raccontare quella che è una storia di indagine senza ricorrere ai classici luoghi comuni (o meglio mescolandoli in modo originale) del genere. 
E questa è la prima ottima parte. 
Poi arriva la seconda. Che di per se non è male, ma fa un po' a cazzotti con quanto letto fino a quel punto. Paradossalmente infatti quello che stona in un racconto, che fino a quel punto era stato dominato dalle atmosfere cupe con quel pizzico di mistero che rendeva tutto più appetibile, è ciò che finora aveva rappresentato il punto di forza della serie, ossia l'azione sfrenata. 
Perchè se è vero che lo scontro finale ha il suo senso lo stesso forse non si può dire per quello avvenuto immediatamente dopo la fuga dei "nostri" dalla loro prigionia. In sostanza tutta questa azione frenetica finisce per togliere spazio al cattivo di giornata che alla fine risulta stereotipato e privo di spessore, quasi una macchietta. Chiaro che su questa serie ti aspetti molta azione, ma stavolta forse ne bastava un po' meno, anche se magari la stessa risulta divertente. 


Disegni 
Quello di Francesco Mortarino è un lavoro che può piacere o meno, ma certo non può essere tacciato di banalità. Intendete il tutto come un complimento. Personaggi iper-espressivi, talvolta quasi caricaturali e ipertrofici, tagli d'immagine presi dal cinema d'azione duro e puro, scene d'azione cariche d'adrenalina e spesso spiazzanti e il continuo gioco al limite con le proporzioni. In verità, per dire, ci piace.  

Insomma
Buona la prima parte. Presa separatamente è buona anche la seconda, solo che poi non si sposano tra loro come dovrebbero. Una lettura ugualmente piacevole.


lunedì 9 settembre 2013

Dampyr #162 - Il figlio di Joan. E un discorso generico di continuity


Io: "Toh che bella storia!Mica una di quelle che capitano tutti i giorni!"
L'altro "Al solito ci metti troppo entusiasmo. Di che parliamo? Della storia in se o della sviluppo della saga? Che guarda che son due cose diverse...."
Io: "Beh, in effetti hai ragione....parlavo comunque della storia per come si incastra nella continuity....voglio dire: c'è un altro Dampyr in giro per il mondo! Hai idea di quanti sviluppi può offrire questa soluzione? Non vedo l'ora già adesso!"
L'altro: "E ok. Va bene, negli anni, in futuro, ecc....ok, la serie è viva, lotta insieme a noi e ha ancora moltissimo da dire. Per i prossimi anni sono tranquillo. Ma vogliamo parlare della singola avventura? Che ti dirò, a livello narrativo a me è sembrata discreta e nulla più..."
Io: "Ma come?A costo di ripetermi: è carica di eventi e di azione, da una spinta enorme alla continuity e introduce una novità che va a minare direttamente le fondamenta della saga e preannuncia sviluppi pazzeschi nei prossimi anni. Che altro vuoi?Non  mi dirai che è un albo che si può tacciare come banale? Che guarda che non ti rivolgo più la parola-----"
L'altro: "Si ok....ma la storia in se a me è sembrata troppo compressa, infilata a forza in un abito troppo stretto e con tutta una serie di eventi messi in fila senza un collegamento diretto tra di loro. E pure le tante scene d'azione, per quanto ben pensate, non hanno quella carica di pathos che sarebbe lecito aspettarsi... "

Io: "Beh, insomma, magari in parte è anche vero. Ma non era un albo di passaggio come quello del mese scorso e sai bene che le esigenze di continuity limitano molto lo spazio di manovra. Inoltre Boselli ha anche il merito di aver chiamato in causa, in modo coerente, tutta una serie di personaggi che danno un respiro maggiore alla storia e te ne fanno capire l'importanza. Un cast enorme, difficile da gestire, ma che alla fine.... ".
L'altro: "ma non dico che ci siano forzature. Riconoscono l'abilità e la bravura dell'autore. Dico solo che forse ha voluto esagerare finendo per bloccare alcune potenzialità della trama. Che se ci pensi, con un po' più di spazio e di tempo poteva essere un albo fantastico tipo...che so.... ricordi "American Museum" o "Notte e nebbia"?

Io: "uhm...si ma li si arrivava al culmine di trame portate avanti da tempo, qui invece si da inizio a qualcosa destinato a durare. Diciamo che a me piace per i possibili sviluppi futuri e tu invece poni alcune critiche allo sviluppo della singola storia? Credo che le due cose siano compatibili.....e dei disegni che pensi?"
L'altro: "Oh beh....tua sai che io penso che Dampyr disponga di una "batteria" di artisti con pochi pari e che Michele Cropera di regola è una garanzia. Capirai che sono in imbarazzo a dire che stavolta i disegni non mi hanno convinto molto....anzi, a tratti mi sono sembrati un po'....affrettati? Imprecisi? Grossolani?
Io: "Anche se da metà albo in poi migliorano molto, dai! Prendi quella scena a pagina 64 e prova a dirmi che non ti è piaciuta e non ti rivolgo più la parola...però è vero...non il solito lavoro...è che ci ha abituato bene, che ci vuoi fare? Concludi tu il discorso?"

