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lunedì 28 maggio 2012

Spider Island. Ossia la tua illeggibile ragno-saga di quartiere.

Di Spider Island abbiamo già parlato qui e qui. Vale la pena di dare l'estrema unzione a questa fesseria di saga in modo da impedire a qualunque sprovveduto di commettere il grave errore di leggere questi 6 albi.

Storia
Cominciando dalla storia diciamo subito che alla fine è una cagata pazzesca (cit.). Non è per cattiveria. Si possono digerire tante cose. Tipo Peter Parker che si da al kung-fu perchè non ha più il senso di ragno....Ma è difficile tollerare una trama che va avanti un po' a caso. Che pare che Dan Slott abbia scritto il tutto tra una pausa caffè e l'altra. Tipo "che ci metto qua?", "mah, si dai facciamo un Re Ragno...che non serve ma fa bello".

E infatti, volendo essere seri, i protagonisti della storia si muovono senza alcun filo logico. Si comincia da Peter che si muove a caso per tutto il tempo, travolto dagli eventi, certo, ma anche completamente privo di uno straccio di idea. Che l'eroe appaia per tutto il tempo come un imbecille è una cosa grave di per se, resa qui ancora più grave dal fatto che manca completamente di personalità. Per la nota le 4 battute in croce che recita servono solo a dare un contentino ai fans. Nulla di più.
L'uso dei nemici è, se possibile, ancora peggio. Dello Sciacallo abbiamo già detto, ma vale la pena di ricordare che appare come una simpatica macchietta che nulla ha della psicotica grandezza che lo ha caratterizzato nel corso degli anni. Non bastasse qui fa il paggetto di corte. Di Kaine meglio quasi non parlare: orrendo l'uso che se ne è fatto all'inizio (abbastanza da darsi all'alcolismo per dimenticare), peggio ancora il tentativo di rattoppo apportato alla fine. Clone di Peter in tutto e per tutto, tanto da essere affetto dalla sua stessa mediocrità per tutta la storia. Infine Adriana Soria, anzi aspettate....
...quella tettona di Adriana Soria, che come nemico non mi ha mai convinto e di cui non sentivo assolutamente la mancanza, che mette in piedi un piano che alla fine ti viene da dire "eh vabbè allora....".

La cosa più triste è l'uso che viene fatto dei Vendicatori. Picchiano per tutto il tempo (e questo va benissimo), ma non servono assolutamente a nulla (e questo è male) e alla fine sono del tutto superflui e decorativi (e questo te le fa girare a mille...). 

Quindi: personaggi scialbi, una trama tirata per i capelli, vecchi nemici resi ridicoli e un senso di pressappochismo diffuso. Peggio non si poteva...  

Disegni
Non sono un fan di Humberto Ramos. Ma qui, oggettivamente, la prova è stata davvero mediocre. Fisionomie abbozzate, visi squadrati, scene d'azione incomprensibili, anatomia dimenticata e tanta, tantissima confusione.
(Tipo....no dico: guardate la mascella di Mary Jane!)

(o le orrende fattezze del volto di J.Jonah nostro...)

Prova negativa su tutti i fronti, fatto però salvo il 4° capitolo disegnato decentemente (il che rende tutto il più irritante dando la consapevolezza che la prova poteva essere di ben altro livello). A farti girare ancora di più le palle c'è il fatto che il prologo e l'epilogo sono stati disegnati da Stefano Caselli. Che ha fatto, invece, ben altro lavoro.
(oh si, molto meglio!)

(ma davvero...)

Avesse disegnato lui tutta la saga avrei senza dubbio avuto qualcosa da salvare. 

Voto. 
Di regola do un voto chiaro solo agli albi prodotti in Italia. Ma ci tengo a far sapere cosa penso di questa fastidiosa sarabanda. Quindi un bel 4 a Spider Island non glielo leva nessuno. 


venerdì 30 marzo 2012

Spider Island 3 e Ultimate Comics: Spider-Men #14

Doppia (breve) recensione di Spider-man. Giusto per non perdere l'abitudine alla scrittura. Due storie diverse per due universi diversi. E due risultati totalmente opposti.

Intanto partiamo dal 3° episodio di Spider Island. Della saga in questione ho già avuto modo di parlare (limitatamente ai primi due capitoli) qui.
Il terzo episodio non si discosta molto, per qualità dell'intreccio e stile narrativo, a quanto detto in precedenza. Che si tratti di una storia ideata per un pubblico di sedicenni alle prime armi è abbastanza lampante. E si spera sia così, altrimenti è difficile trovare altre giustificazioni al risultato che abbiamo sotto gli occhi.
Preso atto di ciò si può cominciare a godersi (a patto di non avere troppe pretese) il tutto. Un mix di scazzottate, umorismo e qualche luogo comune sulla pazzia di New York e dei suoi abitanti. O per dirla in altro modo: tanto baccano e poca sostanza, ma alla fine il risultato è abbastanza divertente e, volendo essere di mancia larga, coinvolgente.
Una simpatica e allegra sarabanda insomma. Anche se è difficile non provare un certo fastidio di fronte al  fatto che finora non ci sia stato un solo newyorchese che abbia provato un qualche tipo di choc di fronte alla scoperta di poteri ragneschi (che vale come esempio per indicare la piattezza della dimensione psicologica che sta dietro alla storia). Comincia a essere pesante anche il fatto che il piano dello Sciacallo (che è ben lungi dalla delirante grandezza raggiunta in passato) non si ancora nulla più di un abbozzo. E a metà della storia sarebbe bello capire il senso di quello che finora è un'accozzaglia di simpatiche situazioni di ordinaria follia.
Quanto ai disegni di Ramos poco da aggiungere anche qui. Dico che semplicemente non mi piacciono. Sarà per colpa di una storia che si prende poco sul serio e rende superfluo un lavoro dettagliato. Sarà. Sta di fatto che la definizione dei particolari è quasi del tutto assente. Non un granchè insomma. 
N.B: nell'albo in questione (Spider-men #578) si trova una storia del tutto trascurabile dedicata a Hobgoblin. O meglio a quella parodia vivente dell' Hobgoblin attuale e alla sua ossessione per Norah Winters. Nulla di che. Meglio "The deadly hands of kung fu", dedicata a Shang Chi.



Di ben altra pasta l'esordio del nuovo Spider-men dell'universo Ultimate. Dopo la morte di Peter Parker (in una storia francamente mediocre) attendevo con curiosità l'arrivo del nuovo arrampicamuri. Che in America ha fatto notizia per il fatto di essere nero. Qui andiamo oltre, che è meglio.
La storia mi è piaciuta e anche molto, sebbene ovviamente si tratti solo di un prologo. Difficile non ammirare la scelta coraggiosa operata da Bendis che in un colpo solo rivoluziona completamente il personaggio. Miles Morales infatti è di diversa estrazione sociale, diverso contesto familiare, differente età e vita personale incomparabile a quella del suo predecessore. Inoltre l'autore con un colpo solo elimina lo storico cast di supporto (ad esempio sono sparite zia May e Gwen Stacy, ma non solo), aprendo a nuovi personaggi (lo zio che fa il ladro, l'amico nerd e sovrappeso e via scorrendo)
Un personaggio quindi radicalmente diverso e che permette quindi di sviluppare delle story-line finora impossibili.
Al tutto va aggiunta l'eccellente performance ai pennelli di Sara Pichelli. Ogni personaggio è perfettamente convincente, così come ogni situazione è curata nel dettaglio. Brava davvero.
E ora attendiamo il seguito.