L'altro: "Si certo. Diciamo allora che è una storia importante di cui apprezziamo l'ambizione e l'impatto sulla saga, ma un po' meno, nello specifico, lo sviluppo delle trama...e che stavolta i disegni non sono al solito livello di eccellenza..."
Io: ".......e che ci asteniamo da darle un voto perchè andrà valutata nel corso dei prossimi anni. Vedi i pro e i contro delle serie regolari?"


Ah si... l'altro... 


venerdì 30 agosto 2013

Saguaro #16 - Il nido dell'aquila


A volte può capitare che anche un meccanismo perfettamente oliato non funzioni come si è soliti pensare e che una formula efficace e che ha dato ottimi risultati non si misceli alla solita maniera. Imprevisti del mestiere e rischi più che normali e comprensibili per un prodotto seriale. 

Ma! 
Ma essendo Enna un narratore attento e scrupoloso non stiamo certo parlando di un episodio di bassa qualità. Semmai di un episodio in qualche misura inferiore a quella a cui ci siamo abituati fin dalla prima uscita.
Un'albo che sta a metà tra la fine di un filone e la riapertura di un altro già accennato in passato, in cui Enna sente la necessità di chiudere con gli ultimi strascichi della lotta tra Saguaro e Noah Folsom e far tornare prepotentemente in scena un amico-nemico e la tematica dei nativi americani (che rappresenta uno dei temi di maggiore interesse della serie). 
Alla fine Enna riesce a combinare le sue esigenze tirando fuori una storia anche gradevole, ma senza andare davvero oltre la sufficienza. Necessità della continuity. Comprendiamo senza problemi e senza farne all'autore.


Perchè infatti... 
Il problema infatti sta tutto nella trama principale. L'indagine degli Affari Interni, i poliziotti corrotti e pronti a tutto per salvarsi dalla galera e tutto quello che di regola rappresenta la classica trama di un racconto poliziesco. Solo che è tutto un po' abbozzato, tutto un po' troppo facile e gli antagonisti sono degli sconosciuti mai visti prima (e a tratti pure sprovveduti, come dimostra il mancato omicidio dell'agente degli affari interni e la sparatoria durante il funerale....davvero, non ne azzeccano una!) e la cosa ovviamente toglie pepe alla trama e di fatto anestetizza da ogni sorpresa, oltre a dare anche un leggero senso di deja vu con alcune soluzioni riproposte troppo presto (leggi "tentativo di screditare Saguaro come agente"). 

Disegni 

Quarta prova di Siniscalchi su queste pagine e prima che non ti abbia convinto del tutto. Ovviamente non mi è facile valutare il suo lavoro, non essendo un artista che fa del realismo assoluto la sua bandiera, ma ciò non di meno ho trovato il lavoro meno accurato/convincente (forse vale solo il termine "convincente") che nelle occasioni precedenti, specie nelle prime pagine. Magari la storia di transizione non ha ispirato troppo neppure lui. Ma il discorso sul prodotto seriale vale anche per chi disegna, non solo per chi scrive. 

Insomma 
Discreto ma non buono e la valutazione risente di certo anche dell'effetto prodotto dai notevoli albi che lo hanno preceduto. 

Valutazione 
Soggetto: 6
Sceneggiatura: 6.5
Disegni: 6-

lunedì 12 agosto 2013

Long Wei #3 - Il pugno. Ma quanto è bella questa serie?


Terzo episodio e terza serie di saltelli festanti sulla tua seggiola. Che tra la fine della calura omicida e la lettura dell'albo è stato davvero un momento di piacere.
Che per farla semplice andiamo per schemi.
1- Cose che ti sono piaciute de "Il Pugno": TUTTO.
2- Cose che non ti sono piaciute: ....beh.... c'era un tizio che urlava dall'altra parte della strada mentre leggevo. Vale?

Storia
Al suo terzo capitolo anche Long Wei ha oramai acquisito un suo schema fisso e una sua "classicità", composta da un dinamismo molto accentuato, una serie di dialoghi mediamente brillanti e avanti anni luce rispetto agli equivalenti bonelliani e un perfetto bilanciamento (almeno fino ad ora) tra la saga complessiva e il singolo episodio che fa da colonna portante dell'albo. E aggiungerei che dopo i fuochi artificiali del primo episodio ora non c'è neppure più la necessità di strafare con i combattimenti. Semmai va fatto notare l'abilità con cui Cajelli e Ascari (tra l'altro!) riescono a dosare i fuochi d'artificio riuscendo come sempre a fare colpo con alcune trovate oggettivamente notevoli.
Discorso a parte per i personaggi. Detto che la famiglia "italiana" di Long Wei è ancora in fase di presentazione e per ora appare marginale possiamo invece dire che Vincenzo si conferma la classica spalla che aggiunge della variabili non indifferenti, mentre poco da dire (per ora) su Ilaria De Falco, che certo è tosta, certo è interessante, ma al momento è stata appena introdotta nella serie.


Tutta una citazione 
Non ho trovato una foto della copertina. E ho dovuto ricorrere alla pagina FB di Long Wei.
Già la cover dovrebbe esservi sufficiente. Ora io non sono un 35enne, ma a 27 anni conservo ugualmente tutta una serie di ricordi di quando da bambino per me andare "al mare" significava andare alle grandi sale giochi che trovavi solo a Lignano e Bibione. Ragione per cui tutte le citazioni dei picchiaduro sono per te come il miele per una mosca. Per di più che qui è tutta roba genuina.
Naturalmente di citazioni ce ne sono molte altre. I soliti immancabili riferimenti a Bruce Lee e a un paio di altri film (probabilmente "Snatch" , per la figura dello zingaro coinvolto nei combattimenti clandestini e il leggendario "Fight Club" per quanto riguarda le PRIME DUE REGOLE della bisca e poi altri ancora) che ovviamente contribuiscono a far ingrassare la scimmia che ti si è posata brutalmente sulla spalla.
Piccola domanda....è un caso che il cognato dello zingaro si chiami IBRA?

Disegni
Anche qui un lavoro a quattro mani che vede lavorare fianco a fianco Luca Bertelè e l'esordiente Patrick Macchi (alle matite).
Ora, prima di fare anche qui i soliti complimenti fermiamoci un attimo a dire una cosa. La prova è convincente sotto molti punti di vista salvo un piccolo neo. Le scene d'azione (nella specie il combattimento nella Tana delle Furie) sono un po' troppo statiche e risultano anche poco chiare .
Poi ovviamente la sequenza che va da pagina 86 a pagina 91 spazza via ogni critica.





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Concludendo 
Due indizi fanno un sospetto, ma tre fanno una prova. Long Wei si conferma una serie innovativa, divertente e spregiudicata. E diciamolo: la migliore sorpresa italiana del 2013. 


Altre recensioni 

sabato 20 luglio 2013

Long Wei 2 - L`Ombra

Toh....ho trovato il relitto di un pc di una era passata (tra le cose....per quanto ci provi non mi lascia scrivere
le lettere accentate....fate voi..) e che ti ricorda come la tecnologia abbia fatto passi da gigante...  ma andiamo avanti e parliamo di cose migliori va. Parliamo del secondo numero di Long Wei
E diciamolo pure che oramai fai il tifo per il successo di questa serie, senza se e senza ma. 


La storia
La storia di per se non si scosta molto da quanto visto lo scorso mese e questo lo dici nel senso migliore del termine. Infatti abbiamo un mix tra un ritmo altissimo, un sacco di azione che si incastra a meraviglia tra uno spezzone e l`altro e una trama fondamentalmente solida che riesce a tenerti li per tutto il tempo. E poi vorrei scrivere una nota a parte riguardo ai dialoghi. Verebbe da dire (e lo diciamo) che questi ultimi sono molto piu` apprezzabili che non nei corrispettivi bonelliani, segnale forse che lasciare una maggiore liberta` agli autori non sarebbe cosa malavagia.

Ma soprattutto
Su tutto pero` quello che più ti è piaciuto di questi primi due episodi è la capacità di sorprenderti. Vuoi con qualche battuta che di solito non trovi nei classici fumetti di casa nostra, vuoi con dei disegni che non rientrano certo nel già visto ed anzi. Vuoi anche che i personaggi, finora pochi ma buoni (buonissimi!), funzionano a meraviglia, interagiscono ancora meglio e sfuggono a qualsiasi banalità.



Disegni
Come si è già capito i disegni di Maconi ti sono piaciuti tantissimo e ti hanno fatto saltare contento sulla seggiola. Sia chiaro: non per la loro precisione, ma perché semplicemente sono i disegni giusti per la storia giusta...mica poco!



Insomma
Un episodio divertente, che aumenta la tua voglia di seguire la serie e in generale una trama generale che mette addosso una certa scimmia. Decisamente non la solita roba di tutti i giorni...



Ah...alla fine il post lo hai scritto con il cellulare... meglio, molto meglio!





P.S: chiedo scusa a Gianluca Maconi visto che per qualche giorno il suo nome è stato riportato in modo sbagliato.... perdonato?

mercoledì 26 giugno 2013

Agenzia Alfa #28



Tanti esordi e volti  nuovi. Cosa che fa sempre piacere senza dubbio, specie se si tratta di esordi positivi. Facciamo il punto. E vediamo perchè questo albo ti da l'idea di tante ottime idee bruciate frettolosamente con tuo grande rammarico. 

A) Trappola sul mare
Un'avventura in tono minore dove l'intento è quello di divertire tra scenette e personaggi tendenzialmente comici. Funziona tutto abbastanza bene, specie mano a mano che ci si avvicina al finale e quindi è difficile muovere qualche critica a Piani (che mancava da circa un anno se non erro). Poi è ovvio che se una storia del genere fosse pubblicata sulla serie regolare il parare sarebbe decisamente diverso, ma qui ci sta senza problemi (a dire il vero sarebbe andata bene anche per un numero di Legs). 
Quanto ai disegni hai sempre detto di avere un debole per Anna Lazzarini (i disegni...non pensate sempre male...). Non che la storia aiuti molto....difficile dare vita ad un capolavoro se devi disegnare due barche e sette personaggi in tutto. Però alla fine il tutto risulta comunque gradevole ed apprezzabile. Che sono complimenti del c...o, ma il senso lo avete capito. 


B) Uomo o macchina e tutto il resto
E qui comincia il festival delle idee bruciate laddove intendi "storie che potevano essere davvero belle". Un discorso generico: sono 4 storie scritte bene, cariche di ottime idee (specie "Uomo o macchina") e che, con più spazio e fiducia avrebbero potuto stare tranquillamente sulla serie regolare o anche nello speciale di fine anno ("Il bersaglio"). Per qualche motivo, che speri essere l'abbondanza di idee, sono state compresse in 40-50 pagine e quindi ne sono uscite pesantemente depotenziate. Gradevoli, ma solo questo. Non è una cattiva critica, vi pare?
Per il resto ti è piaciuto molto il lavoro di Boccanfuso, che ti ha riportato alla mente una notevole quantità di disegnatori storicamente legati a Nathan Never, mentre ti ha convinto un po' meno Zoni che ti è parso un po' discontinuo. Della Arduini non dico nulla, ma solo perchè il suo tratto non piace. Ed è una questione NON oggettiva. Però, oh, io sono un lettore puro e semplice, mica un critico d'arte.  

C) Due contro tutti
La storia che ti è piaciuta di più senza dubbio. Ma perchè non è stata inserita nella serie regolare dove si sarebbe potuto approfondire meglio il rapporto tra Elania e Nathan (cosa che ha avuto il suo inizio nella Guerra dei Mondi)? Vabbè vale i discorso di cui sopra. 
In realtà volevi solo parlare delle tavole di Alessia Martusciello. Che devo dire? Ecco, a parte averti ricordato moltissimo il primo Cascioli (per te la cosa è un complimento) devi anche dire che speri di vederla a breve su qualche storia molto più lunga...tipo una di 3-4 albi, che tanto di sicuro sarà un successo. Si si, è un benvenuto molto caloroso. 


Insomma
Un Agenzia Alfa ricco di buone storie dove però manca l'acuto. E che quindi ti lascia un certo rammarico. Se non altro, però, è segno che ci sono molte ottime idee in circolo. 


lunedì 17 giugno 2013

Le Storie #9. Mexican Standoff


Una Storia (S maiuscola per necessità) che ti lascia la sensazione, molto gradevole per essere subito chiari, che Diego Cajelli si sia divertito parecchio. A fare cosa? Beh, tutto. A scriverla, a spiazzare i lettori (per fortuna dei lettori stessi) e anche, e la cosa ci sta tutta, a prenderli un po' in giro. 
Che se non si fosse capito a te questa Storia è piaciuta parecchio. E visto il finale ti lascia sperare che ci saranno dei seguiti.

Guarda il titolo, non la copertina! 
Perchè a vedere la solita splendida copertina di Aldo Di Gennaro uno subito parte a pensare agli alieni e ai rapimenti e alla solita storia vista e rivista. Ma come ha detto nel suo blog lo stesso Cajelli  questa è una storia post-ufologia. Dove lo spoiler non sta nella cover ma nel titolo. 
Una storia carica di citazioni, stracolma d'azione e con un ritmo serrato che ti ha fatto pensare ad una sceneggiatura mancata per un action movie di successo più che a un fumetto. E chiarisco che la cosa rappresenta un complimento. Tanto per... 

Kane & Lynch contro gli alieni e la malavita. 
La cosa che proprio ti ha fatto saltare felice come un bimbo è che nulla va come ti aspetteresti. Non c'è un solo sviluppo che sia prevedibile ne una sola scena che sia telefonata. E pure la soluzione al mistero alla fine risulta sorprendente e spiazzante. 
Nota a parte per i due personaggi principali: Reyes e Cipriano scalciano talmente i culi che vorresti una serie dedicata solo a loro due.                    
Unica pecca di quest'albo è, a conti fatti, il finale troppo veloce. Non che a livello di ritmo non sia coerente con il resto dell'albo. Semplicemente, condensato in così poche pagine, finisce per essere un po' troppo caotico. Ma è una goccia nel mare. 


Disegni
E si era anche parlato dei disegni di Matteo Cremona. Cosa più che giusta vista la qualità altissima degli stessi. E soprattutto perchè ci sono storie che, come in questo caso, non riusciresti a immaginare con dei disegni diversi. 

Quindi... 
Una bella Storia che non cerca di essere un capolavoro, ma semplicemente (si fa per dire) di essere divertente. E ci riesce. Eccome se ci riesce! 

Valutazione
Soggetto: 7
Sceneggiatura: 7.5
Disegni: 8





mercoledì 12 giugno 2013

Dragonero #1 - Il sangue del drago. Finalmente il fantasy!


Dovrebbe essere la seconda recensione di giornata (la prima era questa), ma in realtà non è del tutto vero. Anche perchè non puoi recensire una storia che non si è ancora conclusa (e che se non erro coprirà i prossimi due albi). E infatti della storia vera e propria torniamo a parlare quando ne avrò letto la fine. Però dei disegni parliamo eccome... un attimo solo però. 

E allora di che parliamo? 
Ma di fantasy ovvio! Perchè una delle cose che ti incuriosivano era cercare di capire che tipo di fantasy sarebbe stata questa serie. E qui serve fare una premessa. Per un prodotto seriale a cui auguri minimo minimo 30 anni di vita (ma proprio se i due autori ad un certo punto decidono di mollare tutto perchè hanno vinto al superenalotto) è facile immaginare che non esista nulla di rigido e predefinito. Ma intanto azzardiamo un'ipotesi.
Partiamo dicendo che esistono una miriade di genere fantasy. Si va da quello "realista" che lascia poco all'immaginario fantastico e si rifà alle cronache cavalleresche.
tipo le Cronache del Ghiaccio e del fuoco... 
O il fantasy velato di mitologia e che ruoto attorno al confronto titanico tra bene e male 
....come ad esempio l'immenso ciclo de "La Ruota del Tempo" che si basa sul confronto tra la Luce e la Tenebra (per farla semplice semplice). 
E ancora troviamo il fantasy supereroistico (ad esempio l'immenso Elric di Melnibonè) o il fantasy classico (Il Signore degli anelli, il Ciclo dei Drenai, i cicli di Shannara e via dicendo).

E infine da qualche anno ci sono i  fantasy che sono tutto questo e quindi qualcosa di completamente diverso, come ad esempio lo stratosferico ed immenso ciclo dei Malazan (il tuo preferito di sempre)... 
e con i personaggi più fighi mai realizzati... 
...ossia saghe nelle quali la divisione tra bene e male non esiste e nel quale tutto ha una doppia chiave di lettura. 

Ecco a naso questo primo numero di Dragonero ti ha dato questa idea, ossia di essere un fantasy di questo tipo (mentre il Romanzo a fumetti era molto più classico per dire). Ci sono regni ed imperi ma nessuno rappresenta a priori il bene o il male e ci sono tanti personaggi classici (Orchi ed Elfi) che però non seguono i soliti schemi (e infatti gli Orchi sono vittime di un eccidio e non sono nemici giurati di ogni forma di vita). E anche la storia non sembra la classica vecchia storia. Infatti al centro di tutto c'è un indagine il cui scopo è garantire la sicurezza di una nazione. Non dei popoli, ma della nazione. Decisamente un fantasy moderno. E che ti stuzzica davvero molto. 

E i disegni? 
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Si lo so! Matteoni è l'ideatore grafico della serie e quindi è per forza di cose a suo agio. Però qui siamo ben oltre la normalità e abbondantemente all'interno del territorio dell'eccellenza.
Ambientazione, personaggi e e dinamicità ti permettono già di dire che è un lavoro straordinario. 

Ma per il resto ci vediamo tra un paio di mesi... 




Long Wei #1- Il Drago (e la scimmia che salta in attesa del secondo numero!)


Oggi vi toccano le recensioni due numeri uno. Che a pensarci bene non so se mi era mai capitato di iniziare a leggere due nuove serie lo stesso giorno...c'è sempre una prima volta... 

Nota all'edicolante 
Poi se magari fosse possibile trovare, che ne so, due copie per ogni albo (metti caso che non sia sempre il primo che arriva in edicola...) sarebbe anche una cosa buona. Sapete com'è...non è che gli edicolanti fanno male il loro lavoro. Solo che sono timidi e non vogliono troppi clienti fissi. Vaffan... 
E su questo discorso delle edicole ha detto tutto RRobe sul suo blog . Quindi via, rapidi e cominciate a rompere le balle che fate solo bene. 

Ma l'albo?
Si giusto...che mi stavo perdendo. La miniserie ti ha attirato per due ragioni: gli autori. Che te è un pezzo che vai in giro cianciando del fatto che una serie (o nel caso una mini-serie) a Cajelli la dovevano affidare quanto prima. Ah...principalmente conosco Cajelli per il suo lavoro su Dampyr. 

Si si...ma la storia!
Ok, basta divagare. La storia di questo primo albo è fantastica e ti ha fatto venire una voglia indicibile di leggere il prossimo numero. Diciamo che ti è sembrata una versione moderna e con il ritmo sparato a mille de "L'urlo di Chen terrorizza l'occidente" (senza tutti i romani di colore scuro che spacciano per fortuna). E dove l'autore ti è sembrato libero di dare il massimo senza i vincoli tipici della produzione bonelliana. Dove per "vincoli" leggi "dialoghi poco realistici" e "spiegoni". Insomma: un prodotto fresco, moderno e che mancava. E che quindi ti ha fatto fare i salti di gioia ad ogni pagina. 

Bene! E i disegni? 

Luca Genovese è un uomo in fuga solitaria. Che ti spara li delle pagine della madonna e poi ti guarda con occhio di chi ne sa. E quando si tratta di mettere in scena gli spettacolari combattimenti di cui l'albo è pieno ti fa anche partire la ola solitaria. Che se le edicole mettessero a  disposizione due albi magari avresti anche compagnia.

Valutazione
Ah giusto! Di solito metti anche un voto..... ma no dai, stavolta lasciamo stare i numeri e diciamo solo questo: è una serie coraggiosa, innovativa ed entusiasmante. Che per la nota presenta anche un eroe diverso dal solito e per questo attualissimo: un immigrato. Poi uno dice che i fumetti devono stare al passo coi tempi. Magari dovrebbero farlo anche gli altri mezzi di intrattenimento però.

P.S: si lo so, lo so. La copertina è fantastica.


mercoledì 8 maggio 2013

Dampyr #158 - Serata al Grand Guignol (cioè, alla faccia!)

Tanto per non lasciare adito a dubbi dirai subito che questa storia è una delle più belle che hai letto in questa primi 4-5 mesi del 2013. Una storia fantastica, perfetta in tutte le sue parti e senza la benchè minima sbavatura....per non parlare dei disegni.

P.S: causa fretta la rece potrebbe non essere scritta in un italiano perfetto...magari verso sera ci rimetto mano

Teatro, metateatro e horror
Tra le cose che ti sono piaciute e che ti hanno colpito particolarmente c'è senza dubbio l'uso del teatro e di ciò esso comporta. 
Ben lungi dall'essere un mero espediente narrativo e anzi utilizzato in tutta la sua potenza espressiva (sempre, ovviamente, nei limiti di tempo e spazio concessi dalla trama) non si può non notare l'abilità con cui Boselli abbia sfumato e a tratti cancellato la distanza tra la realtà e la finzione scenica e come questo sia, a conti fatti, il vero motore che muove la trama. 
Una distanza che va man mano svanendo fino a fondersi alla vita reale dei personaggi senza che gli stessi sembrino rendersene conto. Primi tra tutti a farne le spese sono, oltre agli attori del Gran Guignol, gli stessi spettatori, a loro volta attori inconsapevoli. Il colpo da maestro infatti è il ribaltamento finale delle parti con la rottura della finzione scenica, dove l'orrore reale che si scatena sul palco finisce per colpire il pubblico. 
In tutto questo c'è una cosa che hai trovato geniale per la sua naturalezza: il fatto che non si esca mai dalla recitazione teatrale. Inconsapevole, certo, e a beneficio di due livelli di pubblico: quello mostruoso della storia, e il lettore. Lettore che però non se ne rende conto immediatamente, ma alla fine è parte in causa nel complesso gioco della parti

Un' altra piccola cosa: l'autore si è divertito a prendere in giro i luoghi comuni del film e della narrazioni horror e anche, probabilmente, le classiche critiche che vengono spesso mosse dai lettori di fumetti. Anzi: di questo specifico fumetto. Vedi il dialogo telefonico tra Harlan e Kurjak a pagina 50-51, dove si ironizza al tempo stesso sulla tipica complessità dei piani dei "cattivi" (si lo so, una pallottola sarebbe stata più pulita ...ma lui è un mago malvagio, non un killer!) e il successivo scambio di battute tra lo stesso Harlan e Angèlique in tema di eroine da film horror. In un altro caso sarebbero state delle forzature. Qui invece sono l'equivalente del metateatro e quindi funzionano perfettamente. 

Disegni
Ma che artista è Alessio Fortunato??? Una prestazione stratosferica, che solo in parte si spiega con il suo coinvolgimento emotivo (ve lo spiega lui nella presentazione dell'albo). Infatti la cosa più riuscita non sono le ambientazioni e gli interni del teatro, quanto i suoi personaggi che vivono di vita propria e la resa, impeccabile, della atmosfere. 
Un lavoro di livello superiore.....e si Angèlique è venuta su molto bene... 

Valutazione
Soggetto: 9
Sceneggiatura: 9
Disegni: 9 (e anche qualcosina di più...)





martedì 30 aprile 2013

Istantanea. A giungo arriva Dragonero!

Esce l'11 giugno (e mi pare esattamente nel periodo pronosticato dagli autori...mi pare). E basta. Che tanto non ho altro da dire, era solo per darvi la notizia. Che era da un po' che aspettavo...




Per la nota mi pare che ci sia una certa apprezzabilissima libertà rispetto alla classica griglia bonelliana. Ma anche qui: MI PARE.

lunedì 29 aprile 2013

Saguaro #12. Uccidete il testimone

Di solito le recensioni di Saguaro, finora (se non ricordo male...) tutte positive, avevano sempre un sottinteso.  Ossia: belle storie, scritte davvero bene, ma che ti davano sempre l'impressione di poter dare di più. C'è sempre da ricordare che è una serie arrivata al suo primo anno di vita e che prima di far scoppiare i fuochi d'artificio c'era da preparare il terreno. Ecco...il terreno ora, pare di capire, è pronto. Altroché se è pronto!

Kiss Kiss Bang Bang (ma non ha nulla a che vedere con il film)
Magari i puristi della trama e dell'avventura avranno da ridire (non fatelo...) sul fatto che fondamentalmente si tratti di una semplice fuga a bordo di un treno con una singola sparatoria e  fondamentalmente non troppa azione (semmai poche sequenze molto dettagliate). Ok. Ora invece provate a pensare al fatto che tutto quello che avete letto è perfettamente funzionale, totalmente coerente e anche molto credibile. Non è forse credibile la ragione per cui il trasporto del testimone fallisce e tocca improvvisare un piano d'emergenza? Non è forse credibile che il protagonista costretto ad improvvisare in una situazione di emergenza possa sbagliare? Ecco, per me è tutto perfetto. Poi ognuno pensa come meglio crede, ci mancherebbe.

Quelle simpatiche canaglie 
Ci sono storie che funzionano grazie anche ai personaggi occasionali. E questa è (tra le cose) una di quelle. Due personaggi creati all'uopo (o anche no....) che alla fine, pur senza strafare, lasciano il segno nella trama e nella memoria del lettore. Senza fare nulla di originale o di incredibile e senza godere di uno spazio particolare. È che quando uno sa scrivere di regola non ha bisogno di strafare per convincerti.

La saga
E alla fine, passo passo con la dovuta (e saggia) calma, senza svelare mai più del necessario, la trama generale della serie avanza. Tassello dopo tassello pare di intravedere la "conclusione" della prima stagione. E dico stagione perché il ritmo è davvero quello di una serie tv moderna. Oh, che altro? Niente...mi limito a fare i miei sinceri complimenti a Bruno Enna! 

Valutazione
Soggetto: 7.5
Sceneggiatura: 8.5
Disegni: 7

P.S: non concorrono alla valutazione, ma le copertine di Furnò sono sempre un piacere :-)



venerdì 19 aprile 2013

Nathan Never #263. Lo spettro del futuro (no ma...davvero?)

Antefatto: poi oggi pomeriggio se trovo il coraggio vado avanti con la terza serie di Spartacus.....dovrei farcela...
fa caldo...una bella copertina con una scorza di limone dentro grazie...
Spaventato a morte da un copertina di rara e innegabile bruttezza colorata a quel modo per far scappare a gambe levate tutti i lettori occasionali...e dicevo? Ha si che ho letto da circa 10 minuti questo ultimo numero di Nathan Never. Si badi bene....ero ancora molto soddisfatto dall'ottima storia del mese scorso e quindi ero tendente alla generosità. Ero. Poi le cose cambiano...

1) Partiamo da "Lo spetto del futuro", la prima e più breve delle due storie contenute nell'albo. 
Ecco, esattamente di cosa dovremmo parlare? Cosa dovrebbe dire ad un lettore questa mezza storia che non è una storia ma una chiacchierata da bar tra un uomo e un robot di vecchia conoscenza che ha deciso di UBRIACARSI? 
Perchè se è vero che una riflessione sui futuri possibili dell'umanità, tra quello che la fantascienza ha sognato e quello che è stato realmente (realmente= mondo pur sempre fantascienzo dei Nathan ma con chiari riferimenti a quello vero) può essere interessante è anche vero che non lo è in questa sede. Non lo è perchè alla fine è una discussione fine a se stessa che non serve a nulla se non ad allungare un po' il brodo (anche se quella battuta sui primi tre episodi di Star Wars mi ha fatto tirare un LOL non indifferente) 

Restano i disegni di Giardo che comunque sono ottimi e su cui non si discute.

Peraltro Trantor me lo immagino più così.... 
ecco...me lo vedo più così... 
2) "Il ritorno di Omega" invece è una storia che poteva essere anche bella. Poteva.
Perché all'inizio funziona tutto bene. Niente perdite di tempo, niente retorica e azione a ritmo serrato. Che ogni tanto fa anche piacere, specie dopo 36 pagine di chiacchiere da bar. Anzi...per un po' Omega sembra perfino un personaggio interessante, a patto di dimenticarsi che è un robot psicopatico. A tratti. Poi arrivano, nell'ordine:
1) la tiritera francamente fastidiosa con cui Serra risponde alle critiche mosse dai fans relativamente a un personaggio per nulla credibile come Omega...risposta che consiste in un enorme "chissene", salvo poi cambiare completamente aspetto e caratterizzazione al personaggio...
2) il finale, con quella sequenza fatta di passaggi burocratici e di scambi di battute da telefilm tedesco del sabato pomeriggio dove ti casca il palco. Perchè passi che per l'ennesima volta gli agenti Alfa (tutti) fanno la figura dei peracottari e che Betty viene tirata fuori dal cilindro solo quando proprio serve, ma anche Darver che diventa un cretino impedito proprio no.....e il discorso di fine anno da presidente della repubblica...beh, dio, si poteva fare meglio.... 

Anche qui i disegni sono molto buoni. A tal proposito faccio i miei più vivi complimenti a Stefano Martino che tra un albo e l'altro da sempre l'impressione di essere in via di costante miglioramento. 

Insomma. Dell'albo ci restano solo i disegni.... 

Valutazione
Soggetto: boh? (la prima), 5 (la seconda)
Sceneggiatura: boh? (la prima), (la seconda)
Disegni: 7.5 (Giardo) e 7.5 (Martino) 






venerdì 5 aprile 2013

Dampyr #157. La furia di Thorke

E quindi cala il sipario su un nemico che per anni ha tormentato Harlan. Anzi: sul peggiore dei suoi nemici. Finale che non sorprende poi molto visto che solo pochi mesi fa si era chiusa anche la storia di Lisa, ma che certamente poteva essere nettamente migliore....

Storia
Onestamente le prime 35 pagine sono l'equivalente di un sedativo. Ma per cavalli. L'inizio è lento, verboso, carico di riassunti francamente insopportabili (in pratica ci viene fatto un riassunto dettagliato della vita di ogni personaggio....grazie, ma facevamo da soli..) e di secchiate d'acqua per allungare il brodo. Poi, all'improvviso diventa interessante. Basta un viaggio nella Dimensione Nera per ridestare il lettore oramai prossimo alla frustrazione. Da li in avanti la storia si fa rapida e piacevole. Ma solo fino ad un certo punto.
La cosa che proprio non mi è piaciuta è l'idea di coniugare nello stesso albo la caduta di Thorke e l'inizio della rivoluzione nella Dimensione Nera. A rimetterci è il Dio Cannibale che muore in una scena marginale, priva di quel pathos che sarebbe dovuto spettare di diritto a un personaggio che da oltre 10 anni rappresentava la nemesi del protagonista. Insomma il paradosso di una morte in tono minore per un nemico di caratura superiore. Va da se che questo ha comportato anche un allungamento eccessivo del finale, che di per se è stato abbastanza mediocre.

Disegni
Per fortuna che c'è Nicola Genzianella. Una prova straordinaria che trasmette alla perfezione le atmosfere da incubo della Dimensione Nera e l'aura demoniaca di Thorke. Anzi: molto spesso sono le sue tavole ad appassionare laddove la storia lascia abbastanza delusi...

Insomma
Per farla breve diciamo che questo albo rappresenta l'apoteosi delle occasioni perse e raffigura alla perfezione la fase di stanca che la serie sta attraversando da un bel po' di tempo.....

Valutazione
Soggetto: 5
Sceneggiatura: 5
Disegni: 8.5






mercoledì 20 marzo 2013

Intanto Magico Vento è tornato in edicola.....evvai!

Ed era pure da un pezzo che aspettavo questo giorno! Al punto che da quando eri venuto a conoscenza dell'imminente ristampa hai smesso di recuperare gli arretrati in bianco e nero della Bonelli.
Quanto all'edizione: copertina in compensato delle spessore di circa 4 cm (si esagera ma fino ad un certo punto) e come noterete leggermente da diversa da quella originale che, per chi non ricordasse era questa:
Naturalmente c'è anche una lunga introduzione dello stesso Manfredi. E si, lo so....volete sapere com'è la colorazione.... ecco...diciamo che è difficile da dire. Nel senso che Fort Ghost era una storia fortemente orrorifica, il che significa che era dominata dalla atmosfere cupe e oscure. A prima vista sembra fatto con il secchiello del paint. Ma magari è meglio aspettare storie più "luminose". 
E, oh, comunque è la ristampa di Magico Vento, che avete da rompere le balle??? 

lunedì 18 marzo 2013

Le Storie #6. Ritorno a Berlino

Una Storia di cui apprezzo l'idea e il tentativo, ma meno il risultato finale. "Colpa" (virgolette d'obbligo, che alle cose va data la giusta dimensione) dell'autore? Anche no a dire il vero....anzi: forse è tutto dovuto ad un eccesso di ambizione.

La trama
Si tratta di una classica storia che affonda le sue radici nei plot tipici dei thriller spionistici . 
Abbiamo, nell'ordine, un circolo segreto infiltratosi a tutti i livelli dei settori politici ed economici e che ovviamente è disposto a tutto pur di mantenere il segreto sulla propria esistenza, un ex sicario in cerca di redenzione, un ragazzo perseguitato da un passato che non ricorda e una giovane procuratrice che cerca di fare il proprio lavoro pur tra tanti ostacoli. 
Di per se ci sarebbe tutto per tirarne fuori una bellissima mini-serie. Appunto, una miniserie (magari in 6 numeri) e non un singolo albo nel quale, come è facilmente intuibile  i tanti risvolti della trama vengono compressi in maniera eccessiva. 
Alla fine, infatti, ci troviamo a non aver capito davvero nulla di Osiride 2 (e la spiegazione appare fin troppo sbrigativa), non proviamo alcuna particolare simpatia ne per il protagonista, ne per la procuratrice e restiamo dispiaciuti di non aver conosciuto meglio il vecchio sicario, di gran lunga la figura più interessante della storia. 
Insomma....peccato! 

Disegni
Ai disegni Morales e De Cubellis il loro lo fanno appieno. Magari preferisco, a livello personale, un tratto più dettagliato, ma ad essere sinceri non mi pare si possano muovere critiche particolari al lavoro dei due autori.

Valutazione
Soggetto: 6.5
Sceneggiatura: 6
Disegni: 7